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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00005 presentata da MAGRI LUCIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19920930

La Camera, esaminato il documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 1993-1995, presentato dal Governo in data 31 luglio 1992; verificato che il quadro macro-economico tendenziale adottato e' poco credibile in quanto, tra l'altro, delinea una manovra di riduzione del fabbisogno del settore statale che non tiene conto delle oscillazioni, tendenti al rialzo, dei tassi di interesse internazionali, della recente svalutazione della lira e di eventuali e possibili ulteriori riallineamenti tra le monete dello SME; constatato che il recente riallineamento delle monete all'interno dello SME non potra' non incidere su alcune grandezze economiche e finanziarie decisive per delineare tale manovra quali il tasso d'inflazione, i tassi d'interesse, il volume delle esportazioni, il servizio del debito, l'incremento del PIL; constatato come la svalutazione della nostra moneta che avra' indubbi effetti inflattivi sia stata decisa solo dopo che con gli accordi sindacali del 10 dicembre 1991 e del 31 luglio 1992 e' stato smantellato il meccanismo di indicizzazione al costo della vita dei salari e bloccata la contrattazione sindacale sia nel settore pubblico che in quello privato; considerato che, ancora una volta, il Governo si propone di intervenire per ridurre il deficit dello Stato riducendo i costi delle erogazioni previdenziali e del servizio sanitario nazionale, bloccando per anni il rinnovo dei contratti nazionali del pubblico impiego, la contrattazione decentrata nel settore privato, nonche' abolendo ogni meccanismo di indicizzazione dei salari all'aumento del costo della vita proprio mentre utilizza lo strumento della svalutazione della lira che inevitabilmente indurra' un incremento del tasso d'inflazione reale nel nostro paese; constatato che esistono seri sospetti che il documento di programmazione economico-finanziaria non fuga, che il Governo non intenda restituire l'ammontare dell'IRPEF artificiosamente incrementato tramite il meccanismo del fiscal drag e intenda viceversa bloccare l'aumento delle erogazioni previdenziali dovuto all'indicizzazione di queste ultime alla dinamica del costo della vita e a quella dei salari; valutato che il Governo intende perpetuare una politica di gestione del deficit pubblico che agisca dal lato delle spese e delle entrate unicamente sul deficit primario, senza intaccare la rendita finanziaria accumulatasi nel corso dell'ultimo ventennio a causa di una politica di incremento del debito pubblico in alternativa ad una seria, organica ed equa riforma fiscale, e dunque non intende affrontare con efficacia il problema del servizio del debito e degli alti livelli dei tassi d'interesse sui titoli di Stato; ricordato che questa scelta di politica economico-finanziaria colpisce i ceti popolari e ha nel corso dell'ultimo ventennio operato una drastica redistribuzione del reddito dal basso verso l'alto, dal lavoro dipendente alla rendita finanziaria; constatato come il Governo intenda perseguire una politica fiscale senza misure concrete per combattere l'evasione fiscale, mentre per il 1991 la Banca d'Italia calcola tale evasione in ben 276 mila miliardi di lire di imponibile pari ad un gettito fiscale di piu' di 100 mila miliardi, e mentre dall'ennesimo "libro bianco" dello stesso ministro delle finanze risulta che imprenditori e commercianti dichiarano un reddito inferiore a quello medio dei lavoratori dipendenti e che ben 290 mila imprese soggette all'IRPEG, il 55 per cento del totale, hanno dichiarato redditi nulli o negativi; verificato come il Governo riduce i trasferimenti erariali agli enti locali, sospende in maniera indiscriminata i mutui della Cassa depositi e prestiti bloccando anche investimenti in settori fondamentali, e contemporaneamente impone tributi locali aggiuntivi scaricando le tensioni sociali derivanti dall'incremento della gia' alta pressione fiscale sulle amministrazioni locali; constatato come si intenda colpire i redditi dei ceti popolari con l'addizionale dell'IRPEF, la tassa sulla prima casa, l'obbligo di rivalsa dei proprietari sugli inquilini per il pagamento di una quota dell'ICI con un provvedimento incostituzionale; rilevato come - piuttosto che colpire l'evasione fiscale - si mira a stabilire con le associazioni di categoria del lavoro indipendente una sorta di concordato fiscale di categoria in una logica neo-corporativa; constatato come la proposta di aumentare il peso relativo delle imposte indirette, oltre che essere contraria al principio di progressivita' del sistema fiscale, e' del tutto inopportuna per non contribuire ad incrementare il tasso d'inflazione e per non deprimere ulteriormente la domanda; verificato che niente viene previsto per rimodulare sulla base del valore aggiunto delle imprese l'onere dei contributi sociali al fine di riequilibrare il costo del lavoro, ne' per estendere ed uniformare la tassazione di tutti i redditi di capitale; constatato che la previsione, elaborata dal Governo, di taglio delle agevolazioni fiscali oggi pari a 95 mila miliardi, si limita a poco piu' di 6 mila miliardi e che niente e' stato predisposto per la riforma della procedura del processo tributario; constatato che nel documento di programmazione economico-finanziaria si prevede per il 1995 un debito complessivo pari al 114 per cento del PIL, ben lontano dall'obiettivo da raggiungere entro il 31 dicembre 1996, secondo quanto previsto dal trattato di Maastricht, che stabilisce per il debito un tetto del 60 per cento del PIL, previsione che nasconde o la sostanziale rimessa in discussione del trattato, rimessa in discussione che ci troverebbe peraltro concordi, o una piu' probabile volonta' di tacere su ulteriori provvedimenti che il Governo intende mettere in essere al riguardo; rilevato come oltre alla legge delega su pensioni, finanza locale, sanita', pubblico impiego, attualmente in discussione in Parlamento, il Governo ha chiesto poteri straordinari ed una delega in bianco per tre anni con una proposta di carattere anticostituzionale che rappresenta un vero e proprio tentativo di golpe istituzionale, suscitando perplessita' ed opposizioni nella stessa maggioranza; impegna il Governo: a ritirare il documento di programmazione economico-finanziaria in quanto inattendibile nelle previsioni e privo di credibilita' nelle indicazioni d'intervento; considera essenziali al fine di un reale risanamento del bilancio statale: una politica di redistribuzione del reddito dall'alto verso il basso aggredendo la rendita finanziaria con, per esempio, un imposta patrimoniale, un consolidamento del debito, una piu' incisiva e forte imposta sui titoli di Stato, o con un mix di queste ed altre misure; una politica tesa a garantire i salari reali dei lavoratori e le pensioni; una riforma fiscale che realizzi l'equita' in senso sia verticale (progressivita') che orizzontale (allargamento della base imponibile a tutti i redditi e a tutte le forme di ricchezza patrimoniale); una strenua lotta all'evasione fiscale aumentando gli organici dell'amministrazione finanziaria, rendendo piu' stringenti i controlli incrociati, introducendo un meccanismo di minimum tax per il lavoro indipendente, riducendo drasticamente i tempi e la farraginosita' del contenzioso tributario; la denuncia e la rinegoziazione del trattato di Maastricht ed una sua profonda revisione con la definizione di una fase transitoria durante la quale il nostro paese riacquisti un pieno controllo sulla circolazione dei capitali in entrata ed in uscita dal nostro territorio nazionale; considerato che non si puo' ottenere un reale risanamento della finanza pubblica senza una politica per lo sviluppo produttivo che punti ad una nuova qualita' della crescita economica basata sui consumi sociali e collettivi, sul risanamento ambientale, sulla realizzazione di reti di infrastrutture moderne quali le telecomunicazioni, le ferrovie, l'approvvigionamento idrico, sulla qualita' e l'innovazione dei prodotti con adeguati interventi atti a favorire la ricerca; considerato che la priorita' della difesa dell'occupazione e il rilancio di uno sviluppo qualitativamente nuovo implicano un ruolo di indirizzo strategico dello Stato nell'attivita' economica, si deve bloccare il processo di privatizzazione dei servizi essenziali e delle aziende a partecipazione statale in corso, tendente a svendere ai privati le aziende sane o settori delle stesse aziende in attivo ed accollando alla collettivita' le attivita' non renumerative; impegna percio' il Governo a presentare al piu' presto un nuovo documento di programmazione economico-finanziaria sulla base delle indicazioni e delle priorita' sopra enunciate. (6-00005)

 
Cronologia
mercoledì 23 settembre
  • Parlamento e istituzioni
    Vengono nominati i senatori e i deputati componenti la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali similari, che sarà presieduta dal deputato Luciano Violante.

mercoledì 30 settembre
  • Politica, cultura e società
    Il Governo vara la legge finanziaria per il 1993: una manovra economica da 93 mila miliardi di lire con l'obiettivo di una drastica riduzione del deficit di bilancio.

venerdì 2 ottobre
  • Politica, cultura e società
    Si svolge uno sciopero generale del pubblico impiego contro la manovra economica.