Vai al sito parlamento.it Vai al sito camera.it

Portale storico della Camera dei deputati

Presidenti

Giuseppe Saragat

Nato a Torino (Piemonte) il 19 settembre 1898
Deceduto il 11 giugno 1988
Laurea in scienze economiche.

Biografia

Nasce a Torino il 19 settembre 1898. Dopo aver partecipato come volontario alla prima guerra mondiale, si laurea in scienze economiche e commerciali e lavora nell'Ufficio studi della Banca commerciale italiana, prima a Torino e poi a Milano.
Si iscrive nel 1922 al Partito socialista unitario, avviandosi giovanissimo ad un impegno politico, che lo porterà negli anni successivi su posizioni decisamente antifasciste. Estraneo alle lotte tra le correnti che lacerano il partito nell'immediato dopoguerra, Saragat si schiera al fianco dei riformisti ed entra a far parte della direzione del partito nel 1926. Alla fine di quello stesso anno, con il consolidarsi del regime fascista, decide di espatriare.
Si stabilisce inizialmente a Vienna dove resta per tre anni, lavorando prima presso l'Arbeiterbank e poi presso la Mercurbank, successivamente, a causa degli effetti della crisi economica, è costretto a trasferirsi a Parigi, dove intensifica l'attività politica.
Gli anni trascorsi all'estero assumono un valore decisivo nella formazione politica di Saragat, che diventa uno degli esponenti di punta del socialismo italiano. Convinto sostenitore dell'operazione di riunificazione con il troncone massimalista guidato da Pietro Nenni, negli anni Trenta dedica la propria riflessione alla definizione della "autonomia socialista".
Inizialmente ostile, date le profonde divergenze ideologiche, all'intesa con i comunisti, sostenuta da Nenni, Saragat si convince successivamente dell'inevitabilità della collaborazione con il Partito comunista in funzione antifascista e sigla, insieme a Nenni, nel 1934 il primo Patto d'unità d'azione.
All'indomani del "patto di non aggressione" siglato tra Germania e Unione Sovietica nel 1939 tornano in primo piano le divisioni tra Saragat e Nenni, che è costretto a lasciare tutte le cariche del partito. L'aggressione tedesca contro l'Unione Sovietica permette ai due dirigenti socialisti di ritrovare un accordo e di siglare un nuovo Patto di unità d'azione con il gruppo di "Giustizia e libertà" e con i comunisti, che durerà per tutto il periodo della guerra e della Resistenza.
Rientrato in Italia subito dopo la caduta del fascismo, Saragat partecipa alla difesa di Roma, ma viene arrestato e imprigionato insieme ad altri antifascisti.
Riesce ad evadere dal carcere e alla liberazione di Roma nel 1944 entra a far parte, come Ministro senza portafoglio, del primo Governo dell'Italia liberata, guidato da Ivanoe Bonomi.
Nel marzo del 1945 è nominato ambasciatore d'Italia a Parigi, carica che ricopre fino all'anno dopo, quando chiede di tornare in Italia per poter riprendere la propria attività politica.
Il 25 giugno 1946 è eletto Presidente dell'Assemblea costituente e fa parte insieme a Ivanoe Bonomi della delegazione italiana, guidata dal Presidente del Consiglio De Gasperi, che partecipa ai lavori della Conferenza di pace che si apre a luglio dello stesso anno a Parigi.
Al Congresso del Partito socialista (PSIUP) dell'aprile 1946 il rapporto tra socialisti e comunisti torna ad essere nuovamente terreno di scontro tra la maggioranza del partito guidata da Nenni, Basso e Morandi, schierata a favore del consolidamento dell'alleanza con il PCI e di una scelta neutralista sul piano internazionale, e i gruppi di Critica sociale e il movimento giovanile guidati da Saragat, contrari ad ogni collaborazione con i comunisti.
Durante i lavori del XXV Congresso del PSIUP del gennaio 1947 Saragat interviene annunciando l'avvenuto distacco della minoranza, che si riunisce a Palazzo Barberini e fonda un partito moderato e riformista: il Partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI), più tardi denominato Partito socialista democratico italiano (PSDI). Alla chiusura del Congresso Saragat rassegna le dimissioni da Presidente dell'Assemblea costituente ed assume la segreteria politica del nuovo partito.
L'adesione al PSLI di un numero consistente di parlamentari socialisti e la scelta di posizioni filoatlantiche in politica estera favoriscono la rottura del tripartito DC-PSI-PCI e la formazione a maggio del 1947, dopo un governo monocolore democristiano, del IV Governo De Gasperi, di cui entrano a far parte repubblicani, liberali e socialdemocratici, inaugurando la formula del quadripartito e la politica centrista. Saragat è nominato Vicepresidente del Consiglio dei ministri. Eletto alla Camera dei deputati ininterrottamente dalla I alla IV legislatura, nel V Governo De Gasperi ricopre nuovamente la carica di Vicepresidente del Consiglio dei ministri oltre a quella di Ministro della marina mercantile. Dal 1949 al 1954 torna alla segreteria del Partito socialista democratico ed è ancora Vicepresidente del Consiglio dei ministri dal 1954 al 1957 nei Governi presieduti da Scelba e da Segni.
Nel 1956 la crisi del movimento comunista, conseguente al XX congresso del PCUS, ed ai fatti d'Ungheria, sembra rendere possibile la riunificazione dei due partiti socialisti. L'incontro di Pralognan tra Saragat e Nenni nel 1956 non ha effetti immediati, ma riannoda i fili del dialogo e crea le premesse per il successivo ingresso dei socialisti nell'area di governo.
Con la nascita dei primi Governi di centro-sinistra, I e II Gabinetto Moro, Saragat e Nenni sono insieme al Governo, il primo in veste di Ministro degli esteri e il secondo di Vicepresidente del Consiglio dei ministri.
La comune partecipazione al Governo facilita ulteriormente l'avvicinamento tra i due partiti e favorisce l'elezione di Saragat alla Presidenza della Repubblica e la riunificazione dei socialisti nel 1966.
Dopo le dimissioni anticipate del Presidente della Repubblica Antonio Segni, il 28 dicembre 1964 il Parlamento in seduta comune elegge Giuseppe Saragat Presidente della Repubblica con 646 voti su 963. La candidatura di Saragat è inizialmente sostenuta dalla Democrazia cristiana e dai partiti laici in opposizione a quella di Nenni, candidato dei socialisti e dei comunisti. Al ventunesimo scrutinio Nenni ritira la propria candidatura, consentendo una larghissima confluenza su Saragat, che ottiene anche i voti dei parlamentari comunisti.
Oltre che per la difesa dei valori dell'antifascismo e della Resistenza, il settennato presidenziale di Saragat si caratterizza per lo sforzo di consolidamento delle istituzioni democratiche, attraverso l'allargamento della base di consenso in Parlamento e nel Paese. In questa ottica torna di attualità, secondo Saragat, il progetto di unificazione socialista, che si realizza nel 1966, ma non trova conferma nei risultati delle elezioni politiche del 1968 conducendo, quindi, ad un'ultima definitiva scissione dei socialisti.
Concluso il settennato presidenziale, Saragat entra a far parte del Senato in qualità di senatore a vita. Nel 1975, torna nuovamente a guidare il Partito socialista democratico rivestendo la carica di presidente, poi di segretario e di nuovo di presidente a vita del partito.
Si spegne a Roma l'11 giugno 1988.

Assemblea Costituente

Seduta del 26 giugno 1946

Giuseppe Saragat è eletto Presidente dell'Assemblea costituente il 25 giugno 1946, con 401 voti su 468 votanti. Il giorno successivo pronuncia un vibrante discorso di insediamento in cui ricorda l'altissimo compito a cui sono chiamati i costituenti: dare una fisionomia alla neonata Repubblica, fondata sul «patto solenne stretto da tutti gli italiani di rispettare la legalità democratica». Nell'atto di fiducia espresso dall'Assemblea verso la sua persona, Saragat legge innanzitutto un omaggio a quella generazione di giovani, di cui si avverte la mancanza nel Paese, che nel 1922, per aver scelto la libertà, ha pagato un elevato tributo di vite umane alla lotta antifascista. Analogo apprezzamento Saragat riconosce nei confronti della propria parte politica, che ha difeso i diritti del Parlamento, attraverso la lezione di Filippo Turati e il sacrificio di Giacomo Matteotti. Inoltre, secondo Saragat, nella sua elezione si rinviene il riconoscimento del contributo decisivo offerto dalle classi lavoratrici alla liberazione del Paese. Passa poi ad auspicare che la Repubblica, alla quale i costituenti dovranno dare un'anima attraverso la redazione della Carta costituzionale, abbia un «volto umano», perché la democrazia non è solo un armonico equilibrio di poteri ma è il luogo in cui libertà politiche e giustizia sociale possono integrarsi in una sintesi armoniosa. Saragat sottolinea, infine, la forte responsabilità di cui è investita l'Assemblea costituente in relazione all'approvazione dei trattati internazionali ed il ruolo strategico, che, quindi, potrà svolgere in termini di «fattivo patriottismo », affinché siano rispettati i diritti dell'Italia nell'ambito del trattato di pace.