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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00502 presentata da SENESE SALVATORE (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19930122

I sottoscritti chiedono d'interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro di grazia e giustizia, per sapere - premesso che: le disastrose condizioni del quotidiano funzionamento della macchina giudiziaria del nostro Paese si sono ulteriormente aggravate nel corso dell'anno 1992; e cio', nonostante le ripetute proclamazioni governative circa la rilevanza e priorita' dei problemi della giustizia e la declamata volonta' di porre termine alla pluriennale indifferenza dello stesso Governo verso tale settore dell'attivita' dello Stato; infatti, nel corso del 1992 la politica del Ministro della giustizia e' parsa caratterizzarsi per un notevole attivismo, peraltro esercitato esclusivamente sul piano dei rapporti con la magistratura ed il suo organo di governo all'insegna di una marcata conflittualita' con tali istituzioni. Di tale conflittualita', spinta ben presto al di la' della fisiologica dialettica istituzionale, costituisce emblematica illustrazione l'accanimento con cui il Ministro ha reiterato, a carico della Procura della Repubblica di Palmi, una fitta e inusitata serie di inchieste o ispezioni, il cui carattere vessatorio e' stato documentato dalla relazione al riguardo rimessa dalla Commissione Riforma al CSM. Ne' ad un tale accanimento ha fatto riscontro, ad avviso degli interpellanti, un atteggiamento di generale e imparziale rigore nell'esercizio dell'azione disciplinare che la Costituzione attribuisce al Ministro, giacche' molte situazioni che avrebbero sollecitato una verifica in sede disciplinare sono sfuggite ad una doverosamente sollecita iniziativa del Guardasigilli. Valga per tutti l'esempio delle gravissime risultanze di un'ispezione svolta sul Tribunale di Paola, tenute nei cassetti ministeriali per oltre un anno nonostante evidenziassero comportamenti che, quando sono stati infine portati all'esame della sezione disciplinare del CSM, hanno condotto all'immediata adozione di un provvedimento di sospensione del magistrato dalle funzioni e dallo stipendio; ancora recentemente, dinanzi alla Commissione Antimafia, il Ministro non ha esitato ad attribuire a magistrati in servizio l'appartenenza ad una non meglio identificata "agenzia", formata da parlamentari, giornalisti, ex magistrati, ecc., ed avente come scopo il discredito di settori delle Istituzioni; comportamenti che - sussistenti o insussistenti che siano - non possono essere addebitati a magistrati in servizio, specie dal Guardasigilli, senza assolvere l'onere di indicare i nomi di tali magistrati e di sollecitare nei loro confronti gli accertamenti del caso, non essendo consentito al Ministro della Giustizia impiegare nei confronti dei magistrati il metodo degli addebiti generici e allusivi che spesso caratterizza lo scontro propriamente partitico. Riesce, del resto, sempre piu' difficile agli interpellanti comprendere quale idea il Ministro abbia della deontologia dei magistrati, posto che - a seguito delle accuse palesemente prive di ogni base rivolte dal Segretario del PSI al magistrato Di Pietro - lo stesso Ministro non ha trovato di meglio che invitare quest'ultimo a rispondere pubblicamente all'onorevole Craxi, cosi' suggerendo un comportamento che sarebbe stato certamente fonte di discredito per l'istituzione giudiziaria e forse avrebbe persino determinato l'obbligo del magistrato di astenersi per il futuro rispetto alle inchieste su cui lo si invitava ad accettare pubblicamente la polemica; a fronte di questo che gli interpellanti considerano un discutibile e pericoloso attivismo sul piano dei rapporti con l'ordine giudiziario, e' invece mancata del tutto ogni iniziativa di riforma relativa alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, ad una seria depenalizzazione, alla riforma dell'ordinamento giudiziario e degli ordinamenti processuali, alla razionalizzazione e al potenziamento dei servizi e alle riforma organica del ministero di grazia e giustizia; materie tutte da tempo individuate, ad opera degli studiosi e degli esperti, come oggetto di ormai improcrastinabili interventi, per i quali da piu' parti sono state anche elaborate puntuali proposte. Anzi, la gia' rilevata conflittualita' con il CSM ha verosimilmente indotto il Ministro a non comunicare nemmeno al Parlamento la relazione sullo stato della giustizia a tal fine rimessagli dal Consiglio Superiore della Magistratura sin dal luglio 1992, avente ad oggetto un'elaborata ed esaustiva proposta di riforma dell'ordinamento giudiziario, frutto di studi approfonditi condotti anche con la collaborazione di consulenti esterni di alto valore scientifico. In tal modo il Ministro non soltanto ha vanificato il lavoro di un intero anno della Commissione Riforma del CSM ma ha privato il Parlamento di una importante occasione di discussione sui problemi della giustizia. Analogo comportamento omissivo il Ministro ha tenuto sulla proposta del CSM relativa alla depenalizzazione, su quella relativa alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie e su altre rilevanti proposte di riforma elaborate da quell'organo su vari momenti di crisi dell'istituzione giudiziaria. Per contro, ignorando tali contributi istituzionali, il Ministro - che non puo' non riconoscere l'urgenza di dare attuazione alla VII disposizione transitoria della Carta Costituzionale - ha annunciato, secondo quanto riferito dalla stampa, la nomina di un'ennesima commissione, che dovrebbe elaborare - quasi che tali elaborazioni difettino - una proposta di nuovo ordinamento giudiziario; sono altresi' mancati, da parte del Ministro, i doverosi interventi di esecuzione, implementazione e sostegno delle poche riforme approvate negli anni passati dal Parlamento, tanto che il nuovo processo penale versa in stato di quasi paralisi, i tribunali si sono addirittura trovati impediti dal celebrare i dibattimenti per impossibilita' di assicurare le trascrizioni delle registrazioni dello svolgimento delle relative attivita', e lo stesso Governo si e' visto costretto a sollecitare dal Parlamento una proroga dell'entrata in vigore della miniriforma del processo civile e dell'entrata in funzione del Giudice di Pace, a causa della mancata adozione delle misure strumentali a tali riforme, e persino del regolamento per l'istituzione del Giudice di Pace, che sarebbe stato compito del Ministro adottare tempestivamente. In tal modo sono state deluse anche le attese di quel modesto ausilio che le suddette riforme avrebbero offerto al funzionamento della macchina giudiziaria, e sono state accresciute la frustrazione e la demotivazione degli operatori. Questa frustrazione e demotivazione rischiano oggi di minare il prezioso impegno che in tanti magistrati e' alimentato sia dal crescente consenso dell'opinione pubblica per il ruolo che l'istituzione giudiziaria va svolgendo sul versante della difesa della legalita' nell'azione dei pubblici poteri, e sia dai primi successi che un diverso e piu' razionale impiego delle forze di Polizia consente di registrare nella lotta alla criminalita' organizzata; per contro, secondo quanto riferito alla stampa, il Ministero della giustizia - che non riesce nemmeno a fornire i tribunali di personale idoneo alla trascrizione delle registrazioni dibattimentali - avrebbe sottoscritto una convenzione con la Federazione del terziario avanzato (presieduta sino a qualche tempo fa, sempre secondo quanto riferito alla stampa, dal signor Feletti poi raggiunto da gravi imputazioni relative alla questione morale) per un "intervento di diagnosi sul sistema organizzativo della giustizia, al fine di rimuovere le cause che generano le attuali disfunzioni"; come se decenni di studi, dibattiti, proposte, oltre che le puntuali reiterate richieste quotidianamente avanzate dagli uffici giudiziari di tutt'Italia, non offrissero gia' materiale piu' che sufficiente per effettuare le doverose e ormai indifferibili scelte politiche e gli improcrastinabili interventi in materia; le carceri risultano insopportabilmente sovraffollate, ma nessuna misura di organico intervento e' stata sino ad oggi presentata dal Ministro competente, mentre decine di nuovi stabilimenti penitenziari non sono ancora posti in esercizio. Ne' il Ministro ha indicato plausibili ragioni per tale ritardo -: se il Governo abbia una politica della giustizia e, in caso affermativo, quali siano i contenuti di tale politica con riferimento ai problemi e alle questioni sopra ricordate; in particolare: le ragioni che hanno indotto il Ministro a non comunicare sino ad oggi al Parlamento la relazione sullo stato della giustizia rimessagli dal CSM e le altre proposte di riforma parimenti rimessegli da tale organo; e quale sia la posizione del Governo sul merito della relazione e delle proposte; se nell'esercizio della facolta' di promozione dell'azione disciplinare a carico dei magistrati, il Ministro si ispiri o meno a coerenti criteri generali, e, in caso affermativo, quali siano tali criteri; se il Governo e il Ministro non ritengano di informate periodicamente le Camere sulla politica seguita in materia disciplinare e sugli esiti relativi; se il Ministro non ritenga di utilizzare il patrimonio professionale dei numerosi magistrati distaccati presso il suo dicastero, l'apporto di elaborazione istituzionalmente demandato al CSM e le copiose elaborazioni scientifiche e culturali gia' disponibili in materia, per individuare precisi interventi di ordine amministrativo ed operativo intesi ad accrescere la produttivita' dei magistrati, a valorizzarne la professionalita' e a dare funzionalita' alla giustizia, e altresi' per presentare le opportune proposte di riforma legislativa, anche del Ministero di grazia e giustizia, senza ricorrere alla nomina di nuove commissioni o, peggio, a dubbie convenzioni con soggetti privati. (2-00502)

 
Cronologia
venerdì 15 gennaio
  • Politica, cultura e società
    Dopo una latitanza di 24 anni, viene arrestato a Palermo Totò Riina, considerato capo di Cosa nostra.

giovedì 28 gennaio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 271 voti a favore, 167 contrari e 99 astenuti, la proposta di legge A.C. 72 recante l'elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale.Essa verrà approvata in via definitiva dal Senato il 25 marzo (legge 25 marzo 1993, n. 81).