Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/14855 presentata da MELILLO SAVINO (PARTITO LIBERALE ITALIANO) in data 19930607
Ai Ministri degli affari esteri e della difesa. - Per sapere - premesso che: il gravissimo atto di pirateria compiuto dalla Marina serba ai danni del peschereccio italiano "Antonio e Sipontina" e costato la vita al marinaio Antonio Gigante rappresenta un episodio che si inquadra nella politica violenta ed aggressiva della Confederazione serbo-montenegrina -: per quale motivo non fosse stata approntata una adeguata tutela dei pescherecci italiani operanti nel basso Adriatico, malgrado l'evidente tensione nell'area e quali misure si intendano adottare per salvaguardare in modo efficace la sicurezza dei pescherecci italiani operanti in acque internazionali e quali azioni diplomatiche si intendano intraprendere per far comprendere ai serbo-montenegrini che il nostro Paese non intende farsi intimidire e difendera' con risolutezza l'incolumita' dei propri cittadini in ogni luogo. (4-14855)
Dall'inizio dell'anno si e' assistito in Adriatico ad un preoccupante estendersi del fenomeno degli sconfinamenti di nostri motopescherecci in acque territoriali di Paesi rivieraschi e ad un relativo aumento dei casi di fermo degli stessi, con l'accusa di esercizio illegale della pesca, operati da unita' navali di quei Paesi. Di tale fenomeno, che non ha mancato di sollevare forti preoccupazioni nelle nostre rappresentanze diplomatico-consolari, soprattutto per la possibile nascita di contenziosi con le autorita' di quei Paesi, si e' fatto portavoce il Ministero affari esteri presso il Ministero della marina mercantile. Con l'elevarsi della tensione nel bacino Adriatico, in connessione con l'embargo alla ex-Jugoslavia ed in particolare alla Serbia-Montenegro, pur in assenza di "incidenti di pesca" di rilievo che giustificassero un intervento particolare in tale bacino (i limitati sequestri verificatisi, peraltro, senza uso delle armi, erano avvenuti effettivamente all'interno delle acque territoriali croate e quindi considerati "legittimi") anche il Ministero della Difesa valutava necessario segnalare tempestivamente alle competenti Autorita' (Ministero della Marina Mercantile) le condizioni di insicurezza dell'area e l'inopportunita' che la pesca venisse esercitata in prossimita' delle acque territoriali montenegrine. Il tragico incidente occorso al motopeschereccio "Antonio Sipontina", a seguito del quale ha perso la vita il marittimo Antonio Gigante, ha fatto emergere in tutta la sua gravita' la tensione nella zona, dove, peraltro, continuano a svolgersi normalmente le attivita' di pesca, e rendono necessario la ricerca di ogni impegno per la soluzione del problema. Generalmente, i motopesca, per mantenersi al di fuori delle acque territoriali, usano metodi di rilevamento piuttosto approssimativi che, non tenendo conto dell'esatto tracciato delle linee di base, possono talvolta portarli a trovarsi in posizione irregolare. Da quanto e' stato possibile appurare, il motopeschereccio "Antonio Sipontina" e' stato sorpreso intento alla pesca dalla mototovedetta jugoslava in una posizione molto prossima al limite delle acque territoriali (dell'ordine delle centinaia di metri, considerata l'elevata imprecisione delle posizioni riportate che, tra l'altro, non ha consentito di stabilire con certezza se il natante si trovasse all'interno o all'esterno del limite stesso). Si sottolinea che, pur essendo in atto in quelle stesse acque il dispositivo navale per l'embargo alla ex-Jugoslavia, la distanza delle unita' navali piu' vicine al luogo dell'incidente era tale da non permettere loro alcuna forma di intervento difensivo (in particolare, la Nave Vittorio Veneto si trovava ad oltre 15 miglia). Risulta opportuno considerare la diversa missione affidata al dispositivo navale alleato operante in quelle acque, incentrata appunto sull'embargo navale alla Serbia e al Montenegro, nonche' sulla catena di comando (NATO/UEO) in cui esso e' inquadrato. Entrambi, missione e catena di comando, sono incompatibili con un eventuale apprestamento difensivo a protezione del libero esercizio della pesca. L'intervento, in altri termini, risulta possibile occasionalmente, quando cioe' la situazione tattica (distanze relative) si presenta favorevole. E' in tale quadro che, rilevata l'inattesa aggressivita' manifestata dalla motovedetta jugoslava, la Marina Militare italiana ha provveduto, a partire dal giorno stesso dell'incidente, a presidiare le acque prospicienti il limite del mare territoriale montenegrino con una propria uUnita' navale, con il duplice compito di assicurare il libero esercizio dell'attivita' di pesca in acque internazionali, e a dissuadere i nostri motopesca dell'esercitare detta attivita' troppo a ridosso del limite del mare territoriale. Il Ministero Affari Esteri ha fatto presente al Ministero della Marina Mercantile la necessita' di trovare idonee misure di contenimento del fenomeno, soprattutto in quella zona di mare Adriatico prospiciente le coste del Montenegro, che costituisce la cosiddetta "zona di interdizione" marittima, stabilita dalla Risoluzione ONU n. 820, in attuazione delle misure di embargo decretate nei confronti della Repubblica Federale di Jugoslavia, quindi a "maggior rischio". Facendo seguito a ripetuti richiami alla prudenza del Ministero Affari Esteri, il Ministero della Marina Mercantile ha recentemente disposto i seguenti provvedimenti: a) emanazione di una direttiva nella quale si estende a tutte le nostre unita' da pesca il divieto di esercizio della pesca ad una distanza inferiore alle 17 miglia dalla costa della ex-Jugoslavia; b) avvio di un controllo preventivo, al fine di evitare sia sconfinamenti dei pescherecci sia arbitrari sequestri in acque internazionali ad opera di unita' navali jugoslave, attraverso l'istituzione di due sezioni di unita' navali della Guardia Costiera con sedi rispettivamente a Bari ed Ancona; c) assistenza fornita alle Autorita' albanesi, nella citta' di Durazzo, di motovedette della Guardia costiera, nel contesto di un Accordo di cooperazione concluso dal Ministro Tesini con l'Albania nei settori dell'acquacoltura e della legislazione ittica; d) avvio di una capillare campagna di informazione a livello nazionale nei confronti degli operatori del settore della pesca, al fine di far prendere coscienza dei rischi esistenti in considerazione dell'attuale situazione di controllo navale per l'embargo alla ex-Jugoslavia disposto dalle Nazioni unite; e) da ultimo, e' stata approntata una mappa delle zone di pesca piu' frequentate, in modo da costituire una banca dati ed avere la possibilita', in tempi "reali", di individuare i pescherecci che abitualmente esercitano la pesca in zone a "rischio" o in zone al di fuori della loro abilitazione. Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Giacovazzo.