Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/00700 presentata da BATTISTUZZI PAOLO (PARTITO LIBERALE ITALIANO) in data 19930215
Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che: gia' la relazione della Commissione d'inchiesta sulla ricostruzione delle zone terremotate della Basilicata e della Campania evidenziava diffusi illeciti nell'opera di ricostruzione stessa e vaste zone d'ombra, quali la dilatazione continua dell'area d'intervento; numerosi anomali vantaggi da parte degli istituti di credito, attraverso l'opera di ricostruzione; infiltrazioni camorristiche nelle imprese; l'aprirsi di una catena senza alcun controllo di appalti e subappalti; non e' stato compiuto un esame amministrativo particolareggiato e completo sui fatti denunciati nella relazione, al fine di accertare eventuali responsabilita' disciplinari e contabili; la Magistratura, cui pure sono stati inviati gli atti dell'inchiesta parlamentare, non ha, a tutt'oggi, contribuito a fare chiarezza e giustizia sulle anomalie e le illegalita' verificatesi; il comitato di esperti, che ai sensi della legge n. 32 del 1992, avrebbe dovuto compiere una puntuale verifica amministrativa dello stato attuale della ricostruzione e delle esigenze future, al fine di evitare ulteriori sprechi di denaro pubblico, non e' pervenuto, a causa sia della frammentarieta' dei dati del "catasto del danno", che si basano sulle domande di contributo, sia della mancata collaborazione degli enti locali, a fornire informazioni in merito alla situazione della ricostruzione, a delineare un quadro esaustivo ed esatto dei reali bisogni attuali delle zone terremotate, che vada al di la' della situazione come ricostruita dalla Commissione d'inchiesta parlamentare nonche' dall'Agenzia del Mezzogiorno; dalla relazione del comitato di esperti stesso, e' emerso un divario notevole tra la cifra relativa agli stanziamenti necessari per il completamento della ricostruzione (che, tra l'altro risultano ancora incerti e comunque si aggirano sui 20 mila miliardi) e quelli previsti con la legge 32 del 1992, pari a 4.300 miliardi; dallo stesso rapporto sono, poi, emersi altri lati poco chiari dell'"affaire Irpinia" come quelli relativi ai fondi assegnati ai comuni ma da questi non ancora impegnati, per cui, mentre da dati forniti dall'Agenzia per il Mezzogiorno, molti comuni non avrebbero impegnato tutti i fondi loro assegnati, i comuni stessi, interpellati dal comitato di esperti, avrebbero dichiarato il contrario ed avrebbero rappresentato l'esigenza di ottenere ulteriori finanziamenti al fine di rimettere in moto l'attivita' di ricostruzione; allo stato attuale delle cose e' impensabile pervenire a quei risultati di trasparenza che erano nei presupposti della legge n. 32 del 1992, che aveva recepito i risultati della Commissione d'inchiesta della passata legislatura; non si e' affatto proceduto ad una verifica piu' puntuale del nesso di causalita' tra il danno verificatosi e le opere finanziate, che era un altro presupposto per la prosecuzione dell'opera di ricostruzione sulla base di principi trasparenti e corretti. In modo particolare, sotto tale profilo, la normativa vigente presenta varie possibilita' di abusi: le domande di contributo devono essere corredate da perizie giurate, che a loro volta devono contenere la dichiarazione di causalita' del danno dal terremoto ovvero da interventi di riassestamento del sisma; le perizie per l'agibilita' sulle condizioni di staticita' degli immobili, costituiscono titolo per fruire delle provvidenze della legislazione speciale, emanata a seguito del sisma. Data la diffusa presenza di edifici vecchi e fatiscenti, per mancati interventi di risanamento, e la carenza di previsione e, conseguentemente, dell'attivazione di puntuali controlli sull'operato dei tecnici rilevatori, e' stato possibile introdurre un nesso di causalita' col sisma anche per edifici che non ne avrebbero avuto titolo; non si hanno termini certi del numero dei cittadini che ancora hanno diritto al contributo per la ricostruzione-riparazione, basandosi il procedimento delle opere di ricostruzione su una procedura macchinosa e disarticolata, basata, da un lato, su un sistema di catasto del danno che si forma sulle domande di contributo pervenute e corredate da perizie, dall'altro sulla concretizzazione di tali richieste di contributo sulla base dell'approvazione da parte di commissioni comunali, delle perizie giurate stesse e dei progetti esecutivi delle opere di ricostruzione, per cui risulta una totale incertezza, sia sul versante dei tempi di ricostruzione, che dei fondi necessari, con grave danno, soprattutto, per le persone colpite dal sisma e ancora in attesa dei finanziamenti richiesti; in mancanza di un programma base, generale, che faccia leva su un preciso e compiuto catasto del danno e di idonei strumenti di controllo, le opere di ricostruzione vanno avanti, comune per comune, in modo frammentario e disomogeneo, e suscettibile di corruzione, basandosi, per quanto riguarda la ricostruzione abitativa, sull'approvazione dei progetti esecutivi, relativi a domande di contributo inoltrate da privati e corredate da perizie giurate redatte da tecnici e professionisti e, per quanto concerne le opere pubbliche, sulla deliberazione degli organi elettivi comunali, sui progetti sottoposti alla loro approvazione -: quali provvedimenti intenda adottare nei confronti degli organi dello Stato dimostratisi inadempienti fino ad oggi; quali iniziative intenda assumere al fine di non vanificare l'esigenza di trasparenza, resasi necessaria per la conclusione dell'opera di ricostruzione, in seguito alle denunce fatte dall'inchiesta parlamentare e alla conseguente approvazione, da parte della Camera di un atto di indirizzo al Governo che ha dettato principi di chiarezza e precisione. (3-00700)