Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE 5/00780 presentata da SAVINO NICOLA (PARTITO SOCIALISTA ITALIANO) in data 19930202
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso: che il Prefetto di Potenza, in data 2 febbraio 1993, ha sospeso l'amministrazione comunale di Fardella (Pz), presumibilmente con la motivazione della inefficienza dell'ente e/o delle dimissioni di otto consiglieri su quindici, mentre uno di questi otto aveva soltanto prodotto un preavviso delle dimissioni che si riservava di presentare ove non si fosse emesso "alcun documento relativo al pagamento dei dipendenti"; che in data 23 ottobre 1991, il responsabile pro-tempore della stessa Prefettura aveva emesso identico provvedimento a carico della stessa amministrazione sulla base dell'articolo 39 comma 7 della legge n. 142 del 1990, "per mancanza di idoneo strumento finanziario"; che tale mancanza dipendeva non dall'incapacita' del Consiglio comunale di approvare il bilancio (che', anzi, esso aveva regolarmente provveduto all'adempimento), ma dall'arbitrario diniego del visto di legittimita' da parte del Coreco, come gia' descritto nella interrogazione Camera 5/03315 del 6 novembre 1991; che il 7 gennaio 1992, della vicenda si e' occupata l'Aula di Montecitorio per la discussione dell'interpellanza n. 2/01665, peraltro incentrata sulla richiesta - tuttora inevasa - della dichiarazione della improponibilita' di qualsiasi equiparazione tra "il rifiuto del visto di legittimita' e la fattispecie di cui al citato comma 7 dell'articolo 39 della legge n. 142 del 1990"; che il richiamato atto del 23 ottobre 1991, fu annullato da sentenza del TAR di Basilicata e che, ciononostante, fu necessario ricorrere alla stessa Magistratura per ottenere la reintegrazione dell'amministrazione, essendosi la Prefettura rifiutata, con cavilli insostenibili, di riconoscere l'esecutivita' della sentenza; che il comune in questione e' effettivamente in difficolta' di funzionamento sia per l'ostacolo artificiosamente posto dal Coreco, che impedisce le alienazioni con l'argomento risibile della incertezza dell'incasso... (sebbene le previsioni fossero certificate!), sia perche' un congruo numero di dipendenti, al tempo assunto con regolari concorsi, per banali sviste burocratiche, non e' stato riconosciuto in organico dall'Ufficio Centrale per la finanza locale ed e' percio' ricorrentemente in sciopero o istigato al disimpegno; che la soluzione del problema dell'efficienza deve ricercarsi nella regolarizzazione della posizione dei suddetti dipendenti (come sta lodevolmente tentando di fare lo stesso Prefetto di Potenza!) e non certo attraverso la mortificazione del responso democraticamente espresso dalle urne ancora nel maggio 90, dopo altra traumatica abbreviazione della legislatura; che gli stessi fatti ricordati in premessa segnalano una manovra "partitica" pervicacemente impegnata a soffocare con prepotenza la legittimita' democratica in un piccolo comune meridionale gia' duramente colpito dalla grave crisi della finanza locale e dalla disoccupazione innanzitutto giovanile; che nella concatenazione obiettiva dei fatti e' facilmente leggibile un disegno articolato in quattro tappe: 1) la bocciatura del bilancio da parte del Coreco e la sua assimilazione alla fattispecie di cui al comma 7 articolo 39 della legge n. 152 del 1990; 2) il conseguente "immobilismo" dell'amministrazione e l'azione di "convincimento" dei Consiglieri sulla necessita' di dimettersi per salvare il comune dalla paralisi imposta dall'esterno e dalla emarginazione rispetto ai centri di erogazione di risorse; 3) la "benevola" interpretazione ministeriale a legittimazione del travisamento di un preavviso "condizionato" in "lettera di dimissioni" (fax della Direzione centrale, citato dal protocollo 461/13/1 GAB Prefettura Potenza); 4) il decreto di sospensione firmato dal Prefetto e la nomina del Commissario; che anche il solo sospetto di un tale disegno lede profondamente la dignita' del sistema democratico, essendo la democrazia unica ed inscindibile, giammai assoggettabile e per nessun motivo ad eccezioni o arbitri -: come intenda intervenire: a) per porre fine - tempestivamente e per la parte di Sua competenza - al trattamento a cui da tempo e' sottoposto il comune di Fardella; b) per evitare anche nel senso richiesto dalla ricordata mozione 1/00583 del 9 gennaio 1992, che disegni come quelli sopra descritti abbiano a verificarsi; c) per assicurare il rispetto pieno e puntuale della sentenza della V sezione del Consiglio di Stato che, ovviamente, non puo' essere inficiata da un semplice parere espresso in sede amministrativa. (5-00780)