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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00033 presentata da SERVELLO FRANCESCO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19920525

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro delle partecipazioni statali, per conoscere - premesso: che nel 1987, con un patrimonio in impianti ed immobili - appartenuti all'Italsider e Finsider - valutato intorno ai 23 mila miliardi ma acquistato a soli 2 mila e 800 miliardi, si e' proceduto alla costituzione della societa' ILVA con sede a Taranto; che, nonostante il ricorso a leggi (prepensionamenti) che hanno consentito le riduzioni di personale, l'ILVA si trova oggi in una situazione aziendale disarticolata ed irrazionale, poiche' e' rimasta completamente sguarnita nei due reparti piu' importanti: quello tecnico-produttivo e quello commerciale; che dalla data della sua costituzione la societa' ha effettuato una serie di acquisizioni di cui e' difficile riconoscere l'opportunita' economica quali ad esempio: 1) la Duferco USA, partecipazione del 40 per cento pagata circa 40 miliardi, societa' commerciale e di proprieta' di un ex dipendente Siderexport (societa' di proprieta' ILVA) che ha solo qualche ufficio, forse nemmeno di proprieta', in USA e Brasile, mentre e' stata di fatto soppressa la rete di vendita Siderexport; 2) la Falck, partecipazione del 33 per cento pagata circa 450 miliardi (l'azienda piu' decotta di tutta Europa nel campo siderurgico). Gli oneri indotti degli accordi con Falck superano i 50-60 miliardi anno, in particolare per la riduzione della produzione di lamiere ILVA a favore di Falck; 3) la minoranza della Magona d'Italia (societa' a maggioranza Lucchini) da Marcepaglia pagata 72 miliardi: oggi e' stata posta in vendita ma non si trovano acquirenti nemmeno al prezzo di 20 miliardi; 4) la minoranza della Metalsider di Ravenna valutata in maniera sproporzionata oltre 25 miliardi; si precisa che e' stata acquisita attraverso una finanziaria, la Finanziaria Abate di Avellino, con un esborso di circa 23 miliardi, costituita da societa' praticamente finanziate al 90 per cento a fondo perduto dallo Stato; che inoltre, a Genova, con una spesa di ben oltre i 15 miliardi, la societa' ha provveduto alla ristrutturazione dei propri uffici in un palazzo che, a detta dello stesso personale che vi lavorava, non aveva alcun reale bisogno di intervento; che si e' proceduto alla vendita dell'immobile di via Castro Pretorio in Roma, avente un valore di 90 miliardi ad una societa' dell'ILVA, creata ad hoc, ad un prezzo di 145 miliardi, cosi' come nelle operazioni di scorporo e vendita dello stabilimento di Piombino in favore di societa' di comodo sono stati notevolmente sopravalutati gli importi, facendo sorgere la preoccupazione che con tali plusvalenze si siano volute coprire in parte le perdite di gestione dell'anno 1991; che l'ILVA e' dovuta intervenire a favore di Falck Nastri e Falck Lamiere riducendo i prezzi di passaggio delle lamiere, delle bramme e dei coils per un valore totale di circa 20 miliardi per ridurre le fortissime perdite delle due societa' in cui ILVA partecipa al 33 per cento; che tramite la societa' Duferco si verifica un grosso giro di valuta all'estero. E' noto che tale societa' ha l'esclusiva degli acquisti dell'ILVA e delle vendite dei prodotti ILVA all'estero (e' utile verificare se siano state fatte superfatturazioni e operati trasferimenti di provvigioni all'estero ed in favore di quali destinatari); che a Taranto, quasi tutti gli investimenti fatti per l'ammodernamento degli impianti sono stati affidati a ditte straniere (Sloeman, Demag, Nippon) e solo qualche briciola e' stata affidata all'Italimpianti (societa' dell'IRI); che e' ingiustificato e inspiegabile a parere degli interpellanti l'investimento di oltre 20 miliardi iniziali al quale ILVA sta partecipando, per un laminatoio-acciaieria in Thailandia, unitamente al signor Bolfo ex azionista di maggioranza Duferco, essendo noto che l'area e' particolarmente delicata perche' sottoposta a fortissima concorrenza giapponese e molto distante dalle normali aree commerciali di ILVA; che e' stato dichiarato nel bilancio 1990 un utile di 115 miliardi anche se e' necessario verificare se il risultato gestionale, al di la' delle architetture di bilancio non registri una perdita di oltre 250 miliardi, sulla base di fittizie rivalutazioni delle scorte (bramme di Taranto passate da seconda a prima scelta); che nel primo semestre 1991 sono state accumulate perdite gestionali pari a 300 miliardi con ragionevole previsione di pervenire a fine anno a circa 700 miliardi di perdite a meno che non si vogliano coprire tali perdite con plusvalenze derivanti da rivalutazioni nelle operazioni di funzioni e supervalutazioni delle scorte; che, per dimensioni patrimoniali e per il numero dei dipendenti che essa occupa, l'ILVA e' una societa' commerciale di primaria importanza per l'economia italiana, tale da non poter essere affidata all'incuria e forse si dovrebbe dire all'affarismo di pochi individui senza scrupoli; che da molto tempo, numerose forze politiche, ed in primo luogo il MSI-destra nazionale, hanno chiesto un intervento da parte dei ministri interpellati perche' siano presi i necessari provvedimenti volti ad accertare i fatti di cui sopra e quindi per individuare i responsabili -: quali misure fino alla data odierna siano state adottate per impedire l'ulteriore sperpero di denaro e quali iniziative siano state assunte per punire gli autori del dissesto finanziario dell'ILVA; se, infine, data la gravita' della situazione, in attesa che venga istituita una commissione di inchiesta sui fatti denunciati non sia opportuno intervenire immediatamente, con i mezzi e nei limiti prescritti dalla legge, per operare un piu' stretto controllo sulla gestione del patrimonio dell'ILVA ed eventualmente sospendere qualunque attivita' di amministrazione straordinaria che, per carattere e dimensioni, possa determinare il collasso delle finanze della societa' stessa e quindi un ulteriore danno per l'occupazione nazionale. (2-00033)

 
Cronologia
sabato 23 maggio
  • Politica, cultura e società
    Il giudice Giovanni Falcone resta ucciso in un gravissimo attentato di mafia a Capaci, nei pressi di Palermo. Falcone già capo del pool antimafia in Sicilia e direttore degli affari penali del Ministero della giustizia perde la vita insieme alla moglie, il magistrato Francesca Morvillo e a tre uomini della scorta.

lunedì 25 maggio
  • Politica, cultura e società
    A Palermo ai funerali di Giovanni Falcone, della moglie e della scorta partecipano migliaia di persone e i più alti rappresentanti del mondo politico, che vengono duramente contestati dalla cittadinanza.

mercoledì 3 giugno
  • Parlamento e istituzioni
    Al quinto scrutinio e con 360 voti, è eletto Presidente della Camera Giorgio Napolitano.