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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00336 presentata da GERACI GIUSEPPE (ALLEANZA NAZIONALE) in data 23/07/2001

Interrogazione a risposta scritta Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-00336 presentata da GIUSEPPE GERACI lunedì 23 luglio 2001 nella seduta n. 021 GERACI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che: è da tempo ormai in atto un ridimensionamento degli uffici postali, sia che si tratti di totale soppressione di alcuni, sia che si tratti di limitarne l'attività e il funzionamento a giorni alterni; considerando che tutto questo avviene creando notevole malcontento nelle popolazioni e soprattutto tra i pensionati costretti, questi ultimi, ad affrontare non pochi sacrifici; soprattutto nei comuni del meridione dette limitazioni sono maggiormente avvertite in quanto gli uffici pubblici a volte restano l'unica risorsa per la comunità; a soffrire sono inoltre le popolazioni residenti nei centri storici, che vedono così aumentare, nella maggior parte dei casi, lo svuotamento a causa dei minori servizi offerti; oltre a quanto sopra detto si verificano disservizi causati da disconnessioni dalla rete telematica (è il caso di Piana di Cerchiara - Cosenza - il cui ufficio postale da quasi un mese registra disfunzioni) -: come intenda il Governo affrontare questa realtà e quali misure intenda mettere in atto per evitare i disagi e il malcontento delle popolazioni interessate. (4-00336)

Risposta scritta Atto Camera Risposta scritta pubblicata lunedì 19 novembre 2001 nell'allegato B della seduta n. 064 all'Interrogazione 4-00336 presentata da GERACI Risposta. - Al riguardo, nel far presente che si risponde per incarico della Presidenza del Consiglio dei ministri, si ritiene opportuno rammentare che il processo di liberalizzazione del servizio postale attuato in adesione alle indicazioni della direttiva 97/67/CE (recepita con decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261) pur se in maniera graduale e controllata ha imposto ai gestori privati ed al fornitore del servizio universale l'adozione di misure idonee al conseguimento dell'equilibrio gestionale. Del resto la nuova direttiva comunitaria, il cui testo è stato discusso il 15 ottobre 2001 a Lussemburgo, va nella direzione di una maggiore liberalizzazione e, anche se tiene conto dell'opportunità rappresentata dall'Italia e da altri Paesi, di avere attenzione alle esigenze della collettività, obbliga tutti i gestori del servizio ad interventi che permettano di conseguire una gestione economicamente sostenibile. È da ricordare in proposito che la menzionata direttiva 97/67/CE impone di orientare le tariffe dei servizi riservati ed i prezzi del servizio, universale ai costi, proprio allo scopo di sottolineare l'esigenza di una equilibrata gestione; inoltre, sia la direttiva, sia il decreto legislativo di recepimento obbligano ad una gestione a costi efficienti, il che sta ad indicare che non vi è un riconoscimento automatico del disavanzo, ma questo deve essere appurato attraverso l'esame dell'impiego delle risorse e la separazione contabile dei singoli servizi riservati, del servizio universale (esclusi quelli riservati) e di quelli al di fuori del servizio universale (articolo 7 del decreto legislativo n. 261/1999). La direttiva, per coprire gli oneri del servizio universale, prevede una adeguata riserva a favore del fornitore del servizio universale e la costituzione di un fondo di compensazione a carico degli operatori privati, nonchè, nel caso in cui non sia possibile raggiungere l'equilibrio, l'attivazione di un intervento dello Stato, previa apposita e documentata comunicazione alla Commissione. In proposito può essere utile ricordare che il deficit del servizio postale universale italiano è il più elevato dei Paesi dell'Unione europea, anche se la società ha fatto, notevoli miglioramenti passando da uno sbilancio di 3070 miliardi di lire nel 1998; ai 1306 miliardi di lire del 2000. I motivi che stanno alla base di un così rilevante disavanzo possono essere individuati nei volumi di posta che sono complessivamente molto bassi, nonchè nell'orografia del territorio e nella presenza di isole che obbligano a tenere in funzione un'organizzazione i cui costi generali sono elevati e piuttosto rigidi. In tale contesto si colloca il piano di impresa 1998-2002 - varato dal Consiglio di amministrazione della società ed approvato dall'allora Ministro del tesoro, del bilancio, e della programmazione economica in qualità di azionista unico e dal Ministro delle comunicazioni in qualità di Autorità di regolamentazione del settore postale - che prevede il raggiungimento, nel 2002, del pareggio di bilancio e la possibilità di avviare la privatizzazione e di chiedere la quotazione in borsa della società: il raggiungimento di tali obiettivi si ritiene auspicabile. Fanno parte del generale programma di risanamento previsto ed, in parte attuato, la riorganizzazione aziendale e il ridimensionamento della rete degli uffici postali. Al riguardo il vigente contratto di programma - stipulato fra il Ministero delle comunicazioni e la società - prevede, all'articolo 5, comma 3, che la predetta società indichi una serie di uffici non in grado di garantire condizioni di operatività compatibili con il raggiungimento dell'equilibrio economico di gestione; da parte della società devono, altresì, essere rappresentate le iniziative e gli interventi adottati per il miglioramento della gestione di tali uffici, al fine di arrivare ad una progressiva riduzione delle relative perdite. Nonostante gli sforzi compiuti dalla società al fine di riorganizzare le modalità gestionali ed operative in modo da garantire il conseguimento di risultati accettabili in termini di efficienza ed economicità, per un certo numero di uffici non è stato possibile trovare soluzioni commerciali e/o organizzative capaci di ottenere risultati soddisfacenti. Come detto le innovazioni apportate a livello organizzativo e la diversificazione dell'attività societaria hanno consentito di recuperare molte realtà; esistono tuttavia alcune situazioni in cui condizioni oggettive quali una richiesta di servizi rigida e poco espandibile, (per scarsa densità demografica e/o per tipo di clientela non interessata a nuovi servizi), particolari condizioni territoriali, nonchè la presenza di costi fissi (affitto, climatizzazione, pulizia locali, costo del personale eccetera) non consentono, non solo per il presente ma anche in prospettiva, di ipotizzare il potenziamento dei volumi di traffico. Secondo uno studio effettuato dalla società Poste, infatti, al di sotto della soglia di una clientela composta da circa 500 famiglie gli uffici debbono essere considerati «marginali», ovvero non in grado di coprire neppure i costi fissi. La chiusura è tuttavia una misura estrema che viene effettuata solo se l'ufficio «marginale» sia ubicato in un comune dove esistono altri uffici, se esista un altro sportello a distanza ragionevole ed in presenza di un esiguo numero di operazioni giornaliere svolte: tale tipo di intervento dovrebbe riguardare infatti solo un numero molto ridotto di uffici che presentano un consistente deficit di cassa, mentre altri uffici ugualmente non produttivi potrebbero essere interessati dal part-time verticale (riduzione del numero delle giornate settimanali di apertura) o dal part-time orizzontale (riduzione delle ore lavorative giornaliere). Da ultimo la società sta valutando l'opportunità di sperimentare l'utilizzazione di unità mobili, che possano assicurare agli utenti residenti in zone remote la fornitura di tutti i servizi. Da quanto sopra si evince che è intendimento della società assicurare il più possibile la capillarità della propria presenza sul territorio, consapevole del fatto che il mantenimento o l'eliminazione di un determinato ufficio è una circostanza non scevra di effetti economici e sociali; d'altra parte gli impegni assunti nel contratto di programma, che prevedono l'adozione di interventi volti al raggiungimento dell'equilibrio economico nonchè del contenimento e della progressiva riduzione delle perdite, non possono essere disattesi. È da ricordare, infine, che la medesima società Poste in alcuni casi ha sospeso la decisione di chiusura per valutare proposte sostitutive avanzate dalle autorità locali come l'opportunità di attivare i presidi polifunzionali; in altri casi ha sospeso la chiusura per effettuare un monitoraggio sul volume di affari allo scopo di verificare la possibilità di mantenere aperto l'ufficio, ma occorre sottolineare che in molti casi la chiusura ha riguardato uffici, che sulla base dei dati statistici di traffico rilevati, avevano fatto registrare la presenza di un numero di operazioni giornaliere variabili da 6 a 15-16. Il Ministro delle comunicazioni: Maurizio Gasparri.



 
Cronologia
domenica 22 luglio
  • Politica, cultura e società
    Muore, a Milano, Indro Montanelli, decano dei giornalisti italiani.

mercoledì 25 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva la proposta di legge: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull' affare Telekom-Serbia (AC 437), che sarà approvata dal Senato l'8 maggio 2002 (legge 21 maggio 2002, n. 99). La Commissione approva la relazione finale nella seduta del 28 aprile 2004.