Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00006 presentata da LA MALFA GIORGIO (REPUBBLICANO) in data 19920930
La Camera, considerato che l'Italia, a prescindere dagli impegni comunitari, e' chiamata ad attuare una politica rigorosa ed efficace di risanamento finanziario; considerato il livello insostenibile del nostro debito pubblico in rapporto al PIL, l'elevatissimo disavanzo del bilancio pubblico, il differenziale di inflazione, l'elevato tasso di interesse, le crescenti difficolta' della lira in rapporto alle altre monete dello SME; considerato che una politica fondata su aumenti dei tassi di interesse rende sempre piu' onerosa la posizione dei debitori sui mercati finanziari, con conseguenze rilevanti sulle spese per interessi e quindi sul disavanzo pubblico; considerato che gli aumenti di tasso di sconto decisi della Banca d'Italia a difesa della valuta nazionale, che comportano gravi conseguenze negative sui livelli dell'attivita' produttiva e dell'occupazione, non hanno scongiurato la necessita' di una svalutazione solitaria dell'Italia rispetto a tutte le altre monete dello SME; considerata l'estrema gravita' della situazione odierna della finanza pubblica e della nostra valuta, nonche' la minaccia di una crisi finanziaria, resa piu' incombente dall'ammontare sempre crescente di debito pubblico in scadenza da rifinanziare mensilmente; considerato che la stessa svalutazione di domenica 13 settembre non ha portato benefi'ci apprezzabili alla nostra moneta in una situazione internazionale di grande confusione ed instabilita', che penalizza soprattutto le monete piu' deboli come la sterlina e, appunto, la lira; considerati gli impegni del trattato di Maastricht che prevedono, per quanto riguarda la finanza pubblica, che alla fine del 1996 il disavanzo pubblico non ecceda il 3 per cento del PIL e che il rapporto tra il debito pubblico ed il PIL non superi il 60 per cento del PIL o si sia ridotto in modo cospicuo avvicinandosi con un tasso soddisfacente al livello di riferimento; considerato che l'attuale elevato livello del debito pubblico in rapporto al PIL, valutabile per il 1992 intorno al 108 per cento, ed il perdurare di consistenti disavanzi nel bilancio pubblico, fanno si' che in nessun modo l'obiettivo in termini del rapporto debito-PIL indicato per il 1996 potra' essere soddisfatto nel nostro paese; ritenendo, anche, ma non solo, alla luce della modifica del quadro in cui il Governo ha formulato le proprie previsioni, inadeguato e troppo lento il programma di rientro previsto dal documento di programmazione economico-finanziaria 1993-1995 presentato il 31 luglio 1992: in particolare nel 1995 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL sarebbe ancora di due punti superiore all'obiettivo del 3 per cento e solo in quell'anno si stabilizzerebbe il rapporto tra il debito ed il PIL, cosicche' la tendenziale diminuzione di questo aggregato, requisito minimo richiesto dagli accordi di Maastricht, si verificherebbe solo in relazione al 1996. Con riferimento a quest'ultimo aspetto ci si chiede inoltre se la ulteriore crescita del debito pubblico, prevista nel biennio 1993-1994, sia sostenibile in relazione alle precarie condizioni del mercato finanziario; ritenendo inoltre eccessivamente graduale e differita nella parte finale dell'orizzonte temporale considerato la manovra ipotizzata dal documento governativo, come emerge da un confronto con lo scenario recentemente proposto dalla Banca d'Italia. Quest'ultima prevedeva un consistente sforzo iniziale per portare l'avanzo primario al netto degli interessi al 3,7 per cento del PIL nel 1993, per poi portarsi al 5 per cento nel 1994. Il piano del Governo appare piu' morbido ipotizzando un avanzo primario inferiore di circa un punto rispetto alla previsione della Banca d'Italia nel biennio 1993-1994. In conseguenza l'indebitamento totale, in percentuale del PIL, si ridurrebbe solamente di 2,8 punti nel biennio 1993-1994, facendo cosi' ricadere nel biennio 1995-1996 un onere di correzione pari a circa 4,5 punti percentuali del PIL per il soddisfacimento dell'obiettivo del 3 per cento nel 1996; affermando che il conseguimento degli obiettivi richiede, senza piu' rinvii, interventi di riforma strutturale che incidano profondamente sui meccanismi di spesa e modifichino le evidenti iniquita' che contraddistinguono il nostro sistema fiscale; ritenendo che gli ulteriori inasprimenti fiscali previsti dall'attuale documento debbano essere accompagnati da contestuali interventi sui meccanismi attuali di spesa pubblica, interventi volti ad arrestarne immediatamente la crescita in maniera tale che appaia evidente alla collettivita' il carattere transitorio di tali ulteriori inasprimenti fiscali; l'azione del Governo, in altre parole, deve essere mirata non solo ad un risanamento immediato dei conti pubblici, ma anche ad una decisa riduzione del peso del settore pubblico e della pressione fiscale; impegna il Governo a presentare un nuovo programma per la predisposizione della legge finanziaria 1993 che preveda entro il 1993 la stabilizzazione del rapporto debito/PIL ai livelli raggiunti nel 1992 e la riduzione del rapporto deficit/PIL al 3 per cento entro il 1994. Cio' comporta la fissazione di un obiettivo di fabbisogno della pubblica amministrazione non superiore a 100.000 miliardi nel 1993 e a 50.000 miliardi nel 1994 corrispondenti rispettivamente al 6 per cento del PIL nel 1993 e al 3 per cento nel 1994; a presentare emendamenti al disegno di legge delega in materia di sanita', previdenza, pubblico impiego, finanza locale, che rafforzino i meccanismi di correzione della spesa previsti in quel testo; a rendere inequivoca, con la presentazione di una legge finanziaria coerente, la determinazione di perseguire con una politica di bilancio adeguata gli obiettivi di risanamento finanziario sopra indicati. (6-00006)