Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00059 presentata da CRIPPA FEDERICO (FEDERAZIONE DEI VERDI) in data 19920617
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: le violenze e le stragi in Bosnia Erzegovina sembrano preludere ad una brutale divisione della Bosnia riservando uno spazio ridotto alla popolazione musulmana e annullando la possibilita' di continuare a vivere in regioni miste dal punto di vista etnico; la situazione della ex Jugoslavia continua ad aggravarsi e cresce il rischio di una ulteriore internazionalizzazione del conflitto militare (il Presidente della Bosnia ha avanzato la richiesta di un intervento militare esterno): oltre a condurre azioni militari in Bosnia, l'esercito serbo continua ad occupare zone territorialmente appartenenti alla Croazia, continua ad imporre in Kossovo l'oppressione di due milioni di albanesi; la Macedonia su richiesta della Grecia e' stata riconosciuta sotto altro nome e la Grecia ne ha chiuso le frontiere per la parte confinante; vi sono richieste da parte della Bosnia di un intervento militare della Turchia con crescenti rischi di ulteriore aggravamento ed allargamento del conflitto; a fronte dell'aggravarsi della situazione nell'ex Jugoslavia la stessa decisione dell'ONU, non ancora attuata, di inviare un contingente di "caschi blu" per garantire l'apertura dell'aeroporto di Sarajevo appare insufficiente, cosi' come del tutto inadeguata e' l'iniziativa diplomatica e di pace da parte della CEE; l'accettazione senza riserve dei princi'pi della CSCE e' una condizione preliminare al riconoscimento di qualsiasi nuovo stato in Europa: in particolare il rispetto dei diritti dell'uomo e delle minoranze etniche cosi' come il diritto dei rifugiati di rientrare nelle loro citta' di origine; la cosiddetta "Repubblica Federale di Jugoslavia", proclamata dalla Serbia e dal Montenegro, non puo' essere considerata come la continuazione della ex Jugoslavia e che per il momento i presupposti per un suo riconoscimento non sussistono, almeno finche' essa non garantira' a tutti i cittadini di Serbia e Montenegro tutti i diritti civili ed umani e la tutela delle minoranze, finche' non cessera' di svolgere azioni militari fuori dai propri confini, finche' non consentira' di stabilire autodeterminazione e pacifica convivenza in Bosnia-Erzegovina, in Kossovo e nella Voivodina -: quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere al fine di: 1) operare per la cessazione dei conflitti armati, per una pace stabile basata sulla pacifica convivenza, il rispetto dei diritti civili, umani, delle minoranze, l'autodeterminazione di tutti i popoli della ex Jugoslavia; 2) richiedere all'ONU un piu' deciso e consistente schieramento di interposizione e di garanzia dei "caschi blu"; 3) verificare la reale applicazione di un rigido embargo contro ogni tipo di fornitura militare (o comunque utilizzabile per scopi militari) nei confronti di tutte le parti in conflitto nella ex Jugoslavia fino a quando non si sia verificata una situazione di pace, di rispetto dei diritti umani e civili e di quelli delle minoranze di tutte le repubbliche; 4) esercitare direttamente e nelle sedi CEE ed ONU, una pressione politica internazionale per la liberazione immediata di tutti i prigionieri; 5) promuovere una delegazione europea per visitare i campi di detenzione in Serbia ed in Croazia, per controllare il numero effettivo dei prigionieri e le loro condizioni, per sollecitare l'applicazione del principio dello scambio globale per i prigionieri civili e per controllare l'effettiva esistenza di garanzie processuali per i prigionieri militari; 6) intensificare l'invio di aiuti, in particolare alimentari e sanitari, alle popolazioni della Bosnia-Erzegovina, operando perche' si apra un corridoio internazionale per l'invio di questi aiuti umanitari, perche' sia di nuovo possibile agli organismi internazionali svolgere il proprio ruolo di controllo sulla distribuzione di questi aiuti, per consentire l'evacuazione dei profughi; 7) permettere l'ingresso, il soggiorno nel nostro paese dei rifugiati provenienti dalle zone di conflitto ed attribuire lo stato di rifugiato politico a coloro che non hanno accettato l'arruolamento o si siano rifiutati di partecipare ad azioni militari nei paesi della ex Jugoslavia; 8) escludere nelle future trattative di pace qualsiasi riconoscimento alla situazione di fatto che si e' creata, di "ridistribuzione etnica" perseguita ed imposta con la guerra; 9) ritirare immediatamente da Belgrado ogni rappresentante diplomatico italiano presso l'ex Repubblica Jugoslava, di non riconoscere i suoi pretesi rappresentanti in Italia ne' come tali, ne' in quanto rappresentanti della nuova entita', non riconosciuta e non riconoscibile allo stato degli atti; 10) riconoscere la Repubblica di Macedonia con il suo nome, viste le garanzie di intangibilita' delle frontiere che essa ha dato a piu' riprese. 11) favorire da parte dell'ONU e, in particolare dell'UNESCO, un intervento diretto a salvaguardia del patrimonio storico artistico ed architettonico della ex Jugoslavia; quali siano in modo dettagliato, la situazione reale e i bisogni dei profughi provenienti dai territori della ex Jugoslavia e il piano degli interventi umanitari adottati o in via di adozione da parte del Governo italiano. (2-00059)