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Portale storico della Camera dei deputati

Presidenti

Luigi Chinaglia

Nato a Montagnana (Padova) il 28 gennaio 1841
Deceduto a Torino il 21 luglio 1906
Laurea in Giurisprudenza; Avvocato

Biografia

Nasce il 28 gennaio 1841 a Montagnana, in provincia di Padova. Compiuti gli studi liceali a Vicenza, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza di Padova, ma abbandona gli studi nel 1859 alle prime avvisaglie della guerra.
Si arruola nei Corpi franchi emiliani prima e successivamente si unisce a Garibaldi in Sicilia, partecipando fra l'altro alla battaglia del Volturno.
A guerra finita completa gli studi, laureandosi una prima volta a Napoli e una seconda a Pisa, nel 1862.
Nell'agosto dello stesso anno partecipa alla spedizione in Aspromonte, dove è arrestato e trascorre tre mesi in carcere nel forte valdostano di Bard.
Grazie a un'amnistia può tornare in libertà e completare la pratica legale a Brescia, dove si stabilisce. Nel 1865 è avvocato a Bovegno.
Nel 1866 i garibaldini tornano a combattere in Trentino e Chinaglia entra nelle truppe dei volontari con il grado di sergente, partecipando alla battaglia di Condino. Con la liberazione del Veneto torna a Montagnana, per dedicarsi all'attività forense.
La sua carriera politica comincia con la carica di consigliere comunale, prosegue con quella di consigliere provinciale nel 1868, per arrivare alla prima elezione a deputato nel novembre 1874, in rappresentanza del collegio di Montagnana. Si tratta dell'inizio di una lunga presenza parlamentare che lo vede sedere ininterrottamente tra i banchi della Camera dei deputati fino alla XXI legislatura del Regno d'Italia.
Assiduo nella presenza ai lavori, è membro di numerose commissioni e comitati, fra cui quello per l'esame del "plico Giolitti". Interviene in Aula a favore dei piccoli comuni, su provvedimenti concernenti l'agricoltura e, nella seduta del 19 giugno 1888, svolge un intervento di particolare rilievo sull'ordinamento degli educandati femminili e sull'istruzione della donna.
A partire dall'11 giugno 1895 fino al 30 maggio 1899 ricopre l'incarico di Vicepresidente della Camera.
Dopo le dimissioni di Giuseppe Zanardelli da Presidente della Camera per protesta contro gli esiti della crisi del Governo guidato da Pelloux, reincaricato alla guida di un Esecutivo di centro-destra, il 30 maggio 1899, su proposta dello stesso Presidente del Consiglio, è eletto alla Presidenza di Montecitorio. Ricopre l'alta carica solo per un mese perché il 30 giugno, in seguito agli incidenti avvenuti nel corso dell'ostruzionismo attuato dalla sinistra per impedire l'approvazione dei decreti-legge sulla pubblica sicurezza, Chinaglia interrompe la seduta e abbandona l'Aula. L'episodio è seguito dal decreto reale di chiusura della sessione.
Rieletto nelle elezioni di giugno 1900, è nominato senatore il 4 marzo 1905, ma le sue condizioni di salute non gli consentono di prendere parte attiva ai lavori parlamentari.
Muore a Montagnana il 21 luglio 1906.

XX Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 31 maggio 1899

Il 25 maggio 1899 il Presidente della Camera Zanardelli si dimette per protesta contro gli esiti della crisi del Governo presieduto da Luigi Pelloux, reincaricato alla guida di un esecutivo di centro-destra. Il 30 maggio la Camera dei deputati elegge a suo Presidente Luigi Chinaglia, che ottiene 223 voti contro 193 per Zanardelli, su 435 votanti. Alle manifestazioni e alle proteste che scuotono il Paese corrisponde in Parlamento l'inasprirsi dello scontro politico contro l'approvazione dei provvedimenti lesivi dei diritti di libertà disposti dal Governo. La breve Presidenza di Chinaglia, che resta in carica solo per un mese, viene a coincidere, quindi, con uno dei momenti più difficili della vita parlamentare, quando all'ostruzionismo già iniziato da parte dell'estrema sinistra aderisce anche la sinistra costituzionale di Zanardelli e Giolitti. Nel suo discorso di insediamento Chinaglia si impegna a far osservare pienamente il Regolamento, convinto del fatto che le regole che la Camera si è imposta si conciliano con la garanzia della piena libertà di parola dei suoi membri. Ricorda, infine, che la libertà «vive e si alimenta di tolleranza e di rispetto delle altrui opinioni» e che le battaglie parlamentari conferiscono «lustro e decoro alla tribuna parlamentare» solo se condotte con «serenità ed altezza di eloquenza».