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Portale storico della Camera dei deputati

Presidenti

Sebastiano Tecchio

Nato a Venezia il 3 gennaio 1807
Deceduto a Venezia il 24 gennaio 1886
Primo Presidente della Corte di appello di Venezia

Biografia

Nasce a Vicenza il 3 gennaio 1807. Si dedica allo studio del diritto e consegue la laurea all'università di Padova. Esercita la professione di avvocato prima ad Asiago e poi, alla vigilia dei moti del 1848, nella sua città natale Si schiera su posizioni apertamente antiaustriache ed entra nel governo provvisorio che proclama nel 1848 l'unione di Vicenza con Venezia, insorta contro gli austriaci. Caduta nuovamente Vicenza sotto il dominio straniero, Tecchio riesce a sfuggire all'arresto e a riparare insieme ad altri insorti a Torino, dove consegna a Carlo Alberto i plebisciti per l'annessione del Veneto al Piemonte.
Nel 1848 è eletto deputato del Parlamento subalpino nel collegio di Venasca.
In Parlamento siede a sinistra ed è costantemente rieletto nei collegi di Venasca e Carmagnola dalla I alla IX legislatura.
È Ministro dei lavori pubblici nel Gabinetto presieduto da Vincenzo Gioberti e poi da Agostino Chiodo (16 dicembre 1848-27 marzo 1849). Entra nel vivo dell'attività politica con ruoli di primo piano, in un periodo caratterizzato da grandi difficoltà. La liberazione dell'Italia dal dominio straniero richiede, secondo Tecchio, scelte dirette e coerenti. Tale posizione lo porterà a figurare tra i più accesi sostenitori della ripresa delle ostilità contro l'Austria. Dopo la sconfitta del 1849 si ammala gravemente e resta a lungo tra la vita e la morte.
Allo scoppio della guerra del 1859 è inviato come Commissario straordinario nelle province rioccupate dagli Austriaci. Dopo l'armistizio di Villafranca, che ristabilisce il dominio asburgico sul Veneto, guida il Comitato veneto di emigrazione e si prodiga in favore degli esuli.
Diventa Vicepresidente della Camera nel 1857 durante la Presidenza Cadorna e successivamente dal 1859 al marzo 1862 con Rattazzi, Lanza e nuovamente Rattazzi. È eletto Presidente della Camera nella tornata del 22 marzo 1862, carica che ricopre fino al 21 maggio 1863.
Nel 1866, a seguito dell'annessione del Veneto, Tecchio ritorna nella propria terra d'origine, accettando la presidenza della Corte d'appello di Venezia, ed è il primo dei veneti nominati senatori l'8 novembre dello stesso anno.
Nell'aprile del 1867 entra nel Governo presieduto da Rattazzi come Ministro di grazia e giustizia e dei culti e al suo nome è legata la legge sulla liquidazione dell'asse ecclesiastico. Terminata l'esperienza ministeriale torna a Venezia alla presidenza della Corte d'appello, rimanendo nell'incarico fino al pensionamento dalla magistratura per raggiunti limiti d'età, nel gennaio 1882.
All'inizio della XIII legislatura è designato alla Presidenza del Senato del Regno, carica che ricopre fino al 1884, quando è costretto alle dimissioni a causa di un accenno eccessivamente entusiastico alla completa unificazione del Paese nel discorso di commemorazione del poeta Giovanni Prati, che provoca una protesta diplomatica dell'Austria-Ungheria, ormai alleata del Regno d'Italia nella Triplice Alleanza.
Ritiratosi a vita privata a Venezia, muore due anni dopo, il 24 gennaio 1886.

VIII Legislatura del Regno d'Italia

Tornata del 26 marzo 1862

Il 22 marzo 1862, con 129 voti su 238 votanti, la Camera elegge al primo scrutinio Sebastiano Tecchio Presidente dell'Assemblea. Tecchio succede a Urbano Rattazzi nominato Presidente del Consiglio. La destra più conservatrice vota, invece, per Giovanni Lanza che riporta 89 voti. L'elezione di Tecchio risulta favorita dalla sua vicinanza politica a Rattazzi, ma soprattutto dalla capacità, già dimostrata in qualità di Vicepresidente della Camera nella precedente legislatura, di condurre i lavori parlamentari «con rara maestrìa, con costante imparzialità, con grande e meritata autorità e con la più illimitata fiducia de' suoi colleghi», come ricorderà il Presidente Giuseppe Biancheri nel commemorarlo alla Camera il 24 gennaio 1886. Nel suo breve discorso di insediamento, pronunciato nella tornata del 26 marzo, Tecchio si sofferma in particolare sulla necessità di portare a compimento il processo di unificazione nazionale e vede nella elezione di un Presidente proveniente da una terra ancora non unita al Regno, l'espressione della volontà del Parlamento di non venire meno a tale impegno.