Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/09469 presentata da TURRONI SAURO (FEDERAZIONE DEI VERDI) in data 19930113
Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e dei lavori pubblici. - Per sapere - premesso che: gli eventi di questi ultimi giorni hanno ancora una volta messo in evidenza la straordinaria fragilita' del territorio. Frane ed alluvioni hanno prodotto centinaia di miliardi di danni sommergendo vasti territori: in ottobre hanno causato vittime tra la popolazione. Attualmente l'Emilia Romagna e' sottoacqua, i collegamenti interrotti, le citta' allagate. A Venezia l'acqua alta ha raggiunto i 140 cm il mese scorso. Toscana, Liguria e altre parti del paese furono sconvolte dalle acque; attribuire la responsabilita' di tutto cio' all'inevitabilita' degli eventi e' certamente sbagliato e consentirebbe di continuare a vivere la drammatica situazione territoriale del nostro paese con una rassegnazione ed un fatalismo inaccettabili; la pioggia caduta copiosamente in questi giorni e' riuscita a disegnare lo scenario di distruzione che abbiamo davanti agli occhi solo in virtu' della scellerata politica di abbandono e/o di sfruttamento del territorio perpetrata in questi ultimi decenni dai governi che si sono succeduti alla guida del paese; e' quella stessa politica che ci ha portato oggi a dover registrare, anche dal solo punto di vista conoscitivo dello stato del nostro territorio, delle carenze inaccettabili; non esiste un aggiornato inventario della instabilita' del nostro territorio (si ipotizzano oltre 10 mila situazioni di frana); i censimenti succedutisi in questi ultimi 30 anni sono incompleti, disomogenei, non aggiornati e quindi sostanzialmente inaffidabili, frutto di iniziative sporadiche e velleitarie, assolutamente prive di qualsiasi ufficialita'; si puo' quindi con certezza affermare che non si sa quante frane vi siano sul nostro territorio; il problema dell'instabilita' del nostro territorio sembra quindi risolversi esclusivamente nell'intervento di emergenza operato dal Dipartimento di Protezione Civile che attiva finanziamenti sulla base delle indicazioni di situazioni di rischio che le giungano. Al di fuori quindi di qualsiasi logica programmatoria di gestione del territorio, la Protezione Civile perpetua un intervento disorganico e contingente, tipicamente di emergenza, improntato alla straordinarieta', quasi mai risolutivo. Tuttavia la considerevole capacita' di spesa, e la rapidita' nel realizzarla, che hanno fino ad oggi caratterizzato l'attivita' del Dipartimento di Protezione Civile sono riuscite a mobilizzare in interventi risorse davvero ingenti; in Valtellina, a seguito dell'alluvione del 1987 sono stati erogati dalla Protezione Civile, in una condizione di emergenza che e' durata surrettiziamente per ben tre anni, oltre 900 miliardi. La successiva legge Valtellina, approvata dal Parlamento piu' sulla pressione esercitata dagli imprenditori del luogo, che avevano dimensionato le proprie imprese per "fare il resto" di quei tanti cantieri solo aperti con stralci di progetto, che non sulle reali esigenze, vale oltre 2000, circa quanto l'intero primo triennio della legge sulla difesa del suolo, indirizzata all'intero territorio; la legge sulla difesa del suolo ha stanziato per il triennio 2400 miliardi utilizzati dalle neo costituite Autorita' di bacino, nazionali, interregionali e regionali, per la loro organizzazione, per la predisposizione della fase conoscitiva dei piani di bacino, per la realizzazione di interventi idraulici urgenti, sulla base di una analisi di priorita'; le autorita' hanno cosi' riversato, attraverso lo strumento dello "schema previsionale e programmatico" in modo sostanzialmente acritico, una valanga di richieste di finanziamento per progetti di sistemazione idraulica gia' predisposti in anni precedenti, a livello da comunale in su. L'importo complessivo dei progetti in tal modo presentati e' risultato essere dell'ordine di molte decine di migliaia di miliardi. Si e' cosi' provveduto a ripartire i "pochi" soldi disponibili cercando di non scontentare troppo nessuno e premiando politicamente i piu' forti (leggi Passino). Ancora una volta si e' quindi perpetrato il ricorso di una logica assolutamente non coerente con l'esigenza di programmazione dell'intervento sul territorio, che ispirava la legge 183/89; ma al di la' del criterio di utilizzo delle risorse, vi e' da mettere in evidenza anche la qualita' dell'intervento cosi' realizzatosi. Nessuno spazio e' stato infatti lasciato, ne' in Valtellina ne' negli interventi proposti negli schemi previsionali e programmatici dalla legge sulla difesa del suolo, a quella politica di rinaturalizzazione dei corsi d'acqua che pone la condizione essenziale di rivalutazione ambientale del corso d'acqua e che d'altronde non sembra offrire minori garanzie di sicurezza di quegli strumenti di confinamento in cemento, sistematicamente spazzati via dalle piene. Si e' continuato percio' a procedere con criteri assolutamente tradizionali d'intervento sul corso d'acqua: cementificazione degli alvei, irrigidimento dei corsi con sponde artificiali e sovralzate, briglie e soglie. In particolare in Emilia Romagna, in assenza di piani di bacino sono stati decisi interventi per la costruzione delle dighe di Castrola e di Vetto, sono in costruzione sbarramenti e captazioni quali quelli sul Fiumicello, sono in progettazione dighe sul Savio; sotto il profilo strettamente idraulico va preso in considerazione anche l'aspetto riguardante l'influenza dei grandi invasi sulle condizioni che determinano le piene e che spesso ne sono concausa; a fronte di questo problema e' necessario tener presente che l'organismo di controllo delle condizioni di esercizio dei grandi invasi, il Servizio nazionale Dighe della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e' in condizione di assoluta inefficienza potendo contando su meno del 10 per cento dell'organico previsto; quest'ultimo richiamo pone il problema della assoluta non attuazione della legge 183/89 per la parte che riguarda i Servizi Tecnici Nazionali Geologico, Mareografico-Idraulico, Dighe e Sismico, al quale spetta proprio il compito di sviluppare un'adeguata conoscenza sulle condizioni del territorio; fornendo i presupposti conoscitivi, e sviluppando azioni concrete d'intervento sul territorio, tese a limitare le condizioni di rischio naturale; del servizio dighe si e' detto, di quello idrografico-mareografico va sottolineato l'aspetto assolutamente inadeguato che ne caratterizza l'attuale struttura. La situazione e' tale per cui alcune delle 20 sedi in cui operano gli uffici idrografici e mareografici per il rilevamento sistematico dei dati idrometereologici, idrometrici, mareografici ed ondametrici, da utilizzare sia in tempo reale durante le emergenze delle piene fluviali e delle mareggiate, sia da trasferire successivamente sui bollettini idrologici, stanno chiudendo per indisponibilita' di personale e di finanziamento; infine vasta parte della Romagna e' interessata da grandi fenomeni di subsidenza la cui causa e' da attribuirsi alle estrazioni d'acqua a scopi irrigui ed industriali e alla estrazione di metano mentre nessun intervento viene attuato per la chiusura dei pozzi e la sostituzione dell'acqua di falda con quella del canale Emiliano Romagnolo -: se non sia ritenuto necessario revocare ogni finanziamento per i progetti previsti dagli schemi previsionali programmatici cioe' gli interventi urgenti in attesa dei piani di bacino, che sono, per stessa ammissione del Ministro dei lavori pubblici, in conflitto con una corretta pianificazione di bacino; quali iniziative il Governo ritenga di dover porre allo studio al fine di revocare od annullare la miriade di progetti in aperto contrasto con la legge 183, riguardanti materie di competenza della legge di difesa del suolo, ed al fine, invece, di indirizzare la spesa sulla base di priorita' formulate sui criteri innovativi di intervento che prevedano il ripristino di condizioni di naturalita' ai corsi d'acqua, rimuovendo briglie ed alvei artificiali che rientrano fra le principali cause delle alluvioni e dei disastri; se non si intendono a tale proposito porre allo studio interventi per la difesa del suolo, riducendo in questo modo di conseguensa le spese per riparazione dei danni e per gli interventi di protezione civile; se non debba essere ritenuto prioritario il censimento esteso a tutto il territorio nazionale delle frane e della loro adeguata rappresentazione cartografica; se non ritenga il Presidente del Consiglio di garantire il pieno finanziamento di tutte le 20 sedi periferiche degli uffici idrografici e mareografici, alcuni dei quali stanno chiudendo per mancanza di personale e di finanziamenti, ripristinando anche immediatamente tutti gli strumenti di rilevamento danneggiati o distrutti per effetto degli eventi verificatisi; se non si ritenga di dover chiudere i pozzi ad uso irriguo ed industriale nelle aree individuate dalla legge Ravenna, provvedendo a rendere disponibili a tali scopi le acque ancora inutilizzate del canale Emiliano Romagnolo; se non sia ritenuto doveroso dare immediata attuazione alla pianificazione di bacino, totalmente ignorata e disattesa in particolare in Emilia Romagna dove scelte e decisioni per la realizzazione di dighe e sbarramenti, quali le dighe di Castrola, di Vetto, di Quarto sul Savio, e lo sbarramento sul Fiumicello, vengono assunte in violazione della legge 183, anticipando ed eludendo cosi' ogni piano. (4-09469)