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Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09532 presentata da DORIGO MARTINO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19930113

Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che: la sera del 27 ottobre 1992, il bersagliere di leva Nicola Martino, in servizio presso la Compagnia Controcarri "Garibaldi" a Salerno, residente a Lungro (CS) si e' tolto la vita sparandosi alla testa, dopo aver lamentato il proprio stato di depressione dovuto alla disperata altalena di ricoveri, dichiarazioni di abilita' al servizio, rinvii al Corpo ed invii in convalescenza, subita per piu' di un mese; il militare, a riprova della sua disponibilita' al servizio di leva, dopo aver svolto l'addestramento reclute a Potenza, dal 31 luglio 1992 al 10 settembre 1992, con buoni risultati, senza aver mai manifestato la minima volonta' di sottrarsi agli obblighi di leva, aveva avanzato domanda di partecipare al corso allievi Ufficiali di Complemento, e si era impegnato a partecipare alle prove selettive di ammissione; inviato in licenza di convalescenza per influenza, negli ultimi giorni di settembre 1992, Nicola Martino, colpito da dolori inguinali, viene ricoverato il 20 settembre 1992, presso l'ospedale civile del luogo di residenza, dove gli viene diagnosticata una "ernia inguinale ex intasata"; il 24 settembre 1992, Nicola Martino si presenta al distretto militare di Cosenza, che invece di inviarlo all'ospedale militare, lo dichiara idoneo e lo invia al Corpo, a Salerno; al reparto, entrato subito in malattia, Nicola Martino viene inviato all'ospedale militare di Caserta che gli conferma la diagnosi dell'ospedale civile, di "ernia inguinale ex intasata", prospettandogli due alternative: o l'intervento chirurgico o la riforma dal servizio; inviato in licenza di convalescenza per dieci giorni, il militare di leva si e' sottoposto al consiglio del medico civile, che dato che Nicola Martino aveva subito un precedente intervento chirurgico ad ernia inguinale all'eta' di dieci anni, ha sconsigliato un ulteriore intervento che avrebbe indebolito i tessuti; per questo motivo il militare si presenta il 7 ottobre 1992, al distretto militare di Cosenza, chiedendo la riforma dal servizio. Il distretto militare lo invia invece all'ospedale militare di Catanzaro dove viene confermata la diagnosi dell'ospedale civile e percio' prescritta una ulteriore licenza di convalescenza di sette giorni, al termine della quale Nicola Martino si presenta al distretto militare che lo dichiara abile al servizio e lo invia al Corpo; dopo aver protestato per la assurda altalena di provvedimenti, il militare di leva accetta di rientrare al Corpo il 16 ottobre 1992, e dopo due giorni viene reinviato all'ospedale militare di Caserta che lo reinvia in convalescenza per dieci giorni, sempre senza risolvere una decisione sulla definitiva inabilita' al servizio; durante l'ennesima licenza, disperato dal fatto di non riuscire ad ottenere la riforma dal servizio di leva prospettatagli fin dall'inizio, e dal fatto di dover subire un continuo sballottamento tra il reparto, il distretto e gli ospedali militari, mortificato e prostrato dalla pressione punitiva adottata presso la Compagnia Controcarri "Garibaldi" dai diretti superiori nei suoi confronti, che nel frattempo lo avevano pregiudizialmente interpretato come renitente alla leva, Nicola Martino e' arrivato al gesto estremo del suicidio; la famiglia di Nicola Martino ha dato il suo assenso al trapianto degli organi (cornee, cuore e fegato), che hanno permesso la riabilitazione di sei malati gravi; la famiglia di Nicola Martino, ha avanzato, tramite l'Associazione Nazionale Genitori dei soldati di leva di Padova, la giusta rivendicazione che sia fatta luce sulle cause e le responsabilita' che hanno prodotto la disperazione ed il suicidio del figlio -: se il Ministro non intenda accertare e rendere note tutte le diverse e precise responsabilita' della mancata riforma dal servizio del bersagliere Nicola Martino, e del trattamento persecutorio subito dalla gerarchia militare, assumendo gli opportuni provvedimenti disciplinari verso i militari che risultino coinvolti; se il Ministro non intenda verificare la sussistenza di responsabilita' penali, conseguenti alla morte del bersagliere Nicola Martino disponendo la opportuna denuncia alla Magistratura militare. (4-09532)

Il giorno 14 settembre 1992, il bersagliere Nicola Martino, in servizio presso la Compagnia Controcarri "Garibaldi" di Salerno, otteneva un permesso giornaliero per recarsi al proprio domicilio, finalizzato al ritiro di un certificato medico da presentare al Gruppo selettori allievi ufficiali di complemento (AUC) di Napoli, dovendo essere sottoposto, il 16 settembre successivo, agli accertamenti psico-sanitari connessi al concorso AUC. Il Martino, giunto a destinazione, otteneva in data 16 settembre 1992, 5 giorni di riposo per "tonsillopatia acuta febbrile". In data 20 settembre 1992 veniva ricoverato presso l'Ospedale Civile di Lungro (CS) per "ernia inguinale sinistra intasa". Dimesso il 23 settembre, si presentava il giorno successivo al 15^ Comando Operativo Territoriale di Cosenza, dove otteneva dal Dirigente del servizio sanitario un giorno di riposo medico. Il 25 settembre 1992 veniva rinviato dallo stesso organo sanitario al Corpo in quanto "idoneo". Domenica 27 settembre 1992, il Martino accusava dolori inguinali e si recava in infermeria ove l'ufficiale medico lo sottoponeva a visita medica e lo inviava all'Ospedale militare di Caserta, da dove veniva dimesso in pari data con 10 giorni di licenza di convalescenza per "punta d'ernia inguinale sinistra", con proposta di terapia chirurgica. In data 8 ottobre 1992, l'Ospedale militare di Catanzaro concedeva al militare ulteriori 7 giorni di licenza di convalescenza con la stessa diagnosi. In data 15 ottobre 1992, al termine di detta licenza, il giovane veniva declassato nel profilo sanitario e al Corpo. Il Martino, su richiesta telefonica del padre al Comandante della Compagnia, rientrava al Corpo il giorno successivo. Durante la conversazione telefonica, il padre aveva confidato al succitato ufficiale la preoccupazione del figlio per l'intervento chirurgico al quale avrebbe dovuto sottoporsi (tanto che il giovane in un momento di sconforto, aveva addirittura adombrata la possibilita' di compiere un gesto inconsulto). L'ufficiale garantiva al genitore il massimo sostegno. Al rientro al Corpo il Martino veniva subito chiamato a rapporto dal Comandante della Compagnia che, intendendo rasserenarlo sul prosieguo della vita militare, gli faceva presente che non sarebbe stato piu' impiegato in incarichi operativi (a seguito del declassamento). Al termine del colloquio il militare veniva accompagnato in infermeria dove rimaneva sotto controllo medico per altri due giorni. Il 19 ottobre successivo il militare veniva avviato all'Ospedale militare di Caserta che in pari data lo dimetteva e lo inviava in licenza di convalescenza di 10 giorni per "ernia inguinale sx allo stato di punta (per intervento)". Il giorno 27 ottobre 1992, alle ore 23,30 circa, il militare, presso il proprio domicilio di Lungro (CS), tentava il suicidio con una pistola di proprieta' del padre e, per le lesioni riportate, il 30 ottobre 1992, decedeva presso l'Ospedale civile di Cosenza. Alla luce di quanto evidenziato non sono riscontrabili responsabilita', dirette o indirette, a carico del personale della Compagnia "Garibaldi". Si ritiene opportuno sottolineare che l'infermita' sofferta dal Martino non rientrava tra quelle determinanti l'inidoneita' al servizio militare (articolo 26 decreto del Presidente della Repubblica. 2.9.1985 n. 1008) e che i Comandanti, a tutti i livelli, si sono sempre attivati a sostegno del giovane, non rivolgendogli pressioni di alcun genere; peraltro, l'ambiente della caserma, sede della Compagnia "Garibaldi", non presenta (e non presentava) condizioni tali da cagionare particolari disagi. Il Ministro della difesa: Fabbri.



 
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