Documenti ed Atti
XII Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/10581 presentata da PROVERA FIORELLO (LEGA NORD) in data 19950601
Al Ministro delle finanze Per sapere - premesso che: risulta all'interrogante che: negli ultimi 20 anni il Monopolio di Stato abbia subito perdite per un ammontare di 60.591 miliardi con riferimento ai prodotti da fumo; la societa' multinazionale Philip Morris, al contrario, sempre nell'ultimo ventennio, abbia realizzato profitti netti per 22.000 miliardi (profitto annuo 1100 miliardi) per lo smercio di propri prodotti sul mercato italiano; tali ingentissime perdite avrebbero dovuto e dovrebbero risultare dal bilancio annuale del Monopolio; un deficit cosi' enorme non sia comparso in bilancio e sarebbe quindi configurabile il reato di falso in bilancio; questa perdita di 60.591 miliardi equivalente al doppio della prossima manovra finanziaria (e che si potrebbe configurare come una colossale truffa ai danni dello Stato) non sarebbe mai stata scoperta o segnalata o denunciata alle autorita' competenti anche giudiziarie -: se tutto cio' risponda al vero; quali immediati provvedimenti intenda adottare per accertare tutte le eventuali responsabilita' e le omissioni che hanno consentito un tale scandaloso sperpero di pubblico danaro; in particolare se sia stato interessato il SECIT e quali iniziative abbia preso il SECIT stesso. (4-10581)
L'interrogazione si apre con l'affermazione secondo cui negli ultimi venti anni il Monopolio di Stato avrebbe subito perdite per un ammontare di 60.591 miliardi di lire, affermazione riportata da organi di stampa. Al riguardo, ritenendo che una affermazione di tale gravita' richiedesse un esame ampio ed approfondito della situazione, si e' proceduto alla nomina di una commissione costituita dai rappresentanti pi' autorevoli dell'Amministrazione finanziaria e da qualificati esperti di settore, presieduta dal Sottosegretario delegato alla materia. A conclusione dei lavori la Commissione ha presentato una relazione in data 24 luglio scorso, nella quale si rileva che nel decorso ventennio si sarebbero potuti realizzare maggiori introiti per l'erario di livelli paragonabili alla cifra indicata dagli Onorevoli interroganti, soltanto in presenza di una serie di condizioni, e in primo luogo, se fosse stato possibile vendere le sigarette nazionali agli stessi prezzi delle sigarette estere, senza determinare un calo degli acquisti dei prodotti italiani n! un aumento del contrabbando. La Commissione ha peraltro ritenuto che l'ipotesi sia del tutto irrealistica, come dimostra in primo luogo l'esperienza, che ha visto un calo delle vendite di prodotti nazionali (oltrech! una espansione del contrabbando) ogni qual volta il divario di prezzo tra la sigaretta MS e le sigarette estere si e' venuto a ridurre. Va peraltro rilevato che gli avanzi finanziari sono frutto di una politica dei prezzi dei prodotti da fumo che ha consentito, in regime di monopolio fiscale, di assicurare ricavi pur in presenza di costi di produzione per elevati rispetto a quelli dei produttori stranieri; costi pi' elevati che traggono origine in primo luogo dalla frammentazione della produzione in una molteplicita' di stabilimenti e nell'esubero di personale. Tale situazione, peraltro, era ben nota all'Amministrazione: la commissione di studio istituita il 16 gennaio 1981, con decreto del Ministro delle finanze dell'epoca, aveva gia' evidenziato la necessita' di ridurre le manifatture di tabacchi da 21 a 6 e di razionalizzare la struttura distributiva, oltre a porre l'attenzione sull'esistenza di consistenti esuberi di personale e su costi operativi superiori agli standard internazionali. Il maggiore divario tra prezzi di vendita e costi di produzione che conseguentemente registrano i produttori esteri ha consentito ai medesimi di realizzare sul mercato italiano profitti sensibili, anche se la stima diverge da quella degli Onorevoli interroganti. Per quanto concerne in particolare la societa' multinazionale Philip Morris, si fa presente che sul mercato italiano detta societa' ha collocato quote crescenti di prodotto: dal 19,3 per cento del totale nel 1876 al 47,3 per cento nel 1993; nell'ambito di tale percentuale, peraltro, sono ricompresi i prodotti fabbricati dai Monopoli di Stato su licenza, in cinque manifatture, con l'impiego di circa 1.400 unita' di personale, i cui proventi affluiscono ai Monopoli stessi, detratte le royalties dovute alla Philip Morris. La produzione su licenza corrisponde a circa il 14 per cento del mercato, a fronte del 45 per cento della produzione con marchi nazionali, del 33 per cento dei prodotti Philip Morris importati e venduti in Italia e di un residuo 8 per cento di altri prodotti esteri. Le royalties versate alla Philip Morris nel 1994 per le fabbricazioni su licenza corrispondono a circa 85,5 miliardi di lire, mentre i proventi sulle sigarette importate e vendute in Italia dalle medesima ditta nello stesso periodo possono stimarsi (con un certo margine di approssimazione dovuto al fatto che i dati precisi sui costi di produzione non sono in possesso del Governo) in circa 700 miliardi di lire. I dati sopra esposti, acquisiti dalla Commissione, consentono di escludere che, anche tenendo conto di altri fattori complementari, possa ritenersi attendibile la stima di proventi totali della Philip Morris sul mercato italiano pari a ventiduemila miliardi di lire in venti anni, soprattutto in considerazione del fatto che all'inizio del ventennio la quota di presenza di tale ditta sul mercato era molto pi' limitata. Si ribadisce, dunque, che dai dati esposti emerge l'infondatezza della notizia relativa alla esistenza di falsi in bilancio o di altri fatti passibili di sanzioni o censure. Si aggiunga che un appunto inviato al Ministro delle finanze dal direttore generale dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, vertente sulla problematica in oggetto, e' pervenuto al Servizio Centrale degli Ispettori tributari, ma il direttore di questo organismo ha immediatamente ritrasmesso il documento al Ministro, non ritenendo sussistente la competenza del Se.C.I.T. sulle questioni dedotte. Non si ha motivo di dissentire da tale valutazione. In termini sostanziali rimane comunque il problema della efficienza imprenditoriale e della concorrenzialita' dell'attivita' produttiva dei prodotti da fumo italiani. Si e' gia' detto delle proposte di ristrutturazione avanzate dalla Commissione istituita nel 1991, alle quali si e' dato seguito con un piano concordato con le organizzazioni sindacali che prevede la chiusura di un primo gruppo di manifatture e una riduzione di personale di oltre 1.200 unita'. Non si puo' tuttavia nascondere che queste misure non possono considerarsi conclusive: la soluzione definitiva del problema, infatti, non potra' venire che nell'ambito di un diverso assetto istituzionale della struttura preposta alla produzione, un assetto di tipo privatistico, unico in grado di garantire quella gestione rigorosamente imprenditoriale, ispirata alla logica della efficienza e della produttivita' evidentemente auspicate dalle SS.VV. Onorevoli e totalmente condivisa dal sottoscritto. Il Ministro delle finanze: Fantozzi.