Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00641 presentata da TRIPODI GIROLAMO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19930324
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: nel decreto-legge 58 del 1993, con un metodo marcatamente autoritario, il Governo ha inserito "l'approvazione anche in deroga alle disposizioni vigenti del progetto presentato dall'Enel Spa" per la costruzione della mega centrale termoelettrica alimentata a carbone, della potenza di 2640 MW, nella piana di Gioia Tauro, sfidando le popolazioni, le istituzioni locali e regionali, le istituzioni ambientalistiche, culturali e professionali che da oltre dieci anni si oppongono contro ad un insediamento riconosciuto scientificamente inquinante ed incompatibile con l'assetto ambientale, economico e paesaggistico del comprensorio della piana e della Calabria; la decisione del Governo rappresenta un atto di inaudita gravita' per il fatto che viene presa proprio nel momento in cui sta per concludersi la imponente indagine giudiziaria avviata dalla procura della Repubblica di Palmi per una serie di ipotesi di reati, che vanno dalla irregolarita' degli appalti e subappalti commesse dall'Enel che hanno consentito la penetrazione mafiosa nella gestione dei lavori dei precantieri della centrale, alle violazioni delle leggi in materia edilizia, sanitaria, ambientale e delle difesa della salute dei cittadini; risulta paradossale, inoltre, che il Governo ha inserito l'autorizzazione all'Enel di avviare la costruzione del mega impianto in dispregio dell'indagine dei magistrati milanesi che nella loro nota indagine sulla Tangentopoli vede indagato il consiglio d'amministrazione dell'ente elettrico e molte aziende italiane per il sistema di tangenti istaurato anche nella costruzione della centrale di Gioia Tauro; e' sconcertante e offensivo, altresi', che il Governo arrogantemente ha calpestato la deliberazione del consiglio regionale della Calabria con la quale, per venire incontro alle esigenze energetiche nazionali, e' stata proposta la sostituzione della centrale a carbone con un impianto di media taglia alimentato a metano; l'approvazione del progetto da parte del Consiglio dei Ministri assume ancora una gravita' estrema perche' oltre ad espropriare la competenza in materia edilizia del comune e della regione, con la deroga alle "disposizioni vigenti" calpesta le norme che prevedono l'obbligo che i progetti siano corredati dalla valutazione di impatto ambientale, dal parere sui vincoli paesaggistici, sanitari, geologici e soprattutto dal parere di compatibilita' sismica indispensabile per una zona ad alto rischio, come quella del comprensorio della piana di Gioia Tauro; la deroga alle disposizioni vigenti consentirebbe persino all'Enel di sottrarsi al rispetto della normativa antimafia offrendo cosi' un grande premio alle organizzazioni criminali; non vengono rispettate le direttive comunitarie in materia di realizzazione di simili impianti violando i vincoli che obbligano il Governo italiano ad applicarli; quello che emerge dalla decisione del Consiglio dei Ministri conferma la volonta' del Governo di riservare alla Calabria un trattamento tipicamente coloniale per "onorare" discutibili e chiacchierati contratti stipulati con imprese amaricane per l'acquisto del carbone; l'interrogante ritiene che l'inserimento nel decreto-legge dell'approvazione del progetto della centrale, avvenuto su pressione di ogni tipo, possa produrre effetti devastanti sul piano democratico, un implicito sostegno alla organizzazioni mafiose e un effetto disastroso per l'ambiente e per l'economia -: se ai fini di dar risposte alle esigenze di lavoro e di sviluppo non ritenga opportuno e urgente predisporre un progetto di sviluppo della piana attraverso la realizzazione di un tessuto produttivo industriale, agricolo e turistico, all'interno del quale collocare la immediata funzionalita' del porto e la centrale a metano proposta dal consiglio regionale, nel rispetto delle disposizioni di legge vigenti; se alla luce della pericolosa conseguenza che la decisione potrebbe provocare, non ritengo opportuno riconsiderare l'assurda decisione. (2-00641)