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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/3489/002 presentata da BERLUSCONI SILVIO (FORZA ITALIA) in data 19970506

La Camera, considerato che l'ingresso dell'Italia nell'Unione monetaria europea, a partire dal l^ gennaio 1999, rappresenta un impegno ormai inderogabile ed e' una condizione indispensabile per la competitivita' della nostra economia, per il suo sviluppo, per la ripresa del Mezzogiorno e dell'occupazione; premesso che: il Governo Prodi ha portato l'economia italiana sull'orlo della recessione (il tasso di crescita del PIL e' crollato dal 3 per cento nel 1995 allo 0,7 per cento nella media del 1996 ed e' risultato negativo negli ultimi 6 mesi: e questo e' il peggior risultato raggiunto in Europa); la caduta dell'inflazione a livelli addirittura inferiori alla media europea e' dovuta non alla riduzione dei costi aziendali, che al contrario continuano ad aumentare a ritmi elevati (il tasso di incremento del costo del lavoro per unita' di prodotto ha raggiunto il 5-6 per cento), ma al crollo della domanda interna, e cioe' dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese; la speranza del Governo di beneficiare di un'ulteriore riduzione dei tassi di interesse sul debito pubblico rischia di scontrarsi con la tendenza al loro inasprimento gia' in atto negli Stati uniti d'America ed in Inghilterra e che potrebbe estendersi anche ai paesi dell'Europa continentale, ove la ripresa vi si consolidasse (l'aumento anche di un solo punto percentuale dei tassi di interesse arrecherebbe un aggravio del deficit dell'Italia intorno ai 7.000 miliardi nei primi 12 mesi, oltre 11.000 miliardi nel secondo anno e di oltre 22.000 miliardi a regime); il Governo si e' reso direttamente responsabile dell'ulteriore aumento della disoccupazione (che e' passata dal 12 per cento del 1995 al 12,4 per cento del primo trimestre 1997), proprio perche' ha introdotto misure fiscali sistematicamente penalizzanti per le imprese, gia' sottoposte a tassi reali di interesse crescenti, ha incoraggiato aumenti salariali ben oltre il tasso di inflazione programmata e procrastinato l'introduzione di misure atte a favorire l'incontro della domanda e dell'offerta sul mercato del lavoro; l'abbandono del sistema di detassazione degli utili reinvestiti e il ritorno al vecchio metodo clientelare degli incentivi a pioggia, l'introduzione di misure fiscali penalizzanti per le imprese e lo squilibrio crescente tra la dinamica dei costi e dei ricavi hanno notevolmente ridotto le capacita' di sviluppo delle imprese e dell'occupazione (le spese per gli investimenti sono scese a meno di un terzo del tasso raggiunto a seguito della detassazione degli utili reinvestiti); il tentativo di arginare il disavanzo di bilancio agendo prevalentemente dal lato delle entrate ha innalzato la pressione fiscale a livelli record nell'area dei paesi avanzati (essa e' passata dal 41,7 per cento del PIL nel 1995 al 42,5 per cento nel 1996 ed e' prevista al 43,5 per cento nel 1997); le misure di bilancio pubblico introdotte negli ultimi 12 mesi (circa 100.000 miliardi di cui oltre il 50 per cento con prelievo fiscale) hanno provocato la crisi dei consumi il cui tasso di incremento non e' mai stato cosi' basso dalla fine della guerra, se si esclude la breve recessione del 1993; non essendo riuscito a ridurre il deficit di bilancio attraverso il ridimensionamento strutturale delle spese correnti, bensi' ricorrendo a provvedimenti saltuari ed artifizi contabili, il Governo ha screditato il processo di risanamento delle finanze pubbliche agli occhi dei nostri partners europei e delle maggiori organizzazioni internazionali e ha mancato l'obiettivo dell'Unione monetaria europea; nonostante la riduzione dei tassi di interesse la spesa della pubblica amministrazione e' passata dal 53,6 per cento del PIL nel 1995, al 54 per cento del PIL nel 1996, con un aumento in valore assoluto pari al 6,7 per cento; nell'ambito della spesa pubblica e' particolarmente in aumento la spesa per prestazioni sociali passata dal 22,14 per cento del PIL nel 1995, al 22,91 per cento del PIL nel 1996, ed e' prevista al 23,13 per cento del PIL nel 1997; nell'ambito della spesa sociale, quella previdenziale e' ancora piu' disallineata: infatti, la spesa per le pensioni e le rendite che nel 1995 rappresentava il 13,93 per cento del PIL, e' passata al 14,55 per cento del PIL nel 1996 ed e' prevista nel 1997 al 14,84 per cento del PIL (questa percentuale risulta praticamente identica a quella dell'intero settore statale negli Stati uniti); questa espansione della spesa sociale e' tanto piu' grave in quanto si associa ad una diminuzione del numero degli occupati, sui quali gravano gli oneri contributivi. Pertanto, se si misura la nostra spesa sociale media per occupato, essa risulta totalmente disallineata verso l'alto rispetto agli altri paesi europei. L'onere pro capite della spesa sociale e' piu' elevato, sicche' i confronti effettuati in termini di spesa sociale/PIL risultano fuorvianti (spendiamo approssimativamente come la Gran Bretagna, ma abbiamo 5 milioni di occupati in meno); la ripresa dello sviluppo del nostro sistema economico continua ad essere pregiudicata anche dal permanere di un complesso di regolazioni pubblicistiche farraginose e talora contraddittorie, anche in settori che dovrebbero essere restituiti alla concorrenza ed al mercato, nell'interesse non solo delle imprese, ma anche ed anzitutto dei cittadini; impegna il Governo a realizzare entro il 2000 l'azzeramento del disavanzo pubblico, o comunque il suo allineamento alla media dei tre paesi europei piu' virtuosi, in ottemperanza di quanto previsto dal patto di stabilita' e sviluppo sottoscritto dal nostro Governo all'interno degli accordi dell'Unione europea; ad astenersi dall'introdurre nuove misure che innalzino la pressione fiscale per contenere il deficit di bilancio. Al contrario, il risanamento dovra' essere perseguito attraverso riforme strutturali che comportino riduzioni permanenti di spesa; ad inserire nel prossimo documento di programmazione economico-finanziaria, da presentarsi entro il 15 maggio 1997, gli indirizzi di riforme strutturali, che comportino riduzioni permanenti della spesa pubblica. in particolare, attraverso l'anticipazione al mese di giugno 1997 di misure collegate alla manovra di finanza pubblica 1998, a: accelerare la riforma del sistema pensionistico, allineando i criteri di erogazione delle prestazioni agli standard degli altri paesi europei; recuperare il controllo della spesa sanitaria; promuovere il rilancio dell'economia offrendo incentivi per gli investimenti e l'occupazione; rimettere in movimento un processo di vere privatizzazioni anche in sede locale e contestualmente ridurre i trasferimenti alle aziende di gestione dei servizi di pubblica utilita' (ferrovie, poste, ecc.), subordinandoli, in ogni caso, al miglioramento della qualita' dei servizi resi ai cittadini secondo gli standard europei; ad introdurre reali misure di flessibilizzazione del mercato del lavoro, eliminando il monopolio pubblico del collocamento, ridimensionando il ruolo della contrattazione nazionale a favore di quella integrativa aziendale e rimuovendo i vincoli amministrativi, che impediscono la creazione di nuovi posti di lavoro, vincoli mantenuti dalcosiddetto pacchetto Treu, attualmente in discussione alla Camera; a realizzare una progressiva deregolamentazione, eliminando le normative e i pesanti vincoli burocratici che non garantiscono l'interesse pubblico e tuttavia si frappongono alla nascita di nuove imprese, allo sviluppo delle attivita' commerciali, artigianali, edilizie e del commercio con l'estero; a ridurre la spesa per il funzionamento delle pubbliche Amministrazioni, con l'abbandono del principio degli incrementi automatici di bilancio e la sua sostituzione con la valutazione anno per anno delle occorrenze effettive di spesa, sulla base delle stime di vertici amministrativi finalmente chiamati a risponderne; a realizzare una seria strategia per la razionalizzazione del sistema del pubblico impiego, innanzitutto mantenendo fermo, senza la pioggia di deroghe che la legge finanziaria per il 1997 ha previsto, il blocco temporaneo delle assunzioni, in attesa dell'effettivo decentramento delle strutture amministrative ed in secondo luogo promuovendo l'efficienza, la responsabilizzazione e la qualificazione professionale di tutti i dipendenti. (9/3489/2).

 
Cronologia
venerdì 2 maggio
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Il partito laburista vince le elezioni politiche in Gran Bretagna. Tony Blair assume la carica di Primo Ministro.

martedì 6 maggio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 318 voti favorevoli e 260 contrari, l'emendamento Dis. 1.1 del Governo, interamente sostitutivo dell'articolo unico del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, Misure urgenti per il riequilibrio della finanza pubblica (AC 3489), sulla cui approvazione il Governo ha posto la questione di fiducia.

venerdì 9 maggio
  • Politica, cultura e società
    A Venezia un gruppo armato secessionista occupa il campanile di San Marco, su cui issa la bandiera della Repubblica Serenissima. L'episodio si conclude dopo circa 8 ore, grazie al Gruppo d'intervento speciale dei carabinieri.