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Documenti ed Atti

XV Legislatura della repubblica italiana

ODG IN ASSEMBLEA SU P.D.L. 9/02272-BIS/053 presentata da TESTA FEDERICO (L' ULIVO) in data 12/06/2007

Atto Camera Ordine del Giorno 9/2272-BIS/53 presentato da FEDERICO TESTA martedì 12 giugno 2007 nella seduta n.168 La Camera, premesso che: il disegno di legge in esame contiene, tra l'altro, misure riguardanti i servizi di telecomunicazione; per favorire la crescita della competitivà del nostro Paese è necessario perseguire la concorrenza tra infrastrutture, e ciò al fine di moltiplicare la possibilità di scelta del cliente finale e consentire lo sviluppo di un ambiente multipiattaforma realmente flessibile; il mercato italiano delle telecomunicazioni, in particolare per quanto riguarda la telefonia fissa, presenta però ancora gravi criticità dal punto di vista del tasso di concorrenzialità, dal momento che la quota di mercato nelle linee a banda larga dell'ex monopolista - come evidenziato dai dati presentati nel marzo scorso dal Gruppo Telecom Italia alla comunità finanziaria - è del 67 per cento. Inoltre, secondo quanto rilevato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Telecom Italia detiene ancora il 95 per cento ed il 93 per cento degli accessi nei mercati ai clienti residenziali e non residenziali; la banda larga, come spesso ricordato dal Commissario per la società dell'Informazione, Reding, ha contribuito per il 54 per cento alla crescita di produttività dell'Unione Europea; nell'ultimo rapporto del Parlamento Europeo sulla larga banda, del 21 maggio scorso, al punto 33 del capitolo relativo alle dinamiche del mercato, si sottolinea come «gli investimenti privati siano essenziali ai fini di una maggiore copertura e penetrazione della banda larga» e che «gli investitori privati devono poter trarre vantaggio dai loro investimenti se si vuole stimolare ulteriormente la dinamica concorrenziale e fornire ai consumatori servizi migliori e una maggiore innovazione e scelta»; al successivo punto 39 del suddetto rapporto del Parlamento europeo, si sottolinea «che il ruolo principale degli Stati membri in materia di promozione della banda larga è la creazione di un ambiente in cui vi sia certezza giuridica e in grado di promuovere la concorrenza e stimolare gli investimenti», si «ribadisce l'importanza di garantire condizioni di mercato competitive e l'esigenza che tutti gli Stati membri recepiscano e applichino il quadro regolamentare per le comunicazioni elettroniche ed assicurino la presenza di organismi di regolamentazione efficaci, indipendenti e dotati di risorse adeguate»; le ultime rilevazioni OCSE, risalenti a dicembre 2006, collocano l'Italia al 20 o posto per penetrazione della banda larga, su 30 paesi. Anche secondo il Rapporto di implementazione del quadro regolamentare della Commissione Europea, l'Italia registra una penetrazione inferiore a quella media dell'EU25 di circa 2 punti percentuali, e si colloca al 13 o posto tra i venticinque paesi membri, con una penetrazione inferiore al 14 per cento; in base ai dati dell'Osservatorio banda larga, il cosiddetto digital divide tocca ancora la maggior parte delle regioni italiane, a prescindere dal loro potenziale economico: il 12 per cento della popolazione italiana - circa 6 milioni di cittadini
e 400.000 imprese - risiede in zone di digital divide infrastrutturale, ovvero in aree dove i collegamenti a banda larga non sono ancora disponibili. Il 9 per cento di questi, poi, si trova in aree di digital divide di non prossima soluzione sparse su tutto il territorio nazionale, comprese Lombardia, Piemonte e Veneto; in considerazione della necessità di colmare il deficit infrastrutturale in reti di nuova generazione, il Governo ha deliberato, tra l'altro, la costituzione di un Comitato per la diffusione della banda larga sul territorio nazionale - del quale fanno parte i Ministri delle Comunicazioni, degli Affari Regionali e delle Riforme e le Innovazioni nella pubblica amministrazione - con l'obiettivo strategico di garantire, entro la legislatura, l'accesso a tutti e ovunque alla banda larga; tale obiettivo può essere raggiunto solo con l'impegno degli operatovi privati, attraverso meccanismi di riconoscimento degli investimenti effettuati in reti di nuova generazione, nonché adottando strumenti che, operando, ad esempio, sui servizi di accesso ed interconnessione tra operatori, assicurino uno sviluppo del mercato coerente con il quadro comunitario in tema di concorrenza e non discriminazione; nel mercato italiano dei servizi mobili, la terminazione ha costituito un fondamentale motore per gli investimenti ed ha determinato il successo dell'esperienza italiana nel GSM e nell'UMTS: attraverso meccanismi asimmetrici sui prezzi praticati tra operatori per terminare le chiamate verso clienti mobili, si è riusciti a garantire non solo la copertura degli investimenti per le - allora - nuove reti, ma anche ricavi coerenti con gli investimenti sostenuti, senza ripercussioni sul consumatore finale; impegna il Governo ad adottare ogni misura idonea affinché l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nel rispetto della sua autonomia e indipendenza, possa individuare strumenti atti a garantire agli operatori un equo riconoscimento degli investimenti già effettuati nelle reti di nuova generazione, nonché definire, in vista dei necessari futuri impegni finanziari privati, piani di incentivazione agli investimenti per gli operatori attraverso modelli di remunerazione tariffaria. 9/2272-bis/53.Testa, Merloni, Fava, Bernardo.

 
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