Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/12852 presentata da DORIGO MARTINO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19930401
Al Ministro di grazia e giustizia. - Per sapere - premesso che: gli interroganti, gia' con gli atti di sindacato ispettivo n. 4-10777 e n. 4-11715, avevano richiesto al Ministro di grazia e giustizia se non riteneva di dover rendere note le risultanze della Commissione di indagine Gasparri, insediata per ricercare le responsabilita' di dipendenti della pubblica amministrazione, circa la divulgazione, in violazione del segreto istruttorio, del rapporto "Graci", pubblicato da numerosi giornali; risulta che il contestato trasferimento dell'appuntato dei carabinieri Massimo Carraro dal Nucleo di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Venezia, sia stato assunto dal Procuratore Capo con la motivazione, mai precisamente circostanziata, di aver riscontrato nei confronti del graduato comportamenti che avrebbero prodotto una incompatibilita' ambientale tra il medesimo e la Procura stessa; risulta agli interroganti che la Commissione di inchiesta Gasparri, dopo aver visitato le varie Procure della Repubblica cui era stato trasmesso il rapporto "Graci", e dopo aver indagato anche presso la Procura di Venezia, interrogando Magistrati ed Agenti tra cui anche l'appuntato Carraro, abbia concluso i suoi lavori senza aver constatato e riferito nessun indizio accusatorio verso il graduato o la Procura di Venezia; da quanto risulta, come citato anche nel testo del ricorso contro il trasferimento, presentato al tribunale amministrativo del Veneto tramite l'avvocato Antonio Forza, dall'appuntato Carraro, nelle note valutative sia per l'anno 1991 che per l'anno 1992, i due ufficiali comandanti succedutisi alla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Venezia, hanno attribuito al graduato la qualifica di "eccellente"; analogamente, nel corso del 1992, richiesto di un parere, il Procuratore della Repubblica Aggiunto di Venezia, dottor Remo Smitti, in due occasioni esprimeva un giudizio lusinghiero cosi' testualmente riportato: "il Carraro ha sempre svolto le indagini a lui affidate con grande impegno e notevole capacita' tecnica. Da informazioni assunte, anche dai colleghi sostituti procuratori, e' emerso inoltre, il notevole entusiasmo con cui esercita le sue funzioni con il massimo rispetto delle direttive impartite"; anche nella lettera di commiato del sostituto Procuratore della Repubblica dottor Ivano Nelson Salvarani, che passava dalla Procura alla Presidenza della prima sezione del Tribunale penale di Venezia, si attestava ai comandi superiori dell'Arma la stima ed il riconoscimento nei confronti dell'appuntato Carraro, che viene lodato come: "il vero promotore di tutte le piu' significative indagini sui rapporti tra imprese e pubblici amministratori", il cui "spirito di sacrificio", la cui "dedizione", "capacita' di lavoro, intelligente e fattiva elaborazione, produttivita'", vengono elogiate constatando che: "il suo apporto di esemplare servitore delle istituzioni democratiche ha contribuito ad accrescere e ad aumentare il prestigio dell'Arma dei Carabinieri"; la lettera e' del 18 dicembre 1992, solo sei giorni prima che Carraro venga trasferito per incompatibilita' ambientale; gli interroganti, nei precedenti atti di sindacato ispettivo sopracitati, hanno ipotizzato una azione persecutoria nei confronti dell'appuntato Carraro, espressa da quegli esponenti del potere politico locale, che per reagire ai duri colpi ricevuti dall'inchiesta "Mani Pulite" del Veneto, si sarebbero avvalsi dei rapporti con il Sostituto Procuratore dottor Antonio Fojadelli, Direttore del Centro Indagini Criminali, finanziato dalla giunta regionale del Veneto, proprio attraverso la benevolenza delle correnti politiche dei sopracitati esponenti; dopo che l'appuntato Carraro ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo regionale del Veneto contro il trasferimento, gli interroganti hanno potuto prendere visione del controricorso dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato, firmato il 20 marzo 1993 dal dottor Giancarlo Mando' in rappresentanza dei Ministeri di grazia e giustizia e della difesa, dal quale emergerebbero ulteriori significativi elementi, dimostrativi di quanto sopra affermato; nelle testuali parole del controricorso, l'Amministrazione si difende dalla contestazione di non aver rese note le motivazioni reali e concrete del trasferimento, dietro la inconsistente giustificazione di aver dovuto mantenere il segreto istruttorio richiesto dalle indagini penali preliminari che sarebbero state attivate dalla Procura della Repubblica di Venezia verso l'appuntato Carraro, ma tale affermazione e' contraddetta dal fatto che non risulta agli interroganti essere stato emesso alcun avviso di garanzia in merito a quanto ipotizzato; il controricorso al TAR del Veneto dell'Avvocatura dello Stato ammette che solo due segnalazioni circostanziate sarebbero contenute nel testo del provvedimento di trasferimento richiesto dal Procuratore Capo della Repubblica di Venezia al Comandante della regione Carabinieri del Veneto; secondo il testo sopracitato delle uniche due segnalazioni, una sarebbe la dichiarazione di un Sostituto Procuratore dell'Ufficio della Procura di Venezia, che avrebbe denunciato "rapporti di eccessiva confidenza e familiarita' con un cronista di un quotidiano locale intrattenuti dall'appuntato Carraro, anche nei locali della sezione di Polizia Giudiziaria", ed un "inspiegabile ed immotivato comportamento nello svolgimento della sua attivita' di Agente di Polizia Giudiziaria"; quanto sopra appare agli interroganti come la conferma del ruolo primario svolto dal dottor Fojadelli nel sollecitare il trasferimento, dato che le contestazioni citate nel testo risultano analoghe agli argomenti da questi piu' volte sollevati con un personale atteggiamento di risentimento nei confronti dell'appuntato Carraro, ampiamente manifestato, conosciuto e mai da alcuno condiviso nell'ambiente della Procura di Venezia, e riconducibile, a parere degli interroganti, a ragioni di carattere personalistico, di contrarieta' verso l'azione inquirente cosi' brillantemente svolta dal graduato nell'ambito delle iniziative giudiziarie contro la corruzione del potere politico locale; l'altra segnalazione ad origine del trasferimento, viene indicata nel testo del controricorso in una relazione dell'ispettorato generale del Ministero di grazia e giustizia in data 15 maggio 1992, pervenuta alla Procura di Venezia il 5 agosto 1992, relativa all'indebita diffusione del rapporto "Graci", nella quale vengono citati gli elementi indiziari che ricondurrebbero all'appuntato Carraro la possibile diffusione del rapporto stesso; tali elementi, come riportato dal testo del controricorso sarebbero: "l'essere stato l'appuntato Carraro il materiale estensore del rapporto, l'aver cercato il Carraro di sviare i sospetti sui tecnici della SIP, la sicura esclusione che la fuga di notizie potesse risalire ad altri uffici giudiziari cui il rapporto era stato inviato in copia (molte procure d'Italia), i rapporti di eccessiva confidenzialita' tra il Carraro ed un giornalista corrispondente di un quotidiano che per primo diffuse il contenuto del rapporto"; di fronte alle motivazioni addotte dall'ispettore del Ministero nella sua relazione, diviene doveroso precisare che queste risultano formulate, ad avviso degli interroganti, in modo pretestuoso e arbitrario: sia per la loro complessiva genericita' ed inconsistenza, sia per la manifesta falsita' dell'unico fatto concreto descritto, ossia l'ubicazione territoriale della prima fonte giornalistica divulgatrice delle notizie relative al rapporto Graci; risulta infatti agli interroganti che, dopo una dichiarazione di un senatore di un collegio siciliano in un dibattito pubblico a Verona, ed i successivi rilanci delle agenzie di stampa nazionali, le notizie trapelate furono pubblicate il giorno successivo in anteprima sui quotidiani locali di Catania, territorio di appartenenza del Cavaliere Graci e tra le principali procure della Repubblica interessate dall'inchiesta; da quanto risulta, i quotidiani locali veneziani (coi quali avrebbe avuto rapporti l'appuntato Carraro) avrebbero pubblicato solo nei giorni successivi le notizie trapelate e per questo motivo era opinione diffusa nell'ambiente giudiziario che la fonte divulgatrice andasse ricercata a Catania; di fronte ai fatti sopra descritti, risulta quanto meno strana la perentorieta' dell'affermazione della "sicura esclusione che la fuga potesse risalire ad altri uffici giudiziari", ed anzi si profila a parere degli interroganti un tentativo dell'ispettore ministeriale di precostituire elementi di prova accusatori a carico dell'appuntato Carraro, conferendo assoluta ed inopportuna preminenza alle dichiarazioni personalistiche e strumentali del dottor Fojadelli, concordanti con le reiterate pressioni di quegli uomini di potere colpiti dall'inchiesta "Mani Pulite" nel Veneto, la cui influenza avrebbe purtroppo condizionato anche l'azione amministrativa dell'allora Ministro di grazia e giustizia; e' opportuno a questo proposito ricordare che, secondo le notizie trapelate nella stampa, le intercettazioni telefoniche relative al rapporto "Graci", chiamerebbero in causa, nei loro rapporti con la mafia siciliana, anche altissimi esponenti politici del partito socialista italiano; un elemento di precostituzione sarebbe ulteriormente dimostrato, a parere degli interroganti, dal fatto che l'iniziativa assunta dal Ministro di grazia e giustizia, di inviare appositamente a Venezia un ispettore, sarebbe avvenuta dopo che la Commissione d'indagine presieduta dal consigliere Gasparri aveva concluso il suo lavoro senza indicare una preminenza della procura di Venezia sulle altre procure d'Italia interessate dal rapporto Graci, rispetto alla possibile origine della fuga di notizie; l'ispettore ministeriale che avrebbe steso la relazione del 15 maggio 1992 sopracitata, non risulta agli interroganti essersi trattenuto nel territorio veneziano nemmeno il tempo sufficiente a svolgere un'approfondita verifica dei fatti relazionati, ne' aver effettivamente ascoltato le varie notizie ed opinioni dei diversi soggetti operanti presso la procura veneziana, come invece aveva doverosamente fatto la commissione Gasparri; risulta agli interroganti che presso il Consiglio Superiore della Magistratura sia stata aperta una inchiesta sulla vicenda Carraro, anche a seguito delle richieste di azione disciplinare nei confronti del dottor Fojadelli, avanzate dai firmatari degli atti di sindacato ispettivo n. 4/10777 e n. 4/11715; da quanto sopra diviene decisivo, a parere degli interroganti, un tempestivo e rigoroso interessamento del Ministro di grazia e giustizia, che possa verificare, con l'autorevolezza che lo distingue, la controversa vicenda che ha coinvolto nei mesi scorsi il suo dicastero, ed assumere le piu' opportune iniziative atte a ristabilire la migliore credibilita' dell'amministrazione della giustizia -: se il Ministro non ritenga di dover rendere note le risultanze della commissione d'inchiesta Gasparri; se il Ministro non ritenga di dover verificare la congruita' ed attendibilita' del rapporto dell'ispettorato generale del 15 maggio 1992 sopracitato; se il Ministro non ritenga di dover revocare il trasferimento dell'appuntato Carraro dalla procura della Repubblica di Venezia. (4-12852)