Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/00769 presentata da BRUNETTI MARIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19930526
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che: in questi giorni, con una sentenza che gli interpellanti considerano alla soglia del redicolo, il Tribunale di Tirana ha inflitto ben 11 anni di galera alla vedova settantadue dell'ex capo dello stato albanese Nexhmije Hoxa famosa figura partigiana; l'ex presidente Ramiz Alia, in carica sino alle ultime elezioni politiche, e' dal settembre scorso agli arresti domiciliari e in attesa di processo; i seguenti ex dirigenti dello stato, dal 1991, sono o in carcere o agli arresti domiciliari: Adil Carcani, gia' presidente del Consiglio dei Ministri; Rita Marko, gia' vice-presidente del Presidium dell'Assemblea Nazionale; Manush Myftiu, gia' vice presidente del Consiglio dei Ministri; Hekuran Isai, gia' vice presidente del Consiglio dei Ministri; Foto Cami, ex segretario del comitato centrale del partito comunista; Prokop Murra, gia' ministro della difesa; Quiriako Mihali, gia' ministro delle finanze, e tanti altri; la vacuita' delle accuse, assunte contro i summenzionati ex dirigenti albanesi, e' dimostrata dalla motivazione che nel 1976, in quanto membri dell'ufficio politico avrebbero deliberato, sia pure sulla base di regolamenti legittimati dalla Costituzione allora vigente, in maniera da trarre profitto personale nel trattamento economico in cio' vedendo una appropriazione "di beni dello stato". Per la vedova di Henver Hoxa l'accusa sarebbe quella di aver sostenuto "spese per il ricevimento di persone recatesi nella sua abitazione per dare le condoglianze in occasione della morte del marito e l'affitto ridotto dove abitava". E per lo stesso ex Presidente Alia l'appropriazione consisterebbe nel "pagamento ridotto dell'affitto della casa messa a disposizione come abitazione del Capo dello stato, le spese di rappresentanza per i ricevimenti in ufficio, le spese per i medicamenti per uso personale del presidente, le spese per doni simbolici fatti a medici stranieri"; uno spirito di odiosa rivalsa e di vendetta caratterizza l'attivita' dell'attuale governo albanese che, dopo aver messo fuori legge il piccolo ed innocuo partito comunista, sta smantellando pezzo a pezzo lo Stato sociale in maniera discriminatoria e persecutoria che offende qualsiasi diritto umano e di liberta'. Sono stati licenziati professori universitari, dirigenti di strutture scientifiche e culturali, insegnanti, magistrati, medici a cui spesso si impedisce di esercitare anche la libera professione. Le liberta' individuali sono violate e le minacce sono ormai all'ordine del giorno; l'Italia si e' impegnata in un massiccio impegno per garantire aiuti umanitari essenziali all'Albania. Molto spesso quegli aiuti non sono arrivati nelle case di una generosa popolazione che guarda con amicizia al nostro Paese: non solo c'e' da sapere dove scaricano le merci i camions di "shqiponje" che caricano sulle navi italiane di Durazzo, ma anche sottolineare che spesso gli aiuti umanitari diventano strumento di discriminazione politica nei confornti di quei cittadini che si ritengono appartenenti al vecchio regime, cosicche', da una parte il licenziamento e, dall'altra, l'impossibilita' per essi di fornirsi al mercato nero, li costringe alla fame piu' nera e alla miseria -: quali iniziative di carattere internazionale il governo italiano intenda assumere perche' abbia fine la pratica di denuncie, di carcerazioni, di processi politici, di discriminazioni culturali, di vendette che caratterizza questa fase della vita politica albanese che calpesta ogni diritto e la dignita' delle persone; cosa intenda fare perche' gli aiuti dell'Italia non si trasformino in strumento di affarismo e di discriminazione ma supporto alla popolazione albanese, amica del nostro popolo, che ha necessita' di una rapida pacificazione nazionale. Misure urgenti sono necessarie perche' la salvezza dell'Albania e' la sua entrata in Europa e questo non puo' avvenire sulla base dell'odio, del rancore e della vendetta. (2-00769)