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Portale storico della Camera dei deputati

Presidenti

Antonio Casertano

Nato a Capua (Napoli) il 20 dicembre 1863
Deceduto a Napoli il 13 dicembre 1939
Sindaco di Capua (Caserta)

Biografia

Nasce a Capua il 20 dicembre 1863. Compiuti gli studi classici nella città natale, e a Maddaloni, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Napoli, dove si laurea nel 1884.
Intraprende la carriera forense, tuttavia non abbandona lo studio del diritto amministrativo, dedicandosi in particolare ai problemi connessi alla materia elettorale. Ben presto acquisisce in questo campo grande competenza, della quale rendono testimonianza numerose pubblicazioni comparse negli anni tra la fine del secolo e la vigilia della prima guerra mondiale.
Negli stessi anni è eletto più volte sindaco di Capua e consigliere provinciale, mostrando attenzione alla difficile realtà socio-politica del territorio e caratterizzando la propria attività politica in senso liberal-democratico.
Allo scoppio della guerra è schierato nel campo interventista, tuttavia si tiene lontano dagli eccessi nazionalistici, interpretando l'intervento dell'Italia in guerra come compimento definitivo del lungo processo risorgimentale. Entrambi i figli di Casertano, Massimo e Renato, partecipano al conflitto: Renato viene ferito, mentre il 27 maggio 1917 Massimo, tenente dei bersaglieri, cade sul Monte Santo.
All'indomani della conclusione della guerra Casertano passa dalla scena politica locale a quella nazionale. Candidato nelle liste della Democrazia sociale nel novembre del 1919 per il collegio di Terra di lavoro ed eletto deputato, si iscrive al gruppo radicale. Alla Camera, nel 1920, è relatore della riforma elettorale amministrativa. Rieletto deputato nel 1921, l'anno seguente presenta un progetto di legge diretto a trasformare il Senato vitalizio di nomina regia in un'assemblea parlamentare elettiva composta da 300 membri, 250 dei quali eletti a base regionale e 50 di nomina parlamentare. Il progetto decade.
In quella XXI legislatura Casertano è presidente della Commissione di inchiesta sulle terre liberate, membro della Commissione incaricata di esaminare la concessione del voto amministrativo alle donne, commissario di vigilanza sulla Cassa depositi e prestiti e membro, tra l'altro, delle Commissioni per la riforma giudiziaria.
Caduto il Governo Bonomi per il voto favorevole a un emendamento fortemente critico dell'Esecutivo proposto dallo stesso Casertano all'ordine del giorno presentato dal socialriformista Celli, è nominato Sottosegretario agli interni nel I Ministero Facta (26 febbraio 1922-1° agosto 1922).
Rimane in carica fino alla caduta del governo, ma viene escluso dal II Ministero Facta per la dichiarata simpatia nei confronti di Mussolini, ciò che determina il veto di popolari e socialisti ad una sua riconferma.
Dopo la marcia su Roma, ha frequenti contatti con il Governo e, in qualità di presidente della Commissione interni della Camera, studia una nuova riforma elettorale che limiti il peso del proporzionalismo grazie alla reintroduzione del principio maggioritario. In questo quadro Casertano assicura a Mussolini il proprio appoggio al progetto di legge Acerbo, che approda in Aula il 9 giugno 1923. Nella commissione nominata per esaminare il progetto, presieduta da Giolitti, egli si batte con successo per mantenere inalterate le linee guida della riforma; quindi, in Aula, si adopera per favorirne l'approvazione. Nel frattempo cerca di organizzare una larga coalizione di deputati meridionali favorevoli al Governo Mussolini.
Eletto nel 1924 alla Camera nel "listone" nazionale, assume la presidenza della Giunta delle elezioni e in questa veste propone la convalida della quasi totalità dei risultati, nonostante le proteste dell'amendoliano Enrico Presutti e di Giacomo Matteotti. Il 30 maggio 1924, al temine del discorso col quale Matteotti denuncia brogli e violenze e propone di invalidare le elezioni, Casertano chiede alla Camera di respingere la proposta del deputato socialista.
Il 13 gennaio 1925 è eletto Presidente della Camera dei deputati in sostituzione di Alfredo Rocco, chiamato a far parte del Governo. Ormai integralmente fascista e deciso fautore del corporativismo, promuove il restauro dell'Aula di Montecitorio e cura la redazione del nuovo Regolamento della Camera, caratterizzato dall'introduzione del divieto dell'ostruzionismo parlamentare, dalla riduzione del tempo concesso ai dibattiti, dalla preminenza del potere esecutivo.
Cessa dalla carica il 21 gennaio 1929, quando viene nominato senatore.
Lontano ormai dalla scena politica, muore a Napoli il 13 dicembre 1938.

XXVII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 14 gennaio 1925

Il 5 gennaio 1925 il Presidente della Camera Alfredo Rocco è nominato Ministro della giustizia e degli affari di culto. Nella seduta del 13 gennaio la Camera elegge Antonio Casertano alla Presidenza, con 239 voti su 285 votanti. Nel discorso di insediamento, Casertano rende innanzitutto omaggio ai predecessori e conterranei Enrico De Nicola ed Alfredo Rocco stesso. Invita i deputati alla pacifica convivenza, che risiede «nella proporzione tra il proprio e l'altrui diritto» ed esalta l'insostituibilità dell'istituto parlamentare, giacché l'Assemblea degli eletti, sino a prova contraria, «si presume depositaria della volontà del popolo», asseverando in tal modo la validità del successo elettorale fascista dell'anno precedente. Ricorda quindi che Cavour aveva affermato non essere ammissibile la distinzione tra la Camera ed il Paese e ne trae ispirazione per sottolineare che la Camera, non diversamente dagli italiani tutti, assiste ammirata, dopo gli anni oscuri del dopoguerra, alla rinascita del patriottismo, alla ripresa dell'economia nazionale, all'accresciuto prestigio internazionale, grazie all'azione di uno Stato finalmente «rafforzato nell'autorità e nel prestigio».