Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00035 presentata da COSTA RAFFAELE (PARTITO LIBERALE ITALIANO) in data 19920617
Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e previdenza sociale, della sanita', dei lavori pubblici, dell'universita' e ricerca scientifica e tecnologica e della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che: la materia delle aspettative per ragioni sindacali e' disciplinata dall'articolo 45 della legge n. 249 del 1968, la quale riconosce ai dipendenti pubblici (inclusi quelli delle aziende autonome e degli enti locali) che ricoprano cariche elettive in un'organizzazione sindacale, il diritto di essere collocati in aspettativa per motivi sindacali; "il numero globale dei dipendenti da collocare in aspettativa e' fissato in rapporto di una unita' per ogni 5 mila dipendenti in attivita' di servizio", secondo quanto stabilito dalla legge, per cui, considerando in circa 4 milioni il numero dei pubblici dipendenti, avremmo che circa 800 persone vengono retribuite dallo Stato, ovvero dalle regioni, o dai comuni, oppure altri enti, perche' si dedichino a tempo pieno all'attivita' sindacale; ritenendo che, in media, un dipendente pubblico costa ai contribuenti intorno ai 40 milioni all'anno, grazie alla legge n. 249 del 1968, questa forma di finanziamento indiretto alle associazioni sindacali grava sul deficit dello Stato per circa 32 miliardi all'anno; purtroppo, pero', questa e' solo la punta dell'iceberg, dal momento che la stessa legge n. 249, all'articolo 47 introduce la voce permessi sindacali, sancendo che "I dipendenti civili delle amministrazioni di cui al precedente articolo 45 che non siano collocati in aspettativa per motivi sindacali sono, a richiesta della rispettiva organizzazione, autorizzati ad assentarsi dall'ufficio per il tempo necessario per l'espletamento della normale attivita' sindacale"; in base al suddetto articolo 47, possono assentarsi dal lavoro per motivi sindacali, per tre giorni al mese, in ciascuna provincia e per ciascuna organizzazione sindacale, tre dipendenti per ministero, azienda autonoma o ordine scolastico; nel 1978 una nuova legge, la n. 715, ha integrato la normativa sui permessi sindacali stabilendo che tre giorni al mese, per tre dipendenti, per amministrazione, per organizzazione sindacale, per ciascuna provincia, non sono sufficienti a tutelare i diritti dei lavoratori, e di conseguenza ha consentito il cumulo delle giornate di permesso relativamente alle amministrazioni operanti in una stessa provincia; grazie a tale ulteriore disposizione, le organizzazioni sindacali possono scegliere di "trasformare" un certo numero di permessi, sommandoli fra loro, in aspettativa: in tal modo altri dipendenti pubblici, oltre agli 800 di cui dicevamo prima, vengono messi in congedo annuale per ragioni sindacali, naturalmente ricevendo sempre lo stipendio pieno come i loro colleghi che rimangono in ufficio a lavorare (se si pensa soltanto che di organizzazioni sindacali - fra confederali e autonome - nel nostro Paese ve ne sono a decine, il numero aumenta ancora); la materia degli esoneri sindacali e' poi disciplinata nel dettaglio dai contratti collettivi di lavoro dei singoli comparti della pubblica amministrazione (ministeri; enti locali; aziende autonome; scuola; sanita'; universita'; ricerca; enti pubblici non economici), che, non di rado, hanno ulteriormente ampliato i diritti sindacali dei lavoratori, e quindi il numero di aspettative o permessi concepibili; sebbene differenze di trattamento, da un comparto all'altro, non dovrebbero esservene, pure sussistono numerose eccezioni; cosi', ad esempio, il comparto della sanita', che conta 631 mila addetti fra medici (quasi 90 mila) e paramedici (oltre 541 mila unita'), per la quale il decreto del Presidente della Repubblica n. 384 del 1990, che ha recepito il contratto collettivo del comparto in questione, non facendo differenza fra medici e paramedici in tema di aspettative sindacali, riconosce a entrambe le categorie il diritto ad un'aspettativa sindacale ogni 3 mila addetti, nonostante la legge stabilisca il rapporto di uno a 5 mila; in questo modo, il contratto della sanita' finisce per garantire 180 sindacalisti a tempo pieno per i portantini e 30 per i medici, invece che, rispettivamente 108 e 18; nonostante il gia' evidente miglioramento normativo rispetto al disposto della legge n. 249 del 1968, un successivo articolo del medesimo decreto del Presidente della Repubblica allarga ulteriormente le maglie degli esoneri sindacali nel comparto sanita', dal momento che l'articolo 27, con una curiosa operazione di ingegneria matematica, dichiara che "Nella prima applicazione, il numero dei dipendenti (paramedici) da collocare in aspettativa e' fissato in 875 unita'": ovvero quasi 5 volte il numero che si avrebbe in base alla disposizione generale; e lo stesso vale per il personale medico: la norma gli riconosce 55 aspettative garantite, quasi il doppio rispetto alle 30 teoricamente spettanti; il Governo si e' giustificato dichiarando di voler portare, in prospettiva, il numero dei dipendenti della sanita' dagli attuali 631 mila a 2.690.000 addetti, senza tenere in minima considerazione i blocchi delle assunzioni previsti anche quest'anno in sede di approvazione della finanziaria; i 930 esoneri sindacali complessivi in parola sono stati distribuiti secondo il seguente criterio: per quanto riguarda il personale paramedico, il 90 per cento degli esoneri e' stato suddiviso fra otto associazioni: 291 alla Cisl; 248 alla Cgil; 173 alla Uil; 5 alla Cida; 1 alla Confedir; 12 alla Cidiesse; 5 alla Aupi; 52 complessivamente alla Cisas; il restante 10 per cento e' andato alle confederazioni maggiormente rappresentative; per quanto riguarda i medici, l'Anaao si e' visto riconosciuto il diritto a 20 aspettative; 10 alla Cimo; 5 alla Aasroi; 4 a Cisl, Anpo, Cgil e Sivemp; 2 a Fimed e Snr; se questo della sanita' e' un caso emblematico, anche negli altri comparti della pubblica amministrazione il fenomeno e' molto diffuso, come ad esempio, nel comparto della Ricerca, che, essendo uno dei piu' piccoli della pubblica amministrazione, occupa poco piu' di 15 mila persone, e dove, stando alla legge n. 249 del 1968, il numero delle aspettative sindacali dovrebbe ammontare a 30; invece il contratto collettivo del settore (recepito dal decreto del Presidente della Repubblica n. 171 del 1991) ha fissato d'imperio, raddoppiandolo, il numero dei dipendenti da collocare in aspettativa, per cui 60 persone nel solo comparto Ricerca hanno diritto a godere di aspettative annuali retribuite; all'Anas i dipendenti sono circa 12 mila 500, ma le sole aspettative cui hanno diritto, senza contare i permessi, sono 8 (invece di due, o tutt'al piu' tre); dove pero' il fenomeno degli esoneri sindacali ha assunto dimensioni elefantiache e' il comparto Scuola, dove trovano impiego 1.141.136 dipendenti, fra docenti e non docenti, e per il quale vale in linea di principio la solita regola di un'aspettativa sindacale concessa ogni 5 mila lavoratori; in base alla legge, per il triennio 1990-1992 sono state messe in aspettativa retribuita 228 persone, cosi' ripartite fra le diverse associazioni sindacali: 82 alla Cisl; 70 allo Snals; 50 alla Cgil; 21 alla Uil; 5 al sindacato autonomo Gilda; pero' al numero di 228 esoneri annuali va sommato anche l'ingente numero dei permessi sindacali, cumulati su base nazionale, concedibili per svolgere attivita' sindacale tre giorni al mese a tre dipendenti, per ciascun ordine di scuola, in ogni provincia; il Consiglio di Stato ha dichiarato che gli ordini di scuola sono sette, invece che tre come si e' sempre comunemente ritenuto (elementari, medie, secondarie classiche, secondarie tecniche, secondarie professionali, secondarie artistiche, istruzione privata), per cui, passando da tre a sette, uno dei coefficienti per i quali vanno moltiplicati i permessi sindacali mensili, il numero dei dipendenti della Scuola in permesso annuale retribuito e' stato piu' che raddoppiato; il Ministero della pubblica istruzione, in una sua nota ha riconosciuto la necessita' di "studiare un'applicazione delle norme suddette con gli adattamenti resi indispensabili dalla peculiarita' del servizio scolastico", per cui "Per evitare le assenze ricorrenti ogni mese dei Sindacalisti e' stato consentito di cumulare i permessi, secondo i giorni che ciascuna organizzazione ha nelle province, in modo da aggregare quozienti tali da portare ad esoneri di durata annuale dei Sindacalisti stessi"; grazie a questa norma, apparentemente giustificata dalla necessita' di non turbare le esigenze dell'insegnamento, un ulteriore drappello di insegnanti e non docenti si aggiunge alla gia' folta schiera dei dipendenti in congedo retribuito per ragioni sindacali; come se ancora non bastasse, un successivo decreto-legge ha poi stabilito che i resti ottenuti sommando i permessi per ogni provincia, siano a loro volta cumulati su base nazionale, e che nonostante una sentenza della Corte dei conti abbia dichiarato illegittimo tale recupero, il Governo ha continuato a reiterare il decreto-legge per ben cinque volte; in seguito a questo meccanismo °tre giorni al mese, per tre dipendenti, per ciascuno dei sette ordini di scuola, per ciascun sindacato maggiormente rappresentativo - ve ne sono 8 - per ogni provincia (ricordiamo che sono 90, e presto 103) e, per di piu', recuperando i resti su base nazionale! il numero dei permessi sindacali annuali concepibili nel comparto Scuola e' salito all'incredibile numero di 1.320: ben 1.320 permessi, che si vanno a sommare alle 228 aspettative per cosi' dire "regolari"; cosi' in tutto 1.548 persone nel solo settore della scuola continuano a prendere regolarmente lo stipendio per occuparsi di faccende che niente hanno a che vedere ne' con l'insegnamento ne' con le altre attivita' della scuola; il contingente di permessi annuali e' stato ripartito fra gli otto sindacati maggiormente rappresentativi secondo il criterio del numero degli iscritti, per cui, allo Snals sono andati 296 permessi; 303 alla Cisl; 238 alla Cgil; 171 alla Uil; 70 alla Gilda; 20 alla Cisnal; 5 alla Cida; 2 alla Cisal (215 permessi non sono stati attribuiti), per un costo stimabile, a carico dello Stato, di 62 miliardi all'anno, denaro che va chiaramente a finanziare in modo diretto le associazioni sindacali e, indirettamente, almeno nel caso di Cgil, Cisl, Uil e Cisnal, dei partiti politici; sarebbe possibile proseguire a parlare di esoneri sindacali per pagine e pagine, poiche' basta prendere in mano uno qualsiasi dei contratti della pubblica amministrazione per vedere come i sindacati siano regolarmente riusciti a strappare un numero di esoneri annuali ben superiore a quello che dovrebbe essere se valesse il rapporto posto dalla legge in uno a 5 mila -: il numero complessivo ed i nomi di tutti i pubblici dipendenti sia in aspettativa sia in permesso annuale per ragioni sindacali con riferimento all'anno 1991; se il Governo non ritenga opportuno, nell'ambito di una politica di riduzione del deficit pubblico, prima di pensare ad un aumento delle aliquote tributarie ovvero al taglio di altro genere di spese, di ridimensionare drasticamente o addirittura sopprimere l'istituto della retribuzione per i pubblici dipendenti in esonero dal lavoro per ragioni sindacali. (5-00035)