Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01291 presentata da MELLANO BRUNO (LA ROSA NEL PUGNO) in data 17/10/2006
Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-01291 presentata da BRUNO MELLANO martedì 17 ottobre 2006 nella seduta n.053 MELLANO, GIACHETTI, TURCO, BELTRANDI, MANCINI, D'ELIA, DELLA VEDOVA, COTA, COSTA, MARCENARO, BONIVER e PAOLETTI TANGHERONI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri, al Ministro del commercio internazionale. - Per sapere - premesso che: il 30 aprile di quest'anno si sono svolte le elezioni legislative anticipate nella Repubblica Democratica Popolare Lao (RDPL) che sono state definite «una farsa» dagli osservatori internazionali con 114 seggi su 115 assegnati ai membri del Partito unico (mentre la candidatura dell'unico deputato «indipendente» è stata presentata dal comitato centrale della Gioventù Rivoluzionaria), con sole 147 schede nulle registrate in tutto il Paese e con un'affluenza addirittura superiore al 100 per cento poiché, come annunciato da Samane Vignaketh, presidente della commissione elettorale nazionale, numero due del regime e presidente uscente dell'Assemblea nazionale, «sono state scrutinate 2.819.904 schede su 2.819.580 elettori iscritti»; il 26 ottobre 1999 vi fu un tentativo di marcia pacifica da parte di studenti, insegnanti e altri cittadini lao, a Vientiane, capitale della RDPL, tentativo brutalmente represso dalla polizia politica; il 26 ottobre 2006 ricorrerà il 7 o anniversario dell'arresto e della conseguente scomparsa, insieme a decine di altre persone, dei signori Thongpaseuth Keuakoun, Seng-aloun Phengphanh, Bouavanh Chanmanivong, Khamphouvieng Sisa-At, e Keochay, i cinque leader del «Movimento del 26 ottobre 1999», autori di numerosi articoli sulla situazione del Laos e sulla necessità di riforme democratiche; il 26 ottobre 2006 ricorrerà anche il 5 o anniversario dell'arresto di cinque militanti del Partito Radicale Transnazionale (On. Olivier Dupuis, Nikolaj Khramov, Massimo Lensi, Silvja Manzi e Bruno Mellano), arresto avvenuto in seguito a una manifestazione nonviolenta svoltasi a Vientiane per conoscere la sorte dei cinque leader studenteschi laotiani desaparecidos dal 1999 e per richiedere, altresì, «Libertà, Democrazia e Riconciliazione» per il Laos; è stato confermato il decesso in prigione del signor Khamphouvieng Sisa-At, conseguenza delle privazioni e delle condizioni inumane della sua detenzione; Reporters Sans Frontières ha reso noto che il signor Thongpaseuth Keuakoun è stato condannato a venti anni di prigione per «attività antigovernativa»; la sorte degli altri desaparecidos rimane tuttora sconosciuta e ci sono forti timori che non tutti siano ancora in vita; si susseguono e si prevede che si intensifichino, come ogni anno nel periodo di Natale, le campagne di persecuzione contro i cristiani laotiani, minoranza religiosa nel Paese, ai quali viene imposta con la forza la rinuncia alla propria fede religiosa; proseguono le violente repressioni contro le popolazioni Lao-Hmong nella giungla di Xaysomboun e di Bolikhamsay nonché i trasferimenti di massa di popolazioni indigene; si sono intensificati i traffici illegali di legno pregiato tra il Laos e la Thailandia, con gravi ed irreparabili danni ambientali e forestali; l'Accordo di cooperazione Laos-Unione europea dell'aprile 1997 prevede esplicitamente, all'articolo 1 della sua «clausola diritti umani», il pieno «rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali» da parte delle due controparti firmatarie; la cogenza di questo requisito fondamentale è stata peraltro ribadita a più riprese dal Parlamento europeo (si ricordano le quattro Risoluzioni sul Laos adottate all'unanimità il 15 febbraio e il 15 novembre 2001, il 3 luglio 2003 nonché il 1 o dicembre 2005) e che, oltretutto, il programma con cui la coalizione di centro-sinistra ha vinto le elezioni prevede esplicitamente una «clausola etica» per il commercio con i paesi esteri; in particolare la Risoluzione del Parlamento europeo del 1 o dicembre 2005 chiede alle autorità laotiane di «elaborare e attuare al più presto tutte le riforme necessarie per la democratizzazione del Paese, per garantire la pacifica espressione dell'opposizione politica e per assicurare la celere organizzazione di elezioni multipartitiche sotto il monitoraggio internazionale al fine della riconciliazione nazionale»; la condotta delle autorità di Vientiane contraddice l'adesione del Laos, formalizzata il 7 dicembre 2000, a due convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani (l'una riguardante i diritti civili e politici, l'altra i diritti economici, sociali e culturali); il Laos, a fronte di ingenti aiuti umanitari da parte della comunità internazionale, in particolare dell'Unione europea e quindi dei suoi Stati membri, rimane uno dei Paesi più poveri del pianeta; solo un processo di riforme ambizioso e rapido, volto all'instaurazione della democrazia e dello Stato di Diritto e fondato su un reale processo di riconciliazione nazionale, permetterà al Laos, all'insieme dei suoi cittadini (quelli abitanti nel Paese e quelli in esilio, un quinto del totale), di incardinare una reale dinamica di crescita civile ed economica; sia la liberazione degli studenti, delle personalità politiche e degli altri prigionieri di opinione sia la ricerca di una soluzione giusta e soddisfacente per la situazione drammatica dei cristiani e delle popolazioni Lao-Hmong costituirebbero atti di forza e di saggezza da parte delle autorità laotiane, iniziative che sarebbero interpretate dalle autorità dell'Unione europea e dei suoi Stati membri come impulso a rafforzare le relazioni tra il Laos e l'Unione europea -: se il Governo sia a conoscenza della situazione dei diritti umani in Laos e del mancato rispetto degli impegni internazionali in materia; se non ritenga di doversi attivare nelle sedi internazionali al fine non solamente di conoscere la sorte dei desaparecidos laotiani di cui in premessa ma altresì di salvaguardare i diritti fondamentali di tutti i prigionieri politici e di coscienza, detenuti nelle carceri laotiane senza processo e in contrasto con le regole del diritto internazionale; se non ritenga di doversi adoperare in sede europea per indurre il Governo della Repubblica Democratica Popolare Lao (RDPL) a conformarsi alla Risoluzione del Parlamento europeo del 1 o dicembre 2005; come il Governo intenda operare in sede europea e internazionale affinché la Croce Rossa Internazionale possa recarsi in Laos per verificare le effettive condizioni di detenzione dei prigionieri politici e di coscienza; quali azioni il Governo intenda intraprendere in sede europea e internazionale affinché le relazioni economiche, politiche e diplomatiche con la RDPL siano condizionate all'effettivo rispetto dei diritti umani, civili e politici e delle libertà religiose.(4-01291)
Atto Camera Risposta scritta pubblicata mercoledì 17 gennaio 2007 nell'allegato B della seduta n. 093 All'Interrogazione 4-01291
presentata da MELLANO Risposta. - L'Italia, in accordo con l'Unione europea, segue con attenzione ed interesse l'evolversi della situazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali in Laos. Va peraltro posto in evidenza che la nostra attività in questo settore, in assenza di una ambasciata italiana in loco , si esplica necessariamente attraverso il braccio operativo dell'Unione europea e dei relativi Capi Missione accreditati nel Paese. Da alcuni anni i Paesi occidentali ed in particolare l'Unione europea, hanno avviato un dialogo critico con le autorità di Vientiane che prevede, da un lato, un sostegno allo sviluppo economico e sociale del Paese, e dall'altro, l'assunzione di impegni delle autorità locali su temi sensibili, quale quello del rispetto dei diritti umani. Benché le autorità laotiane dimostrino una certa apertura al dialogo sui diritti umani con gli osservatori stranieri, notevoli reticenze permangono quando si affrontino temi legati alle minoranze etniche, ai prigionieri di coscienza o dell'accesso alle strutture carcerarie, interdetto anche alla Croce Rossa Internazionale. La tornata di passi ufficiali che l'Unione europea ha svolto quest'anno in vari Paesi sul tema della tortura e dei trattamenti degradanti ha toccato anche il Laos. In particolare, la questione del trattamento riservato alla minoranza Hmong il 10 febbraio 2006 ha formato l'oggetto di uno specifico passo. Secondo informazioni raccolte nel Paese, si registra un nuovo flusso di profughi Hmong verso la Tailandia, ciò che accresce le tensioni nelle cosiddette « Special Zones » (aree di confine dove essi si concentrano). Non è invece al momento confermata l'uccisione di alcuni Hmong nelle « Special Zones » lo scorso mese di aprile da parte delle forze speciali laotiane. Alcune agenzie delle Nazioni unite si sono comunque attivate sulla questione ed è stata avviata una discussione in sede per definire la posizione comune da assumere in merito, non solo nei confronti di Vientiane, ma anche di Bangkok. Nell'estate del 2005, le autorità tailandesi hanno deciso che i Hmong di origine laotiana che vivevano in villaggi tailandesi vicino alla frontiera con il Laos dovevano essere rimpatriati visto che erano entrati in Tailandia illegalmente, i Hmong sono pertanto stati radunati in un campo nella Provincia tailandese di Petchabun in attesa del rimpatrio dove, secondo il recente rapporto dei capi missione dell'Unione europea, vi sarebbero oggi tra 6000 e 7500 persone (di cui una percentuale considerevole sarebbe costituita da Hmong di origine tailandese che vorrebbero espatriare negli Stati Uniti). La cifra delle persone nel campo è in continuo aumento. Il Governo di Bangkok continua a sostenere che i Hmong di origine laotiana entrano illegalmente in territorio tailandese, attratti dalle migliori prospettive economiche e non per il mancato rispetto dei diritti umani nel loro Paese d'origine, ed in base a ciò applica la sua politica dei rimpatri. Va registrato che, nel corso di un recente incontro tra i primi ministri tailandese e laotiano, è stata riconosciuta per la prima volta da parte di Vientiane l'esistenza di un problema di gruppi Hmong in fuga dal Laos verso la Tailandia ed è stato concordato dai due primi ministri di discutere nel prossimo futuro della questione a livello operativo. L'auspicio di una stretta collaborazione tra il Laos e la Tailandia - che peraltro non hanno ancora firmato la Carta Onu per i rifugiati - per trovare una soluzione alla questione, è anche contenuto nelle raccomandazioni dell'ultimo rapporto dei Capi Missione dell'Unione europea. Secondo tale rapporto, i problemi maggiori sono legati ad un monopartitismo esasperato che non lascia spazio all'opposizione politica, un sistema giudiziario largamente insufficiente, e totalmente subordinato alla volontà governativa, una corruzione diffusissima a vari livelli e le segnalazioni di sparizioni forzate e maltrattamenti a cui sono sottoposti i detenuti nelle carceri. I capi missione riferiscono anche che il Laos sta lasciando lentamente la precedente politica di chiusura aprendosi gradualmente al mondo. Tale risultato è peraltro attribuibile all'esistenza di numerosi progetti di cooperazione finanziati dalla Commissione europea e da altri organismi internazionali che hanno una spiccata componente riservata ai diritti umani. Il Governo italiano continuerà a svolgere, d'intesa con i partners comunitari, un'attiva opera di sensibilizzazione delle autorità laotiane affinché diano segnali concreti e precisi del loro impegno a favore dei diritti umani. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Gianni Vernetti.