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Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00116 presentata da IMPOSIMATO FERDINANDO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19920703

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri del tesoro e dell'industria, commercio e artigianato per sapere - premesso: che l'Unione italiana delle camere di commercio - Unioncamere - ha da tempo "codificato" un sistema di gestione del pubblico denaro basato sullo sperpero e sull'abuso continuati, secondo le precise accuse formulate dalla Procura generale della Corte dei conti, la quale ha contestato ai responsabili dell'ente, in via provvisoria, la produzione di un danno erariale di una decina di miliardi, accuse confermate dalle Sezioni giudicanti della Corte nelle prime tre decisioni di condanna; che di particolare gravita' e' stato il danno erariale, gia' quantificato in miliardi, per la gestione del "Master", caratterizzato da sperperi inauditi (come per le parcelle da capogiro: addirittura lire 4.500.000 per un gettone di presenza) e per l'istituzione delle c.d. "Agenzie" attraverso cui l'ente ha ideato il marchingegno di trasferire le funzioni pubbliche di appartenenza ad organismi pseudo-privati al fine di sfuggire ai controlli pubblicistici e gestire cosi' le risorse dei contribuenti in pieno arbitrio e con metodi ancor piu' scandalosi; che con decreto-legge 17 marzo 1992 n. 233, articolo 19, punti 8 e 9, e' stata autorizzata la concessione di contributi all'Unioncamere ed agli organismi da questa costituiti per la realizzazione del "Master" ed inoltre e' stata fornita l'interpretazione autentica di una norma di un regio decreto legge (articolo 3 I comma lett. L RDL n. 750 del 1924), al fine di legittimare l'azione dell'ente, tramite le "Agenzie", in favore delle categorie economiche, in contrasto con l'interpretazione data dalla suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite con sentenze n. 404, 405, 406, 407 del 1990 e dalle Sezioni giurisdizionali I e II della Corte dei conti con le sentenze di condanna n. 324/1991, 26/1992 e 39/1992; che e' stato presentato in data 30 aprile 1992, l'atto ispettivo n. 2-00014 nel quale si chiedeva di conoscere come si concili con i criteri di corretta gestione del denaro pubblico la previsione di contributi a favore del "Master"; come si concili con gli stessi criteri una norma interpretativa una disposizione di epoca remota (un regio decreto-legge!), non per dirimere contrasti giurisprudenziali ma in netta antitesi con la concorde interpretazione della Cassazione e della Corte dei conti; come possa giustificarsi una disposizione in un decreto-legge "diretta a parere degli interpellanti a garantire ai responsabili l'impunita' per gli abusi commessi e di concedere loro altre entrate da sperperare in modo incontrollato"; che il Governo, oltre a non dare risposta all'atto ispettivo, ha riproposto la stessa norma contenuta nel decreto-legge 17 marzo 1992 n. 233, decaduto per mancata conversione, in altro decreto-legge, n. 289 in data 20 maggio 1992, articolo 19, punti 8 e 9. che la Corte costituzionale, con sentenza n. 302/1988, ha stabilito che "in via di principio, la reiterazione dei decreti-legge suscita gravi dubbi relativamente agli equilibri istituzionali ed ai princi'pi costtuzionali, tanto piu' gravi allorche' gli effetti sorti in base al decreto reiterato sono fatti salvi, nonostante l'intervenuta decadenza, ad opera dei decreti successivamente riprodotti", per cui "non puo' esimersi, come nel presente giudizio, dal rilevare le violazioni della Costituzione dovute alla reiterazione dei decreti", ed esprimendo, nel contempo "l'auspicio che si ponga rapidamente mano alle riforme piu' opportune, perche' non venga svuotato il significato dei precetti contenuti nell'articolo 77 della Costituzione"; che, a seguito delle censure della Corte costituzionale sui decreti-legge reiterati, il Presidente della Repubblica richiamo' al rispetto dell'articolo 77 della Costituzione il Governo, il quale dette assicurazioni in tal senso; che anche la Corte dei conti, nella relazione annuale sull'attivita' normativa del Governo, ha apertamente criticato l'aberrante fenomeno dei decreti-legge reiterati; gli interpellanti chiedono come si concili - in un momento di pauroso deficit pubblico, da colmare con pesanti sacrifici imposti alla collettivita' attraverso la compressione di diritti fondamentali come quelli in materia-sanitaria e previdenziale, secondo le preannunziate misure restrittive - la persistenza di sacche di inammissibili privilegi, quali quelli riservati agli amministratori dell'Unioncamere e delle "Agenzie", ai quali si vuole garantire il diritto di continuare a sperperare denaro pubblico. Occorre altresi' chiedersi come si concili con le esigenze di giustizia e di trasparenza, avvertite in modo sempre piu' pressante dalla gente comune, l'impunita' che si vorrebbe garantire ai responsabili dell'Unione attraverso l'uso pretestuoso dello strumento dell'interpretazione autentica di un regio decreto-legge. Gli interpellanti non ritengono possibile che un governo dimissionario, altre che "espropriare" la funzione giudiziaria, possa indebitamente esercitare la funzione legislativa, in violazione dei precisi limiti stabiliti dall'articolo 77 della Costituzione e ribaditi dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 302/1988, non sussistendo nel modo piu' assoluto ne' "la straordinaria necessita' ed urgenza" ne' la possibilita' di prolungare gli effetti del primo decreto con un secondo decreto-legge, sicche' la condotta del Governo appare contrastare "gli equilibri istituzionali ed i princi'pi costituzionali". Gli interroganti osservano che in ambedue i decreti-legge non compare la firma del ministro dell'industria e commercio, malgrado la materia trattata - Camere di commercio e loro Unioni - sia di stretta competenza di tale Ministero. In proposito va osservato che nell'atto di citazione della Procura generale sulle "Agenzie", con particolare riguardo all'Istituto Tagliacarne, e' stata contestata anche la illiceita' della condotta del Ministero dell'Industria sia per aver autorizzato la creazione dell'istituto, sia per non aver impedito le indebite erogazioni. Da notizie apparse sulla stampa risulterebbe che il Ministro avrebbe intenzione di "barattare" l'impunita' dei responsabili degli abusi con la proposta di introdurre, per l'Unioncamere, il controllo, notoriamente di scarsissima efficacia pratica, della Corte dei conti sugli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria -: 1) se il nuovo Governo, in coerenza con le dichiarazioni programmatiche secondo cui "la moralizzazione della vita pubblica e' diventata questione che investe ormai la credibilita' dei partiti, l'immagine delle istituzioni e la stessa forza dell'azione di governo, quali che ne siano i metodi e i contenuti", non ritenga di dover dare piena ed immediata attuazione alle sentenze della Corte dei Conti, rispettando l'interpretazione della legge data dalla Corte di Cassazione; 2) se, in particolare, il Governo non ritenga di intervenire con adeguate misure per porre un argine alla condotta del ministro dell'industria, cosi' come contestato dalla Corte dei Conti, impedendo quelle che gli interpellanti considerano indebite erogazioni di pubblico danaro con particolare riguardo all'Istituto Tagliacarne; 3) se si voglia intervenire per correggere provvedimenti ingiusti e ingiustificati che danno copertura ai responsabili degli abusi, evitando di "barattare" l'impunita' dei responsabili degli sperperi con la proposta di introdurre, per l'Unioncamere, il controllo, notoriamente di scarsissima efficacia pratica, della Corte dei Corti sugli enti cui lo Stato contribuisce in via ordinaria; 4) se non si vogliano porre in essere comportanenti che pongano fine a pratiche raffinate di corruzione, legalizzata ex post, creando sfiducia e delusione nella stragrande maggioranza dei cittadini. (2-00116)

 
Cronologia
giovedì 2 luglio
  • Politica, cultura e società
    Nell'ambito della discussione sulla fiducia al Governo Amato, il segretario del PSI Craxi tiene un significativo intervento denunciando la pervasività della pratica del finanziamento illecito dei partiti.

martedì 14 luglio
  • Politica, cultura e società
    In riferimento alle indagini sulle tangenti, l'ex Ministro degli esteri Gianni De Michelis (PSI) è raggiunto da un avviso di garanzia.