Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/01795 presentata da PETROCELLI EDILIO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19920601
Ai Ministri dell'ambiente, dell'interno, della sanita', per il coordinamento della protezione civile, per i beni culturali ed ambientali e delle partecipazioni statali. - Per sapere - premesso che: il Molise e alcune aree di confine dell'Abruzzo sono interessati da enormi discariche gia' in funzione o in progettazione, come quelle di "Bocche di Forli'" (Isernia-L'Aquila), la "Laterlite" di Bojano (Campobasso) e quella proposta di recente dalla Castalia S.p.A., la Sigla Soc. Coop. a responsabilita' limitata e la SIRIO societa' a responsabilita' limitata, da costruire in agro di Montemitro (Campobasso-Chieti); nei vari casi le aree direttamente o indirettamente interessate sono quelle interne che da vari anni pongono con serieta' il problema del loro sviluppo; in tutti e tre i casi i siti destinati ad ingoiare e demolire milioni e milioni di tonnellate di rifiuti sono previste a ridosso del "Parco Nazionale d'Abruzzo", dell'istituendo "Parco Interregionale del Matese" e del futuro "Parco dell'Alto Molise", senza dire che eventuali infiltrazioni ed inquinamenti interessano direttamente ben tre grossi fiumi, cioe' il Volturno, il Biferno e il Trigno; con precedenti interrogazioni sono state sollevate in dettaglio le contraddizioni e i danni che le prime due provocano all'economia locale, al turismo, alla salute e all'ambiente; il nuovo impianto polivalente modulare di termodistruzione di Montemitro, della capacita' massima progressiva di 100 tonnellate al giorno, e' destinato allo stoccaggio provvisorio, al trattamento e all'incenerimento di rifiuti speciali, speciali ospedalieri e tossico nocivi, conferibili (come per le altre discariche) senza limite regionale o territoriale; in cambio di tale ospitalita' venticinquennale le societa' concessionarie del suolo pagherebbero al comune un canone annuo di 80 milioni, smaltirebbero gratis i rifiuti solidi urbani dei 600 abitanti di Montemitro, assumerebbero nel tempo circa 80 persone e pagherebbero una tassa di 16,5 lire per ogni chilogrammo di rifiuto tossico conferito all'ingresso dell'impianto; a fronte di questi "vantaggi" la giunta comunale di Montemitro ha deliberato (con atto divenuto esecutivo per decorrenza di termini) lo schema di convenzione; il sindaco, noncurante dei ripetuti annullamenti da parte del CORECO per illegittimita' di analoghe delibere consiliari, in quanto la discarica in parola non e' prevista nel relativo piano regionale ed anche per il fatto che la competenza in materia e' stata delegata con legge regionale alla comunita' montana, ha sentenziato che quello "dell'ambiente e' una problematica rispetto alla quale non basta indossare magliette piu' o meno spiritose o firmare cartoline di protesta", bensi' occorre "trasformare una sostanziale cultura del NO in una cultura del SI, fatta di convergenze e di negoziazione piu' razionale e condivisa, passando precisamente da una cultura di tutela assoluta dell'ambiente, cosi' com'e', ad una cultura del rischio voluto, nel senso di negoziare le inevitabili quote di compromissione ambientale che lo sviluppo comporta" e, vestendo poi i panni dell'alfiere delle zone interne, ha aggiunto che la realizzazione dell'impianto inceneritore "esercita una funzione trainante e decisiva sullo sviluppo economico del comune stesso e di tutta l'area montana circostante", ignorando volutamente che nei piani di sviluppo delle comunita' montane dell'Alto e Medio Trigno tutto era previsto fuorche' un inceneritore di rifiuti; in un vasto territorio molisano-abruzzese, attraversato dal tratturo Atelete-Biferno, Montemitro e' l'unico che ha frettolosamente dichiarato la propria disponibilita', mentre la provincia di Campobasso, la comunita' montana Medio Vastese-Gissi, il comune e la comunita' montana di Palata, le popolazioni e i comuni di Tavenna, Celenza sul Trigno, Acquaviva Collecroce, Roccavivara, Schiavi d'Abruzzo, Montefalcone nel Sannio, Tufillo, San Salvo, Mafalda, S. Felice del Molise, Fresagrandinara, Palmoli e Trivento hanno formalmente respinto la decisione di influire dall'esterno sulle scelte socio-economiche ed ambientali dell'area trignina, ed in particolare, hanno contestato: l'idoneita' dell'area scelta in quanto non prevista fra quelle indicate dal piano regionale (attualmente sospeso) e surrettiziamente inserita dalla Giunta regionale in un fumoso piano di emergenza; la mancanza di studi e verifiche dei fattori climatici, del regime dei venti, delle caratteristiche geomorfologiche e paesaggistiche della zona; il non rispetto del vincolo archeologico, delle norme sismiche e del dissesto idrogeologico; la sottovalutazione della presenza a soli 150 metri dell'asta del fiume Trigno, che sfocia a pochi chilometri nell'Adriatico; il rischio per le attivita' produttive e per le popolazioni presenti nel raggio di 3000 metri, percio' non escluse da un progressivo inquinamento, come sostiene la stessa relazione sul VIA che accompagna il progetto di impianto, la quale suggerisce solo per l'agricoltura la riconversione di colture in serra, mentre nel fiume possono tranquillamente cadere per anni veleni di ogni tipo; e' proprio tale relazione, i parametri e la metodologia utilizzata, che depone contro la realizzazione dell'impianto stesso; infatti le imprese proponenti non hanno operato una scientifica valutazione di impatto ambientale, ma hanno tentato di dimostrare, con una superficiale analisi di dati superati, con formule stereotipate e richiami dottrinari, una generica compatibilita' ambientale valida per ogni situazione, rinviando a fasi successive, con apposite rilevazioni in loco, la volonta' di accertare, verificare e acquisire dati sul suolo, sulla situazione meteoclimatica, sulle conseguenze per la salute della popolazione e sull'ambiente; infine, il tutto viene rinviato a successivi monitoraggi da realizzare dopo la installazione dell'impianto, in netto contrasto con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 460 del 5 ottobre 1991 (il quale modifica l'articolo 6 decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 10 agosto 1988, n. 377), che prevede il controllo del VIA nella fase di progettazione -: quali provvedimenti abbia adottato o intenda adottare, ognuno per la propria competenza, per evitare che scoppi una vera e propria sollevazione delle popolazioni della valle del Trigno e della costa adriatica; se non valutino necessario intervenire per controllare la validita' degli atti comunali e le autorizzazioni finora messe in essere; se non ritengano che la presenza della discarica, al di la' dell'entusiasmo del sindaco di Montemitro, danneggia proprio lo sviluppo programmato e scoraggia futuri investimenti nell'area in questione; se non pensino di dover difendere, con verifiche serie e approfondite, la salute dei cittadini e la tutela della natura, presupposto indispensabile per la sopravvivenza delle comunita' e delle attivita' produttive presenti su entrambi i versanti del fiume Trigno, che divide e unisce allo stesso tempo le regioni Abruzzo e Molise. (4-01795)
Sulla base delle notizie avute dalle autorita' locali in merito all'interrogazione indicata in oggetto, si riferisce che nell'ambito degli interventi di emergenza finalizzati al trattamento dei rifiuti industriali, la giunta regionale, in attuazione dell'articolo 7 del decreto-legge 9 settembre 1988, n. 397 convertito in legge 9 novembre 1988, n. 475 recante "Disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti industriali", con delibera 3827, del 22 luglio 1991, ha previsto, tra gli altri, un impianto di termodistruzione della capacita' di 45 mila t./a. da realizzarsi nel territorio di Montemitro. Tale scelta e' stata determinata sia dalla posizione geografica della zona rispetto ai poli produttivi molisani, sia dalla favorevole disponibilita' manifestata dal comune ad accogliere nel proprio territorio un tale impianto, che avrebbe dovuto trattare rifiuti industriali del Molise con esclusione di ogni apporto extra-regionale. Poiche' la delibera con la quale la giunta regionale ha approvato le linee di emergenza non prevede la possibilita' di deroghe alle procedure stabilite dalla legge, il progetto relativo all'impianto di Montemitro, presentato dalla Castalia SpA, non e' stato neppure sottoposto alle procedure istruttorie previste all'articolo 3-bis del decreto-legge 31 agosto 1987, n. 361 convertito in legge 29 ottobre 1987, n. 441 recante "Disposizioni urgenti in materia di smaltimento dei rifiuti"; ne' risulta che lo stesso, depositato presso l'assessorato regionale all'ambiente, ai sensi dell'articolo 5 decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 377/88 sia stato inviato a questo Ministero per essere sottoposto alla preventiva ed obbligatoria procedura di valutazione di impatto ambientale di cui all'articolo 6, legge 349/86. Si rappresenta a tale proposito che il Ministero e' venuto a conoscenza della questione tramite notizia della pubblicazione sul quotidiano Il Tempo del 9 aprile 1992 in cui figurava un annuncio relativo alla "richiesta di pronunzia di compatibilita' ambientale del Ministro dell'ambiente e del Ministro dei beni culturali e ambientali". Questo Ministero, ha provveduto ad inviare una comunicazione in data 3 agosto 1992 prot. 5120/VIA alla soc. Castalia, alla regione Molise ed al Ministero dei beni culturali ed ambientali con la quale ha fatto presente che a tale data non risultava pervenuta alcuna domanda in merito, ne' lo studio di impatto o il progetto citati dal suddetto annuncio; che la tipologia dell'impianto in oggetto rientrava tra quelle per le quali ai sensi dell'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349 e' prevista obbligatoriamente la procedura di VIA, e che l'attivazione del relativo procedimento amministrativo doveva essere effettuato secondo quanto previsto dalle stesse norme e dai successivi decreti attuativi (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 1988 n. 377 e decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 dicembre 1988), all'interno del procedimento di cui all'articolo 3-bis della gia' citata legge 441/87. Nella stessa comunicazione precisava che nel caso di inserimento del progetto in questione nell'ambito procedurale del programma di emergenza di cui all'articolo 5 della legge 475/88 il Ministero, ai fini dell'attuazione della procedura di VIA, avrebbe esaminato unicamente il progetto proposto dall'impresa pubblica o privata prescelta dalla regione Molise per l'affidamento in concessione ai sensi dell'articolo 7 della medesima legge 475/88. Si fa presente che con delibera 102 del 29 aprile 1992 il consiglio regionale del Molise ha approvato un ordine del giorno con il quale impegna la giunta regionale a sospendere le procedure di competenza relative agli impianti di termodistruzione di Montemitro e di altri comuni. Non risulta che dopo tale provvedimento la giunta abbia adottato alcuna decisione in merito. Il Ministro dell'ambiente: Ripa di Meana.