Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01450 presentata da BISAGNO TOMMASO (DEMOCRATICO CRISTIANO) in data 19920525
Al Ministro degli affari esteri. - Per conoscere - premesso che: a oltre un anno dalla fine della guerra del Golfo e dell'occupazione irakena in Kuwait, circa mille kuwaitiani, fra i quali molte donne e bambini, sono ancora trattenuti illegalmente in Irak, come denunciato piu' volte dal Governo del Kuwait e come confermato dalla Commissione per i diritti dell'uomo dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Risulta inoltre agli interroganti che sono trattenuti illegalmente anche molti cittadini di altri paesi residenti in Kuwait durante l'occupazione; ad oggi il Governo di Bagdad non consente che tutti questi cittadini siano visitati da rappresentanti della Croce Rossa Internazionale o di altre organizzazioni umanitarie ne' che ricevano posta o pacchi dai loro familiari; ripetuti appelli umanitari sono stati rivolti da molti enti, esponenti politici e del mondo culturale ed in particolare dall'Associazione italiana per la solidarieta' con il Kuwait -: quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere nei confronti dell'Irak per sollecitare l'immediato rilascio dei cittadini kuwaitiani e di altri paesi trattenuti illegalmente e, quindi, per garantire la completa attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite, condizione importante onde porre fine alla tensione fra Irak e Kuwait per poter sperare in nuove prospettive di pace e di dialogo anche nel Golfo Persico. (4-01450)
1. Alla fine del conflitto del Golfo si e' posto con particolare urgenza il problema dell'identificazione e del rimpatrio delle diverse migliaia di persone che risultavano disperse o trattenute dagli iracheni ed impossibilitate a far rientro nei paesi di origine. Le autorita' kuwaitiane hanno in particolare sostenuto che circa 2.100 propri cittadini risultavano scomparsi a seguito dell'occupazione irachena dell'Emirato e presumibilmente condotti contro la loro volonta' in Iraq. L'autorita' di Bagdad hanno opposto per lungo tempo un atteggiamento elusivo e contradditorio all'obbligo di riconsegnare o, comunque, di fornire informazioni sugli scomparsi, conformemente alle pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza (CdS). L'atteggiamento iracheno al riguardo ha infatti subi'to una serie di oscillazioni mirate ad evitare di adempiere risolutamente agli obblighi imposti dal CdS. Da un lato e' stato infatti sostenuto che un consistente gruppo degli scomparsi ha preferito restare in Iraq e che, di conseguenza, per ovvi motivi, non e' possibile comunicarne i nominativi. D'altro canto le stesse autorita' irachene non hannno dato corso ai necessari adempimenti richiesti dalle competenti risoluzioni del CdS. Il Consiglio di Sicurezza e molti paesi in generale sono intervenuti piu' volte sulle autorita' irachene per sottolineare la necessita' che Bagdad si conformi alle disposizioni delle Nazioni Unite che impongono agli iracheni di riconsegnare o, comunque, di fornire informazioni sugli scomparsi. L'Italia in particolare ha svolto un importante ruolo di supporto a tale azione ribadendo sia alle Nazioni Unite che negli incontri bilaterali con i paesi della regione la nostra posizione di totale adesione alle disposizioni del CdS in questa materia. Si deve rilevare che e' stato grazie a questa pressione internazionale esercitata dalla comunita' internazionale sulle autorita' irachene che Bagdad ha da ultimo permesso ad oltre 7.000 persone, tra cui circa 350 kuwaitiani, di far ritorno ai paesi di origine. Le autorita' kuwatiane hanno da ultimo ufficialmente rettificato in 850 il numero delle persone che sarebbero tuttora detenute nelle prigioni irachene a fronte dei circa 2.100 che venivano indicate alla fine del conflitto. Per giustificare una riduzione numericamente cosi' vistosa le autorita' del Kuwait hanno spiegato che oltre a depennare dalla precedente lista le circa 350 persone liberate da Bagdad a marzo hanno tolto dalla lista le numerose persone che sarebbero ritornate in Kuwait senza notificare il loro rientro ed altre di cui si avrebbe ormai la certezza della morte nel corso di combattimenti o durante la prigionia. Nel marzo scorso al Consiglio di sicurezza la questione delle persone tuttora detenute in Iraq e' stata risollevata con la delegazione irachena quidata dal vice primo ministro Tareq Aziz. Da parte del CdS, pur costatando l'avvenuta liberazione di oltre 7.000 persone, e' stata rilevata la perdurante inosservanza irachena nell'adempire all'obbligo di rimpatriare tutte le altre persone che risultavano tuttora disperse, in particolare kuwaitiane, ed e' stato inviato al riguardo un nuovo severo monito all'Iraq di attenersi alle prescrizioni delle risoluzioni delle Nazioni Unite anche in questo campo per evitare le inevitabili conseguenze in caso di inadempienza. Per attirare l'attenzione della comunita' internazionale sulla sorte di questi prigionieri kuwaitiani l'emiro del Kuwait nel corso dalle visite che ha effettuato in diversi paesi occidentali, tra cui l'Italia, nello scorso novembre, si e' fatto costantemente accompagnare da un gruppo di figli di questi prigionieri. Sempre a tal fine, le autorita' kuwaitiane hanno inoltre sospeso qualsiasi attivita' di festeggiamento in occasione dell'anniversario della liberazione. La questione continua ad essere seguita con costante attenzione per i suoi rilevanti aspetti umani da parte delle autorita' italiane. Sia alle Nazioni Unite che negli incontri bilaterali con i paesi piu' direttamente coinvolti e' stata piu' volte ribadita la nostra posizione di completa adesione alle disposizioni delle Nazioni Unite e di incondizionato appoggio al ruolo del CdS anche su questo specifico argomento. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Giacovazzo.