Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01047 presentata da D'ALEMA MASSIMO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19930607
Ai Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato ed incaricato per le funzioni connesse al riordinamento delle partecipazioni statali, del lavoro e previdenza sociale e dell'ambiente. - Per sapere - premesso che: l'incidente avvenuto giovedi' 3 giugno alla "Mediterranea" (Agip Petroli) di Milazzo ha provocato la morte di sette operai, e avrebbe potuto provocare una strage di proporzioni anche maggiori; la serie storica degli incidenti nelle raffinerie italiane ci fornisce ormai cifre intollerabili relative ai morti e ai feriti, con un impressionante crescendo negli ultimi 15 anni; sul nostro territorio sono 695 gli impianti industriali "ad alto rischio", dei quali il 24 per cento appartiene al settore della chimica fine, il 31 per cento a quello dei depositi di sostanze liquide o liquefatte, il 45 per cento a quello degli impianti di raffinazione; a detta di CGIL, CISL, UIL, "e' evidente che l'incidente e' stato causato dall'assenza di ogni elementare rispetto degli standards di sicurezza previsti dalla legge e dal contratto di lavoro per gli interventi di manutenzione e di controllo degli impianti"; lo stesso ministro dell'ambiente dichiara che "la legge sui grandi rischi industriali ("direttiva Seveso") risulta largamente disattesa e inattuata"; lo stabilimento di Milazzo risulta aver notificato il rapporto sulla sicurezza al ministero competente in data 8 luglio '89, con un aggiornamento al luglio scorso, senza che siano stati attivati i controlli finali e assunte le conseguenti decisioni -: quali iniziative il governo intende prendere per accertare tempestivamente eventuali responsabilita' dell'incidente e assumere i conseguenti provvedimenti; se non intenda istituire, come riteniamo urgente, una commissione d'inchiesta sulla tragedia di Milazzo, e sullo stato degli impianti petrolchimici, per lo piu' ormai obsoleti e pericolosi; per quali ragioni la "direttiva Seveso", dal 1982 recepita nell'ordinamento italiano, risulti ampiamente inapplicata e quali siano gli ostacoli - politici, amministrativi e burocratici - che ne impediscono una attuazione efficace; che cosa intenda fare per portare subito in votazione le proposte di legge in discussione, una alla Camera e una al Senato, volte a snellire l'iter previsto dalla "direttiva Seveso" e migliorare il grado di informazione agli abitanti di zone contigue agli impianti a rischio; se non ritenga opportuno aprire finalmente una discussione parlamentare sulla sicurezza del lavoro, volta a rivedere globalmente le leggi e le norme che non sono evidentemente piu' in grado di garantirla, ora che il nostro Paese sta guadagnandosi poco invidiabili primati nel campo degli incidenti, con un carico insopportabile di invalidi e morti sul lavoro, una vergogna per la coscienza civile di una societa' che aspira ad essere giusta e sicura. (3-01047)