Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00120 presentata da BUONTEMPO TEODORO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19920703
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'ambiente, per sapere - premesso che: pur nei limiti risultati conseguiti dal Vertice internazionale di Rio de Janeiro sullo "sviluppo sostenibile", non c'e' dubbio che e' stata avviata una riflessione sui limiti dello sviluppo e sulla necessita' di una sua direzione che non prescinda da una seria considerazione dell'impatto ambientale, sempre meno tollerabile; la recente conferenza non e' riuscita a far prendere impegni precisi e vincolanti per una drastica riduzione dei gas-serra e piu' in generale per fermare il saccheggio ambientale che viene perpetrato nel Sud del pianeta per alimentare il modello di sviluppo (deforestazione, risorse minerali, prodotti agricoli). La Conferenza: a) ha evidenziato in modo chiaro le responsabilita' a carico di un certo mondo industriale anche e soprattutto nei "paesi in via di sviluppo" dove gli insediamenti non tengono neppure conto dei sistemi elementari di tutela dell'ambiente e dell'inquinamento; b) ha messo sotto accusa la politica dei consumi e i crescenti sprechi; alla conferenza di Rio si e' registrata da una parte la defezione degli USA in tema di riduzione delle emissioni di anidride carbonica e dall'altra la posizione italiana di risolvere il tutto con la "licenza di inquinare" costituita dalla proposta di introduzione di una tassa sulle emissioni; la nostra Nazione registra inoltre ritardi gravi nel campo della limitazione dei consumi e degli sprechi laddove altri Paesi europei attuano politiche rigorose per ridurre al minimo i consumi di materie prime e l'impatto ambientale degli scarti delle attivita' civili ed industriali. Cosi' mentre in Germania si procede ad una drastica politica di riduzione dei rifiuti con provvedimenti che coinvolgono allo stesso tempo produttori e consumatori, in Italia domina incontrastata la logica dell'usa e getta, prodotti di brevissima durata invadono il mercato creando profitti per chi li produce e problemi economici ed ambientali per chi li deve smaltire come rifiuti, creando una disperata ricerca di siti dove creare nuove discariche per nasconderli (discariche che stanno diventando un affare lucrosissimo per chi le gestisce e chi le concede). Tutto questo mentre nel lontano 1978 un documento del Ministero dell'industria sottolineava la necessita' di una normativa che scoraggiasse, anche con strumenti fiscali, la produzione di prodotti ed in particolare contenitori difficilmente recuperabili. A fronte di leggi (decreto del Presidente della Repubblica n. 915 del 1982, legge n. 475 del 1988) corrispondono una serie grave di inadempimenti -: quali provvedimenti concreti siano stati presi ed attuati per la riduzione dei rifiuti; se si stiano raggiungendo gli obiettivi minimi di riciclaggio fissati dalla legge n. 475 del 1988 per il triennio 1990-1992, in particolare per metalli, plastiche o poliestrusi; se non sia opportuna ed ormai inderogabile l'introduzione da subito di una cauzione sui contenitori (in vetro, metallo o plastica) come anche previsto dall'articolo 9-quater della stessa legge; che fine abbia fatto la raccolta differenziata degli scarti alimentari (oltre il 30 per cento dei rifiuti) obbligatoria dall'1ho gennaio 1990; a che punto sia la procedura per l'introduzione in Italia del marchio ecologico previsto dal regolamento CEE n. 880 del 1992 del 23 marzo 1992 che in paesi come la Germania ha dato notevoli risultati in particolare nel campo della riduzione dei rifiuti, sensibilizzando ed indirizzando le scelte dei consumatori; a) cosa, in concreto, anche quanto al modello di sviluppo che decidera' il programma del Governo Amato, si intenda fare in termini di limitazione delle produzioni inquinanti e delle loro riconversioni; b) quale sia la posizione del Governo in tema di foreste, codice di condotta per le imprese multinazionali e autorita' di gestione dello 0,70 del PIL per qualificati aiuti al Terzo Mondo. (2-00120)