Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00061 presentata da BERSELLI FILIPPO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19920423
Al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: e' necessario a parere dell'interrogante un intervento anche - eventualmente - sotto il profilo disciplinare, di fronte al protrarsi di un inammissibile "linciaggio morale" nei confronti di organi giurisdizionali che hanno pronunziato sentenze che non hanno trovato il gradimento di una parte politica ben individuata e tuttora presente, ad avviso dell'interrogante, all'interno stesso dell'ordine giudiziario; l'aspetto grave della situazione a parere dell'interrogante risiede nel fatto che non solo non vi e' stato alcun doveroso intervento da parte dei capi degli uffici competenti (procura generale e procura della Repubblica) per "bloccare" il coro di ingiustificate e vilipendiose affermazioni ed insinuazioni verso organi giurisdizionali, composti da magistrati ed anche da giudici popolari della Repubblica italiana, che hanno ritenuto di mandare assolti gli imputati - sempre proclamatisi estranei - dell'attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna e di quello al treno Italicus, ma che a tale coro si sia addirittura pubblicamente unito il sostituto procuratore generale presso la cassazione, dottor Viale; nell'udienza davanti le sezioni unite della cassazione, questo magistrato ha qualificato implicitamente come "immorale" la sentenza pronunziata dalla Corte di assise di appello di Bologna, dicendo appunto che intendeva opporsi alla conferma di quella sentenza con tutte le sue forze anche per "motivi morali", che tutta la stampa nazionale - in data 25 marzo 1992 - ha riportato che dopo la pronunzia della sentenza della Suprema Corte, che confermava il verdetto assolutorio per gli imputati dell'attentato al treno Italicus, il dottor Viale avrebbe detto: "ingiustizia e' fatta": frase che sarebbe certamente costata, come piu' volte e' accaduto, una incriminazione se fosse stata pronunciata da un avvocato difensore; i giornali riportano anche che il dottor Viale avrebbe aggiunto: "I magistrati bolognesi hanno considerato in modo alquanto anomalo la deposizione del teste chiave Aurelio Fianchini... Sono troppi gli elementi che non sono stati presi in considerazione sia nel primo, sia nel secondo processo e questo dimostra che non si e' voluto approfondire il modo in cui le indagini sono state condotte e non si e' voluto andare fino in fondo sull'intento dimostrato dagli inquirenti di voler coprire la vera natura ed i veri responsabili della strage"; poiche' tali gravi affermazioni riportate dalla stampa (cfr. la Repubblica ed il Resto del Carlino del 25 marzo 1992) non sono state smentite, e' da ritenere che siano state effettivamente fatte; non v'e' chi non veda come, oltre ad umiliare Corti di assise di primo e di secondo grado e - addirittura - una sezione della Suprema Corte, simili dichiarazioni, provenienti dal banco della procura generale, rasentino a parere dell'interrogante la calunnia, perche' accusano in maniera abbastanza esplicita e senza alcuna seria e comprovata maniera gli inquirenti di aver voluto "coprire" i pretesi responsabili dell'attentato e le Corti di non aver voluto scientemente approfondire gli elementi di accusa e le indagini sulle pretese "coperture"; il lasciare passare senza alcuna reazione una simile pubblica presa di posizione, significa contribuire ad accreditare cio' che il dottor Viale avrebbe affermato, con il risultato di: 1) far credere che i cittadini italiani, reiteratamente ed ingiustamente perseguitati, sono stati assolti solo perche' "favoriti" da due Corti di merito e da una sezione della Cassazione, oltre che dagli inquirenti; 2) mantenere e allargare una atmosfera a parere dell'interrogante di vero e proprio "terrorismo psicologico giudiziario", che faccia si' che tutti i giudici e le Corti che - un domani - ritengano liberamente ed onestamente di pronunziare per totale mancanza di concrete prove incriminatrici in processi di questo tipo, sappiano che rimarranno esposti, senza alcuna tutela, ad un simile "linciaggio", cosa che non potra' non influire sulla serenita' dei giudizi e non creare, se non vi sara' un alto intervento riparatore, un clima di "legittima suspicione" addirittura a livello nazionale -: quali valutazioni dia in merito alla vicenda e quali urgenti iniziative, anche di carattere disciplinare, intenda promuovere nell'ambito delle proprie competenze nei confronti del sostituto procuratore generale presso la Cassazione dottor Viale. (4-00061)
In relazione a quanto forma oggetto dell'interrogazione si comunica quanto segue, alla stregua degli elementi di conoscenza forniti dal procuratore generale presso la Corte di cassazione. E cosi' testualmente. "In base ai dati di questo ufficio ed alle ulteriori informazioni acquisite posso escludere che il sostituto procuratore generale, dottor Renato Viale, nelle requisitorie orali pronunziate, quale PM di udienza, nel processo contro Fioravanti Valerio ed altri (per l'attentato del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna) e nel processo contro Tuti Mario ed altri (per l'attentato al treno Italicus) abbia profferito frasi ed espressioni offensive, o comunque denigratorie nonche' formulato affermazioni ed insinuazioni lesive del prestigio e dell'autorita' degli organi giudiziari che avevano emesso, nei precedenti gradi di giudizio, le sentenze di merito. In nessun momento o passaggio della requisitoria il PM ha definito, sia pure implicitamente, "immorale" la sentenza della corte di assise di Bologna, poi cassata, mentre i giudizi, le censure ed i rilievi - sostanzialmente recepiti dalle sezioni unite penali della Suprema Corte - inseriti nel quadro e nello scenario della particolare temperie sociale e nel contesto dei fatti e degli accadimenti addebitati agli imputati, si coordinano strettamente a motivi e considerazioni di carattere tecnico-giuridico volti a prospettare omissioni, difetti, censure logiche e contraddittorieta' della motivazione della sentenza impugnata nonche' a profilare l'esigenza di un riesame, in sede di merito, delle fonti probatorie e di tutte le acquisizioni processuali. Nessun commento critico fu espresso - dopo il rigetto del ricorso proposto dal procuratore generale di Bologna avverso la sentenza di assoluzione di Tuti Mario e degli altri imputati (processo per la strage dell'Italicus) - dal dottor Viale che, al termine dell'udienza, interpellato da un giornalista di una rete televisiva (privo di telecamera e di registratore), si limito' a replicare "giustizia e' fatta" (e non ingiustizia) intendendo rimarcare che sia la procura generale sia la Corte di cassazione avevano ormai esaurito i rispettivi compiti e funzioni per cui la pronuncia assolutoria conseguiva il crisma della definitivita'. L'espressione fu riferita o ripresa - da una redazione televisiva e da due testate giornalistiche - con una alterazione lessicale che ne stravolgeva il significato riportandolo in termini antitetici alla originaria formulazione letterale. Tale grave inesattezza fu tempestivamente segnalata dal dottor Viale a questo ufficio. Il passaggio della requisitoria relativo alla deposizione del Franchini, che risulta virgolettato nel testo dell'interrogazione, registra il contenuto di articoli di stampa cioe' di una sintesi giornalistica che, mediante un sommario processo di estrapolazione, riduce a poche locuzioni ad effetto l'ampio ed articolato intervento svolto dal PM nel contesto di un esame critico delle valutazioni e dell'apprezzamento - sul piano di una coerente verifica probatoria e di un logico sviluppo dell'impianto motivo - delle discordi e contrastanti dichiarazioni rese dal teste". Atteso quanto emerge dalla informativa innanzi riportata, devesi escludere la sussistenza di elementi suscettibili di espressione disciplinare. Il Ministro di grazia e giustizia: Martelli.