Documenti ed Atti
XV Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00052 presentata da VOLONTE' LUCA (UDC (UNIONE DEI DEMOCRATICI CRISTIANI E DEI DEMOCRATICI DI CENTRO)) in data 27/11/2006
Atto Camera Mozione 1-00052 presentata da LUCA VOLONTE' lunedì 27 novembre 2006 nella seduta n.077 La Camera, premesso che: il 29 ottobre 2006, per la seconda volta in una settimana, il Governo ha inviato centinaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa presso un'università privata della provincia meridionale dello Jiangxi per fermare una manifestazione di massa organizzata dagli studenti. La polizia ha obbligato gli universitari a non lasciare il campus ed ha bloccato i telefoni e le connessioni internet dell'Istituto di tecnologia di Ganjiang. L'invio dei poliziotti è stato deciso per fermare la protesta di massa organizzata dagli studenti di Ganjiang, che avrebbe dovuto riunire circa 60 mila universitari provenienti da 10 istituti privati della provincia per protestare contro la nuova legge sull'educazione, che, nonostante le promesse dei funzionari statali, non equipara i titoli di studio conseguiti presso gli istituti privati a quelli rilasciati dalle università pubbliche; il 5 novembre 2006 il Governo della provincia orientale dello Shandong ha inviato oltre 1.400 poliziotti in tenuta anti-sommossa per fermare circa mille abitanti di un villaggio alla periferia di Jinan, che manifestavano contro la requisizione delle loro terre; il 12 novembre 2006, la polizia della provincia centrale del Sichuan si è scontrata con circa 2 mila persone che manifestavano contro un ospedale di Guangan, colpevole di aver lasciato morire un bambino perché la sua famiglia non poteva pagare subito il ricovero, anche se aveva promesso di pagare in seguito quanto dovuto. Gli scontri si sarebbero conclusi con 3 morti, non confermati da fonti ufficiali: le autorità sono state costrette ad aprire un'inchiesta sulla vicenda; il 17 novembre 2006, la polizia in tenuta anti-sommossa ha circondato il villaggio di Dongzhou, nei pressi dei porto meridionale di Shanwei (Guangdong), per liberare 8 rappresentanti del governo locale trattenuti dagli abitanti che protestano contro l'arresto di un attivista del posto, colpevole di appendere dei manifesti anti-corruzione per le strade del villaggio. Il blocco non è stato ancora tolto; alla fine del 2005 si è diffusa la notizia che monsignor Han Dingxian, vescovo non ufficiale di Yongnian (Hebei), è scomparso. Dal 1999 era stato arrestato e tenuto in isolamento in un hotel di proprietà del Governo. Non poteva avere nessun contatto con i suoi fedeli o coi parenti, ma ogni tanto alcuni di loro potevano vederlo dalla finestra. Ora da diverso tempo non si hanno notizie di lui, né si riesce ad intravederlo attraverso i vetri delle finestre. Monsignor Han Dingxian, 66 anni, in passato è stato in prigione per 20 anni; il vescovo di Zhengding (Hebei), monsignor Giulio Jia Zhiguo, è tuttora sotto estremo controllo ed isolamento (non può incontrare i suoi fedeli), periodicamente arrestato dalla polizia per essere sottoposto a sessioni di studio, dove viene sottoposto a lavaggio del cervello perché aderisca all'Associazione patriottica, lo strumento di controllo del Partito Comunista cinese, che ha come ideale la nascita di una chiesa nazionale senza legame con la Santa Sede. Monsignor Jia è stato arrestato in gennaio, in luglio, in novembre. Al momento si trova nella sua diocesi, sorvegliato a vista; al momento, sono circa 30 i sacerdoti della Chiesa non ufficiale in galera; il 29 luglio 2006, migliaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa, oltre a centinaia di militari e operai pagati dal Governo, sono arrivati alla chiesa di Cheluwan (distretto di Xiaoshan, Hanzhou, Zhejiang) alle 13.30 e hanno cominciato a usare la forza per cacciare via i fedeli protestanti radunati per fermare la distruzione dell'edificio, che non aveva ricevuto alcuna approvazione. Subito dopo hanno distrutto la chiesa in modo completo. Testimoni oculari affermano che la polizia ha usato manganelli elettrici e scudi anti-sommossa per disperdere i cristiani. Molte centinaia di fedeli sono stati colpiti e un gruppo di loro è stato arrestato; il Centro d'informazione sui diritti umani e la democrazia afferma che la chiesa era già stata costruita anni addietro, ma era stata ristrutturata quest'anno a causa di un tifone che nel 2005 l'aveva molto danneggiata; non è la prima volta che edifici religiosi vengono requisiti in modo illegale per essere utilizzati in progetti di costruzione e di sviluppo edilizio. Nel 2005 alcune suore cattoliche di Xian sono state picchiate per aver difeso una scuola di loro proprietà, venduta dal Governo a fini commerciali. Nel mese di dicembre 2005 un gruppo di sacerdoti di Taiyuan sono stati picchiati a Tianjin per voler salvare le proprietà della diocesi requisite da ditte locali per sviluppi edilizi; secondo la China aid association , un'organizzazione non governativa con base negli Stati Uniti che opera per la libertà religiosa in Cina, il regime comunista cinese ha arrestato, nel corso dell'ultimo anno, 1958 fra pastori e fedeli delle chiese protestanti non ufficiali. L'organizzazione ha pubblicato, insieme alla denuncia, un rapporto dettagliato che spiega la persecuzione anti-cristiana portata avanti dalle autorità di 15 province cinesi; particolare oggetto della persecuzione governativa sarebbero gli incontri fra pastori ed insegnanti cristiani, visti con particolare ostilità dal Governo, che mira ad indottrinare le nuove generazioni. Vi sono innumerevoli prove dei maltrattamenti e delle torture subiti dai leader delle comunità da parte della polizia e dei membri dell'Ufficio affari religiosi; nel corso della missione italiana in Cina del mese di settembre 2006 hanno destato sconcerto le dichiarazioni rilasciate dal Presidente del Consiglio dei ministri Prodi in favore della fine dell'embargo delle armi alla Cina ed il suo impegno in sede europea; secondo il Ministro degli affari esteri D'Alema, l'Italia è favorevole al superamento dell'embargo delle armi nei confronti della Cina «sulla base delle condizioni poste dall'Unione europea»; il Ministro del commercio internazionale Bonino ha affermato che l'incremento delle relazioni commerciali ed economiche con la Cina deve comportare progressi sostanziali in materia di democrazia, diritti umani, stato di diritto, diritti religiosi e individuali, che sono componenti basilari dei dialogo politico; impegna il Governo: alla luce dei fatti suesposti, ad indirizzare l'azione diplomatica, sia nei rapporti bilaterali che a livello europeo, in modo tale da assicurare sia il rispetto dei diritti umani e civili che la libertà religiosa e di espressione in Cina; a subordinare la chiusura di accordi commerciali alla previa verifica di reali concessioni sul piano della democrazia e della libertà di religione in Cina; a desistere dall'impegno, preso in più di una occasione, di perorare in sede di Unione europea la fine dell'embargo sul commercio di armi con la Cina, decretato dopo i fatti di Tienanmen del 1989. (1-00052) «Volontè, Forlani, Ronconi, D'Agrò, Barbieri, Drago, Compagnon, Mereu, Peretti, Formisano, Lucchese, Ciocchetti, Dionisi».