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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

MOZIONE 1/00095 presentata da FINI GIANFRANCO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19921112

La Camera, considerato che il servizio radiotelevisivo pubblico in Italia e' in crisi di identita' e funzionalita' a causa, principalmente, della totale occupazione effettuata negli anni dalla maggioranza dei partiti politici con criteri "proporzionali" alle forze elettorali rappresentate; che occorre intervenire urgentemente per conferire un assetto istituzionale certo al servizio pubblico radio-televisivo, dal momento che da anni la RAI e' in una situazione illegittima ed inopportuna tant'e' che continua ad operare in prorogatio, attraverso un C.d.A scaduto e dimezzato; che da tali organi, illegittimamente ancora in vigore, emanano provvedimenti, di conseguenza illegittimi, di grande portata, che investono la gestione economica e culturale dell'azienda, oltre a privare di ogni garanzia il pluralismo dell'informazione sancito dalla Costituzione; che tale comportamento e' avallato dagli alti vertici della RAI che hanno affermato ufficialmente (audiz. Commiss. vigilanza 3 nov. 92) che il C.d.A. continuera' a procedere per le nomine dei direttori di rete e di testata e, comunque, continuera' nell'adempimento di tutti i compiti di sua pertinenza, come se operasse in una situazione di normalita' e non, come di fatto, di straordinarieta'; che, contemporaneamente, la struttura organizzativa e di gestione oltre ad essere costretta all'immobilismo per la presenza di 58 centri autonomi di spesa con il solo controllo discrezionale al consultivo, si basa su princi'pi e criteri decisamente superati da decenni; che, inoltre, a causa delle carenze di cui sopra e della presenza concorrenziale di NETWORK privati, la RAI sta irresponsabilmente abbandonando la via istituzionale della qualita' del messaggio sia sotto l'aspetto didattico che sotto il profilo della mera informazione, per inseguire l'audience commerciale a tutti i costi; che, malgrado i ripetuti solleciti e denunce, il servizio pubblico RAI, sostenuto abbondantemente dal canone pagato dagli utenti, e' fallito anche sul piano della irradiazione del segnale. Per cio' che attiene, infatti, ai canali televisivi, il territorio nazionale e' coperto mediamente per l'80 per cento, ma il segnale buono arriva soltanto nel 50 per cento, e per le radio siamo addirittura al 35 per cento; che da diversi anni, ormai, la RAI presenta bilanci non veri, indipendentemente dal fatto che siano in attivo, in pareggio o in passivo, grazie ad operazioni ad hoc e manipolazioni di voci allo scopo di coprire le rovinose conseguenze di una gestione notoriamente discutibile e censurabile, basata costantemente sul favoritismo e sullo sperpero, sicche' si e' "scientificamente" proceduto alla lottizzazione delle reti, delle testate, dei comitati di redazione, e persino del pubblico (suddividere per quote di partecipazione alle diverse aree politiche) con cio' rispondendo alla cultura maggioritaria che, all'interno della stessa RAI, individua nel partito politico di appartenenza l'editore di riferimento. La dilatazione dei costi, il ricorso agli appalti esterni, all'utilizzo sproporzionato di personale fisso ed a tempo determinato, oltre i cosiddetti collaboratori autonomi, la sottoutilizzazione di personale altamente qualificato, rappresentano i punti cardine su cui regge l'apparato RAI; che il forte indebitamento provocato anche dalla scandalosa operazione di Grottarossa, non consente un credibile piano di rientro in tempi accettabili; che, in assenza di interventi del Governo e del Parlamento, la RAI sta apertamente procedendo lungo la linea di una autoriforma che, per essere tale, proviene da una complessiva situazione di illegittimita', in quanto che si e' in presenza di organi, per l'appunto, non legittimati ad operare (C.d.A.), in dispregio degli indirizzi della Commissione di vigilanza, in assenza di dati trasparenti nel bilancio dell'azienda; che, a tutt'oggi, nemmeno la convenzione e' stata ancora adeguata alla legge n. 223 del 1990, pur essendo trascorsi oltre due anni dall'entrata in vigore della legge stessa; che l'assenza di elementi di chiarezza sul bilancio (e le contrapposte valutazioni date dal Presidente e dal Direttore Generale della RAI) induce a ritenere che si sia fatto ancora una volta ricorso ad artifizi contabili per evitare di incorrere nelle sanzioni previste dall'articolo 12 della legge 103 e conseguentemente nello scioglimento, per legge, del C.d.A. da sostituirsi con un collegio commmissariale di cinque membri; che la RAI e il sistema pubblico anche a seguito del recente assetto azionario della RAI violano palesemente le norme Antitrust, essendo, proprietaria di 6 reti radiofoniche (3 in AM, 3 in FM), oltre 5 canali per la filodiffusione radiofonica ed un sesto canale di filodiffusione per programmi di carattere specializzato; del quotidiano il Giorno, e dell'agenzia Italia oltre ai 3 periodici della NUOVA ERI, di una quota di Telesammarino; che le ipotesi avanzate da diverse parti politiche, e da soggetti appartenenti alla stessa azienda, in merito alle nomine di uno o piu' garanti non deve costituire un diversivo posto in essere solo per mantenere in piedi, fino alla presunta soluzione del problema, uno status quo funzionale a perpetrare una situazione di lottizzazione da espellere definitivamente dal sistema dell'informazione; che, tutte le citate disfunzioni ed anomalie portano di conseguenza, alla soluzione giuridica del commissariamento, a tal fine ipotizzata anche dal Presidente del Consiglio, impegna il Governo ad operare immediatamente, anche attraverso gli strumenti legislativi, per procedere alla nomina di un commissario del servizio pubblico radio-televisivo, bloccando, nelle more dell'emanazione del provvedimento, gli atti di straordinaria amministrazione del C. d. Amministrazione della RAI; in via subordinata a verificare, come atto dovuto, il presupposto giuridico e contabile, previsto dall'articolo 12 della legge 103, che tassativamente prevede lo scioglimento del Consiglio di Amministrazione della RAI e la nomina di un collegio commissariale di cinque membri. (1-00095)

 
Cronologia
mercoledì 11 novembre
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