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Documenti ed Atti

XIV Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/19357 presentata da PREVITI CESARE (FORZA ITALIA) in data 10/01/2006

Interrogazione a risposta scritta Atto Camera Interrogazione a risposta scritta 4-19357 presentata da CESARE PREVITI martedì 10 gennaio 2006 nella seduta n. 727 PREVITI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che: il Sudan è uno dei 19 paesi ai quali il G8 a luglio ha cancellato parte del debito verso il F.M.I. di ben 3,3 miliardi di dollari; una parte di questo debito, è stato contratto per comprare armi servite, per armare a volte tribù per scontri tribali -: se siano state date garanzie da questo stato, dirette ad evitare acquisto di armi che come in passato hanno portato a veri e propri genocidi; se i paesi del G8 si siano impegnati a non vendere armi ai 24 paesi beneficiari della cancellazione del debito.(4-19357)

Risposta scritta Atto Camera Risposta scritta pubblicata mercoledì 8 marzo 2006 nell'allegato B della seduta n. 755 all'Interrogazione 4-19357 presentata da PREVITI Risposta. - Il 5 gennaio 2006 è divenuta operativa la decisione adottata il 21 dicembre 2005 dal Consiglio esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) di cancellare il 100 per cento del debito di 19 Paesi poveri, ai sensi della Multilateral Debt Relief iniziative (MDRI) lanciata dal Vertice G8 di Gleaneagles. L'importo complessivo deliberato dal FMI nell'ambito della suddetta iniziativa è pari a circa USD 3,3 miliardi. Il Sudan, che non fa parte della lista dei Paesi a cui è stato condonato il debito, figura invece tra i Paesi potenzialmente eleggibili per «l'iniziativa HIPC rafforzata», non avendo ancora raggiunto il decision point (prima fase dell'iniziativa). Le cause del mancato inserimento sono ascrivibili principalmente al conflitto che tuttora imperversa in Darfur e all'accumulo di ingenti arretrati nei confronti delle istituzioni finanziarie internazionali e, soprattutto, regionali. Per quanto concerne la vendita di armamenti alle parti coinvolte nel conflitto in Darfur, appare opportuno rilevare che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, con la risoluzione n. 1556 del 30 luglio 2004, ha imposto agli Stati membri il divieto di vendere o fornire armi a individui o entità non governative operanti in Darfur. Tale divieto è stato successivamente rafforzato con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1591 del 29 marzo 2005 estendendolo a tutte le parti coinvolte nel conflitto in Darfur. Con la stessa risoluzione è stato istituito, dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un apposito Comitato che ha il compito di monitorare, attraverso il lavoro di un Panel di esperti, l'efficacia del regime di sanzioni in vigore. L'attività del Comitato prosegue in virtù dell'estensione del suo mandato decisa fino a marzo 2006 dal Consiglio di Sicurezza. Il Comitato ha presentato il 6 dicembre scorso al Consiglio un rapporto elaborato dal Panel in cui vengono delimitate le responsabilità in materia di cessate il fuoco e di violazioni dei diritti umani in Darfur. Il Pool di esperti sta attualmente elaborando la lista dei responsabili di tali violazioni per poter applicare loro le sanzioni previste dalla risoluzione n. 1591 in materia di congelamento dei beni ( «assets freeze» ) e di restrizione di movimento ( «travel ban» ). L'Unione europea ha assunto, in materia di divieto di esportazioni di armi, una posizione comune ripresa e confermata dal Consiglio dell'Unione europea il 30 maggio 2005, che vieta agli Stati membri dell'Unione di esportare armamenti in Sudan e di fornire assistenza finanziaria collegata ad attività militari. Gli Stati Uniti, da parte loro, oltre all'embargo sulla vendita di armi adottato da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, applicano nei confronti del Sudan anche un embargo economico a carattere più generale. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Alfredo Luigi Mantica.



 
Cronologia
giovedì 29 dicembre
  • Politica, cultura e società
    L'economista Mario Draghi è nominato governatore della Banca d'Italia.

mercoledì 18 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    Il Parlamento in seduta comune elegge, al terzo scrutinio, Mario Caldarera componente del Consiglio superiore della magistratura.