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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XIII Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00295 presentata da VASCON LUIGINO MARIO (LEGA NORD PER L'INDIPENDENZA DELLA PADANIA) in data 19980717

La Camera, premesso che: l'articolo 18, comma 3, della legge n. 157 del 1992 disciplina il procedimento di variazione e di recepimento dell'elenco delle specie cacciabili in precisa attivita' di protezione faunistica; l'attivita' di deroga a tale elenco riguarda la tutela della sicurezza nonche' delle colture agricole; l'articolo 9 della legge 9 marzo 1989, n.86, stabilisce che le regioni a statuto speciale possono dare attuazione alle direttive comunitarie; le regioni a statuto ordinario nelle materie a legislazione concorrente possono dare attuazione alle direttive dopo l'entrata in vigore della prima legge comunitaria; attualmente e' avvenuto il completamento dei trasferimenti dei poteri alle regioni, ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione; il decreto legislativo di istituzione del Ministero per le politiche agricole ha stabilito che gran parte delle competenze gia' esercitate dal Ministero stesso siano esercitate dalle regioni direttamente o mediante delega, ad eccezione da quelle tassativamente indicate nello stesso provvedimento; tra tali eccezioni viene tassativamente indicata la materia "specie cacciabili" unicamente e restrittivamente intesa quale elencazione delle specie con procedure previste dall'articolo 18 della legge n. 157 del 1992; il sistema delle deroghe dovrebbe essere regolato unicamente dalla direttiva comunitaria n. 79/409 che non riguarda l'elencazione delle specie cacciabili ma le condizioni eccezionali per l'esercizio venatorio in deroga a determinate condizioni e con precise limitazioni; tali prescrizioni e limitazioni rientrano nella attivita' di "gestione" dell'esercizio venatorio e della tutela faunistica ed agricola trasferita alle competenze regionali, per cui il compito di esercitare il potere amministrativo in tema di deroghe deve considerarsi compreso nelle attuali potesta' delle regioni che ai sensi dell'articolo 1 della legge 157 del 1992 devono disciplinare l'attivita' venatoria in armonia col presupposto della tutela delle produzioni agricole, competenza stabilita unicamente in capo alle responsabilita' delle regioni; soltanto a queste, in attuazione della direttiva comunitaria, n. 79/409, quando non vi siano altre soluzioni soddisfacenti, al fine di assicurare la protezione delle colture agricole, spetta stabilire modi e limiti anche temporali per l'esercizio venatorio, condizioni verificabili e gestibili soltanto in sede locale, non comportando nessuna implicazione con i "cosiddetti interessi unitari" che sono gia' tutelati con la riserva statale contenuta nell'articolo 18 della legge n. 157 del 1992; ai sensi della legge n. 382 del 1975 lo Stato puo' intervenire su tali questioni soltanto in via sussidiaria e "in mancanza della legge regionale sara' osservata quella dello Stato in tutte le sue disposizioni"; occorre evitare sul tema delle deroghe un inutile quanto incomprensibile contenzioso tra le regioni e Governo in una fase di effettivo federalismo su un tema gestibile esclusivamente a livello regionale; impegna il Governo alla luce di quanto esposto, a riconoscere la piena competenza delle regioni a legiferare in materia di deroga in attuazione dell'articolo 9 della direttiva CEE 79/409 per la tutela della sicurezza e delle colture, in conformita' ai limiti e alle condizioni poste alla direttiva stessa. (1-00295)

 
Cronologia
martedì 14 luglio
  • Politica, cultura e società
    La Commissione d'indagine sulla povertà presso la Presidenza del Consiglio rivela come nel 1997 siano saliti a 166 mila (11,2% della popolazione) i nuclei familiari in stato d'indigenza. Particolarmente colpite sono le famiglie più giovani.

mercoledì 22 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 324 voti favorevoli e 269 contrari, la risoluzione (n. 6-00059) presentata a seguito delle comunicazioni del Governo sulla verifica della maggioranza dopo il voto contrario del Gruppo di Rifondazione comunista sul ddl di ratifica dell'accordo sull'allargamento della NATO alle Repubbliche di Polonia, Ceca e di Ungheria, sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia.