Documenti ed Atti
XIII Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00202 presentata da MAIOLO TIZIANA (FORZA ITALIA) in data 19971030
La Camera, premesso che: nei giorni scorsi la procura della Repubblica di Palermo, con proprio provvedimento, ha disposto l'arresto dei collaboratori di giustizia Baldassarre Di Maggio, Gioacchino La Barbera e Santino Di Matteo, accusati rispettivamente di omicidio, tentato omicidio ed associazione mafiosa (Di Maggio) e gli altri di detenzione abusiva di armi comuni e da guerra; gli stessi collaboratori di giustizia sono testi d'accusa nei processi piu' importanti contro "Cosa Nostra" ed i suoi rapporti con settori delle istituzioni; i tre collaboratori di giustizia sono stati sottoposti a programma di protezione, per il quale avevano accettato di collaborare lealmente con lo Stato per disvelare quanto da loro conosciuto su "Cosa Nostra" e sui rapporti che questa organizzazione mafiosa intratterrebbe eventualmente con settori ed apparati dello Stato; i tre collaboratori di giustizia hanno percepito e forse percepiscono a tutt'oggi rilevanti somme di denaro che dovrebbe servire loro per il reinserimento sociale; i tre collaboranti, pur avendo confessato di essere gli esecutori o tra gli esecutori e mandanti, a volte, di decine di omicidi, estorsioni e minacce, non hanno mai subito alcun processo per tali delittuosi per cui si sono autoaccusati e, quindi, non hanno mai subito alcuna condanna; gli investigatori avrebbero seguito passo passo, quotidianamente, ogni azione dei tre collaboratori di giustizia e per Di Maggio e La Barbera esistono precise e dettagliate registrazioni effettuate dai carabinieri sulle utenze telefoniche a loro corrispondenti (anche di telefoni cellulari, forniti loro nel quadro del programma di protezione) e sulle utenze telefoniche utilizzate dagli uomini delle loro "famiglie"; il collaboratore di giustizia Di Maggio, come emerge inequivocabilmente dalle intercettazioni telefoniche registrate dai carabinieri prima, durante e dopo il suo arresto, avvenuto grazie alla brillante operazione del generale Delfino, ha continuato senza alcuna sosta ad intrattenere rapporti con gli uomini della sua "famiglia" mafiosa (dei quali non ha mai rivelato l'esistenza e, quindi, l'identita' agli investigatori ed agli inquirenti, contravvenendo alla regola fondamentale contenuta nei programmi di protezione, tanto e' vero che alcuni sono stati arrestati soltanto in questi giorni, ma grazie alle confessioni di altri collaboratori di giustizia); dal 1993 gli inquirenti conoscevano, grazie alle intercettazioni telefoniche della compagnia dei carabinieri di Monreale, tutte le mosse e le intenzioni del collaboratore di giustizia Di Maggio, dallo stesso programmate con i suoi "amici" di San Giuseppe Jato; gia' il 1^ febbraio 1995, il deputato Enzo Fragala', avendo ricevuto presso la Camera dei deputati copia delle intercettazioni telefoniche effettuate dai carabinieri sulle utenze del Di Maggio, le invio' al presidente della Commissione antimafia ed ai Ministri dell'interno e di grazia e giustizia nella stessa data, affinche' ne verificassero l'autenticita' ed il contenuto; le intercettazioni telefoniche sono state dichiarate autentiche, ma a tutt'oggi ne' i deputato Fragala' ne' altre decine di deputati che hanno chiesto ai Ministri dell'interno e di grazia e giustizia di riferire su quelle intercettazioni telefoniche hanno avuto risposta; impegna il Governo: a promuovere tutte le necessarie ed opportune iniziative affinche' la vicenda Di Maggio non venga sepolta dal silenzio e dalla scarsa trasparenza in cui finora e' stata indebitamente tenuta; ad adottare immediati provvedimenti affinche' quanto avvenuto nella vicenda Di Maggio, La Barbera e Di Matteo, una volta chiarite tutte le responsabilita', non debba piu' ripetersi, delegittimando lo Stato, il Parlamento, la magistratura e le forze di polizia; avviare con urgenza ogni iniziativa sul piano legislativo affinche' vengano radicalmente mutati gli indirizzi legislativi sul tema della protezione, della gestione della utilizzazione e del controllo dei collaboratori di giustizia, allo scopo di evitare che, come gia' accaduto con il caso Contorno nel maggio 1989 e con altri casi, tra cui quello di Di Maggio, i collaboratori di giustizia siano utilizzati dalla mafia e dalle sue istituzioni per combattere guerre in conto proprio e per conto di altri, favorendo questo o quello schieramento politico, questo o quel magistrato, anziche' dallo Stato, per combattere la mafia e le sue cosche. (1-00202)