Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00141 presentata da NOVELLI DIEGO (MOVIMENTO DEMOCRATICO RETE) in data 19930204
La Camera, premesso che: e' in atto nel paese una grave crisi industriale ed occupazionale, soltanto in parte legata al generale momento economico ed al calo della domanda interna; storicamente l'economia italiana e l'industria in modo particolare, ha sempre goduto, per la maggior parte, del sostegno dello Stato e di sussidi pubblici, che attualmente superano i 40 mila miliardi; per il futuro, con l'auspicato ma insufficiente piano di riordino delle partecipazioni statali e l'ingerenza sempre piu' forte di gruppi stranieri in settori vitali della nostra economia, e' purtroppo prefigurabile soltanto un aggravamento della situazione; l'indice di occupazione alle dipendenze per l'industria ha segnato il suo picco piu' basso, secondo gli ultimi dati ISTAT, nel mese di ottobre, registrando una diminuzione del 6,8 per cento rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno; la disoccupazione cresce sensibilmente se si considerano gli indici relativi al Sud-Italia: in queste regioni il tasso di disoccupazione sfiora il 20 per cento; in molti casi la chiusura delle fabbriche e il ricorso alla CIG (peraltro in diminuzione del 7,5 per cento secondo l'ISTAT) non appaiono giustificati da alcuna inefficienza o mancanza di competitivita' delle aziende interessate, ma piuttosto dettati dall'intento di favorire alcuni gruppi economici; numerosi atti di politica gestionale configurano infatti altrettanti abusi ai danni dei lavoratori, dei quali si e' chiesta ragione anche attraverso interrogazioni parlamentari, rimaste senza risposta (vedi la Oto Trasm - la Elettrodomus - la Enichem - la FinCantieri - Alenia - SME); si e' consentito, e si sta consentendo, soprattutto ai grandi gruppi industriali di usufruire prima di finanziamenti destinati all'investimento nel Mezzogiorno che non solo non hanno prodotto significativi impatti occupazionali ma che spesso hanno distrutto economie pre-esistenti e comunque distrutto risorse da possibilita' di sviluppo con elevato incremento dei livelli occupazionali; dal piano Predieri, di liquidazione dell'EFIM, si evince l'obiettivo politico di favorire la deindustrializzazione del Sud. Infatti, mentre per i grandi gruppi del Nord si sono create soluzioni che ne garantissero la sopravvivenza, per le aziende di media dimensione del Sud (Oto Trasm - Breda Fucine Meridionali - Oto Breda Sud) si e' decretata la vendita immediata o la messa in liquidazione; la piccola e media azienda, soprattutto presente al nord, viene gravemente penalizzata dagli alti tassi di interesse e dalla generale perdita di competitivita' dei prodotti, al punto che si puo' prevedere in tempi medio-brevi un generale e diffuso stato di crisi dalle conseguenze molto gravi per l'occupazione e l'economia in particolare di quelle regioni dove tale tipo di industrie costituisce il modello prevalente di organizzazione della produzione; il piano delle privatizzazioni, atto a dare l'illusione di un notevole recupero in crediti per le casse dello Stato, appare finalizzato a svendere il patrimonio statale per incrementare il potere imprenditoriale ed economico di lobbies, spesso di tipo massonico, che controllano anche le attivita' finanziarie e l'editoria. Tutto cio' compromette gravemente le finalita' sociali dello Stato; l'annunciato piano di investimenti per 50 mila miliardi per opere pubbliche, si inserisce in una politica dell'emergenza e non di un serio e moderno rilancio dell'industria nei settori piu' avanzati tecnologicamente e scientificamente; impegna il Governo a discutere e verificare col Parlamento i criteri, le modalita' e i fini che stanno orientando le privatizzazioni; a presentare al piu' presto un programma globale di politica industriale, rispettosa dei territori e dell'ambiente su cui insiste, ed occupazionale che tuteli, non "assista" l'industria meridionale e piu' in generale quella nazionale; a individuare per questo nuove risorse e settori produttivi soprattutto per il meridione d'Italia. (1-00141)