Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00020 presentata da STRADA RENATO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19920909
La X Commissione, premesso che: il settimo Governo Andreotti ha decretato, in articulo mortis, a firma dello stesso ex Presidente del Consiglio nella sua qualita' di Ministro ad interim delle Partecipazioni Statali, aumenti fino al 25 per cento delle indennita' di carica dei vertici degli enti a Partecipazione Statale (IRI, ENI, EFIM, Ente cinema ed altri) tutto con valore retroattivo a partire dal 1^ gennaio 1991 e prescindendo da alcuna valutazione sulla produttivita' economica ed efficienza delle imprese gestite; l'adeguamento ha fatto salire le indennita' dei presidenti di IRI, ENI ed EFIM di 62,5 milioni annui (da 250 milioni lordi a 312,5) e le retribuzioni dei vice presidenti da 150 a 187,5 milioni lordi, mentre il compenso del presidente dell'Ente cinema cresce di 21,2 milioni e rimane invariato a 487 milioni annui quello del Presidente dell'ENEL; il suddetto decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 luglio, e' entrato in vigore il 7 luglio e in quell'occasione il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sen. Fabio Fabbri, ha giudicato tali aumenti incompatibili con le scelte di fondo del governo Amato e, tra l'altro, ha dichiarato che: "Il Consiglio dei Ministri ha posto la lotta all'inflazione attraverso l'invarianza dei prezzi delle tariffe e dei redditi nell'area della pubblica amministrazione come primario obiettivo della politica di risanamento. Un obiettivo che non si concilia con il via libera agli scatti retributivi per i manager pubblici"; il Presidente del Consiglio, on. Giuliano Amato, ha confermato tale valutazione sostenendo che: "E' evidente che noi non siamo in grado di fare una manovra equa, e che venga ritenuta equa, se accadono contemporaneamente cose di questo genere", lasciando intendere pertanto che quello straordinario aumento di indennita' sarebbe stato bloccato; queste affermazioni non sono state seguite da atti concreti e i vertici degli enti hanno potuto incassare l'aumento, una sorta di scala mobile per i grandi boiardi di Stato, con tanto di arretrati; successivamente, a fine agosto, il nuovo Ministro del Tesoro, Piero Barucci, ha dato implicito benestare a questi aumenti, stabilendo che il compenso del commissario liquidatore dell'EFIM andasse equiparato all'indennita' dell'ex Presidente dell'EFIM, cosi' come identiche alle precedenti sono le indennita' per i nuovi sindaci dell'Ente; in questo modo, non solo non e' stato revocato il precedente decreto, la cui efficacia peraltro e' a questo punto sostanzialmente esaurita, ma sono stati cosi' confermati, per l'EFIM, gli aumenti di stipendio ai vertici degli enti pubblici concessi dal precedente Presidente del Consiglio Andreotti; il Governo, nel frattempo, in nome del rigore, ha preso misure drastiche, in aggravio dei bilanci familiari dei cittadini semplici, come ad esempio la patrimoniale sui depositi bancari, l'imposta sulla casa, l'aumento dell'imposta di bollo su patenti, passaporti, ecc. ecc; in questo contesto, in cui e' intervenuta anche l'abolizione della scala mobile per i lavoratori dipendenti, gli aumenti ai manager pubblici attuati dal decreto del Governo Andreotti sono incompatibili con le misure che necessariamente devono essere prese per contenere il gravissimo deficit dello Stato, ritenendo inopportuna e deprecabile la suddetta decisione del Governo Andreotti; considerato inoltre che a partire dal mese di agosto si e' conclusa la trasformazione degli enti IRI, ENI, ENEL ed INA in societa' per azioni, il cui pacchetto azionario attualmente e' al 100 per cento detenuto dal Ministero del Tesoro, impegna il Governo a revocare gli aumenti stabiliti dal decreto del 6 luglio e che attualmente sono ancora in vigore; ad attenersi strettamente al principio del rigore nella definizione in generale delle indennita' dei cosiddetti manager pubblici, risultando intollerabili gli aumenti dei compensi in un momento in cui vengono prese gravi misure restrittive sul piano economico; ad orientarsi in veste di azionista unico o di maggioranza, in particolare nelle nuove societa' per azioni, quali sono ora ENEL, IRI, ENI ed INA perche' valga il medesimo principio di rigore ed equita' e perche' dunque non siano confermati i compensi stabiliti dal Governo Andreotti per i presidenti di quegli enti, ma vengano ripristinate le precedenti indennita', equiparando ad esse anche le indennita' delle cariche dell'ENEL. (7-00020)