Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00142 presentata da CASTAGNOLA LUIGI (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19920708
Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che: la citta' di Genova sta vivendo una crisi strutturale che riguarda le basi fondamentali di produzione del suo Valore Aggiunto sia in campo industriale che nei servizi; in tale crisi sono state distrutte diverse decine di migliaia di posti di lavoro, sempre accompagnate da "vie di uscita" che hanno sistematicamente fallito, provocando restrizioni e smantellamenti, senza che in altri campi si siano registrati sviluppi approssimativamente compensativi; in una situazione cosi' grave si prospettano altre chiusure, come l'annuncio, da parte dell'ENI, dello smantellamento del suo stabilimento di Sestri Ponente, denominato San Giorgio Savio; l'IRI continua a ridimensionare progressivamente le sue presenze cantieristiche e propone nuova cassa integrazione nelle residue unita' produttive, anche a seguito di dissesti provocati da mancate vendite; l'ILVA (che e' passata in Italia, da 110 mila addetti nel 1983 agli attuali circa 40 mila) prospetta altri tagli e si accinge, dopo avere scomposto unilateralmente le responsabilita' aziendali delle sue residue attivita', a processi ancora piu' radicali di ridimensionamento delle proprie attivita' produttive, gia' drasticamente ridotte con la chiusura di vari stabilimenti (ultimi quello di Campi a Genova Rivarolo e della SANAC a Genova Bolzaneto), con la cessione ad un privato delle acciaierie di Cornigliano, e con la continua oscillazione fra logiche di unificazione e logiche di scorporo, senza una bussola precisa, e senza per nulla conseguire quei risultati di bilancio, di cui pure si e' tanto parlato sui giornali; la societa' Piaggio Aeronautica, a prevalente proprieta' privata ma con collegamenti di vario tipo, anche azionari, con Finmeccanica, con produzioni ad elevato contenuto di tecnologia e di innovazione nel segmento dei velivoli di piccola dimensione, con due stabilimenti, a Sestri Ponente e a Finale Ligure, si trova in una delicatissima stretta finanziaria, che mette in discussione oltre 2000 posti di lavoro, compreso l'indotto, a seguito di una crisi della domanda ma anche di una suddivisione non equa delle commesse militari; l'ELSAG e' molto lontana dagli obiettivi che l'IRI le aveva assegnato nel "piano 1983", che affidava al Raggruppamento con Selenia la costruzione di un polo elettronico di livello europeo, prospettava un raddoppio dell'occupazione, e imperniava su questo polo grandi alleanze con gruppi italiani e stranieri (il piu' illustre era l'IBM, con cui fu costituita la societa' SEIAF); non e' vero che questi sarebbero effetti analoghi a quelli delle ristrutturazioni manifatturiere in atto in tutto il Paese, perche' l'IRI ha piu' che dimezzato la propria occupazione manifatturiera nel decennio, mentre la riduzione della medesima occupazione nell'intero Paese e' attorno al 25 per cento, il che fa affermare che la riduzione IRI e' percentualmente doppia rispetto alla media nazionale; in ogni caso il raggruppamento Selenia ELSAG non e' stato mai messo seriamente alla prova; poco dopo e' stato sciolto e oggi Selenia non esiste piu', e' confluita in Alenia; ELSAG non solo e' rimasta lontana in termini di occupati, dalle cifre prospettate nel 1983, ma addirittura deve ridimensionarsi e deve affrontare grandi difficolta' generate dallo scorporo e dalla riduzione delle forniture militari, mentre gli ambiziosi progetti di grandi alleanze sembrano dissolti, le difficolta' del mercato internazionale risultano in crescita, e le iniziative di internazionalizzazione, che pure vi sono, sono a carico dei bilanci aziendali e saranno valutabili solo a medio termine; l'Ansaldo ha predisposto l'ennesimo piano di ridimensionamento, con un ricorso massiccio ai pensionamenti anticipati; presenta continue difficolta' di equilibrio, entro il proprio fatturato, fra quota di mercato nazionale e quota di mercato internazionale; ha inoltre dovuto sciogliere la sua alleanza internazionale e complessivamente rispecchia nel proprio andamento le vistose incertezze di conduzione del programma energetico nazionale; la societa' Derna, costituita da Ansaldo e da un privato come esempio di articolazione produttiva, e di un nuovo dinamismo imprenditoriale, ha registrato un vistoso fallimento ed e' sostanzialmente in piena liquidazione, con gravissime conseguenze per i lavoratori e per i sindacati che pure avevano mostrato una disponibilita' a darle credito e oggi si trovano coinvolti in un dissesto; vecchie attivita' come la Fonderia di Multedo e la Fonderia IRI di PRA sono state, la prima, ceduta e poi chiusa; la seconda, ridotta ai minimi termini e poi ceduta ad un privato; dato che si tratta del medesimo privato di Derna, ci si augura che le sorti qui siano diverse; l'Italimpianti e' stata incorporata in Iritecna, ma per questa societa' risultano palesi incertezze di conduzione, una grave precarieta' finanziaria, una marcata vaghezza del suo legame impiantistico con le altre societa' del Gruppo IRI, ed e' comunque una mera presa in giro l'assegnazione della sede legale a Genova; nel marzo scorso il CIPE ha solennemente deliberato di considerare "alta scelta strategica": la trasformazione degli assetti siderurgici, nuovi interventi in campo territoriale ed infrastrutturale, finanziamento ad un programma di reindustrializzazione curiosamente denominato "utopia", una parola greca che significa "in nessun luogo"; per converso, nel concreto piano di reindustrializzazione di Campi (anno 1989, dopo le chiusure dell'omonimo stabilimento siderurgico) approvato dal CIPE su proposta dell'allora ministro Fracanzani, che avrebbe dovuto fornire 17 nuove attivita' produttive, molte migliaia di nuovi posti di lavoro, eccetera (essendo indicate per ognuna di queste aziende la data di inizio dei lavori e le scadenze per l'entrata in funzione delle produzioni: tutte entro il 1991) non risulta, a tutt'oggi, che ci sia alcuna azienda in effettiva attivita', mentre solo per alcune e' stato prospettato un "quadro di intenzioni", su cui nei prossimi mesi saranno possibili le verifiche; la stessa situazione del porto - nella quale peraltro esistono pesanti responsabilita' locali, da cui nessuno dei protagonisti puo' pretendere di considerarsi escluso - sta avvitandosi su se stessa, apparentemente perche' la Compagnia portuale non accetta di essere esclusa dalle nuove banchine, su cui pure ha precisi diritti sanciti da una legge vigente, ma in realta', e soprattutto, perche' e' in corso una guerra di appropriazione delle banchine stesse, da parte degli armatori e dei "terminalisti"; e' tuttavia evidente che pur vedendo le responsabilita' della Compagnia portuale - che piu' volte si e' impegnata a diventare impresa, ma non ha proceduto su questa strada, strada che comporta di non essere semplice "esclusivista" delle prestazioni lavorative, in quanto cio' condurrebbe allo scontro con tutti gli altri - sarebbe erroneo pensare, a proposito di porti, ad un mercato paragonabile a quello delle merci industriali, essendo del tutto evidente che i sistemi portuali sono sistemi oligopolistici; in tale situazione la stessa Compagnia portuale e' un soggetto privato, partecipe di un sistema oligopolistico, in cui i protagonisti o si mettono d'accordo o si fanno la guerra; ne' si puo' negare che l'accordo e' possibile solo se crescono i traffici, altrimenti il porto resta residuale; se le merci e i traffici vanno altrove, non c'e' nessuno, autorita' pubbliche e privati, che possa autoassolversi, e dichiarare che le responsabilita' sono sempre, e tutte, di qualchedun altro; e' dunque indispensabile che l'autorita' pubblica produca diritto ed equita', garantendo un concreto funzionamento del porto, senza arbitri e senza soprusi, ma con nuove regole, legislative e amministrative, che non colpiscano unilateralmente nessuno, ma assicurino il perseguimento di una sintesi fra l'interesse dei singoli privati e l'interesse generale; entro tale situazione e' fondamentale il ruolo del sindacato come generale rappresentante dei lavoratori e perche' l'indispensabile tutela del lavoro avvenga in forme che riconoscano al sindacato tale funzione; e' infine urgente che il Governo stabilisca con chiarezza il destino e l'utilizzo dei "Beni" realizzati con l'Esposizione mondiale attualmente in corso, fino al prossimo ottobre, mettendo termine alle controversie fra enti ed evitando il protrarsi di una situazione grottesca, in cui funzionari ministeriali di alto rango vengono citati dalla stampa locale come se fossero degli "oracoli" -: se non ritenga, come Presidente del Consiglio dei ministri, che Genova rappresenti, fra le citta', un caso di "emergenza nazionale" verso cui si deve concentrare, in via immediata, un intervento concertato di vari ministri, e segnatamente il ministro dell'industria e delle partecipazioni statali, i ministri dei trasporti e della marina mercantile, il ministro del bilancio, presidente del CIPE, e il ministro delle finanze, responsabile del demanio; se non reputi che tali ministri debbano al piu' presto riunirsi e formulare una piattaforma di azioni coerenti e precise, di obiettivi dettagliati e credibili, fra loro interconnessi ed integrati, al fine di realizzare concreti programmi di sviluppo fortemente qualificati nei settori ad alta tecnologia, nelle produzioni ad alto contenuto di innovazione, nei servizi ad alto valore aggiunto, cosi' come richiesto e consentito dall'esistenza di un prezioso potenziale professionale dei lavoratori e dei tecnici della citta'; se non consideri molto urgente che su queste basi si possa realizzare al piu' presto un incontro con i parlamentari liguri, con i rappresentanti degli enti locali, della regione Liguria, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori, in cui possano essere confrontate le questioni di sviluppo con le questioni territoriali e sociali e in cui ciascuno si assuma le proprie responsabilita' e si comporti di conseguenza; se non valuti che ogni ministro dovrebbe invitare coloro che alla sua responsabilita' fanno riferimento perche' di qui ad allora si tenga conto di quanto sopra indicato e ognuno regoli i propri atti secondo una logica di interventi coordinati, interrompendo questo inaccettabile stillicidio di misure unilaterali che possono solo suscitare reazioni di collera, gravi e pericolose; se non reputi, in particolare, di dover attirare l'attenzione dei presidenti dell'IRI e dell'ENI, del Presidente del Porto, e degli stessi singoli ministri interessati, sulla necessita' di garantire che, nella transizione, non si verifichino eventi che possano pregiudicare un razionale avvio a soluzione dei problemi che sono sul tappeto. (3-00142)