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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/15503 presentata da BACCARINI ROMANO (DEMOCRATICO CRISTIANO) in data 19930622

Al Ministro delle finanze. - Per sapere - premesso che: la legislazione fiscale italiana, che ha abbandonato da tempo la linea dei rapporti fisco-contribuenti tracciata da Ezio Vanoni, e' ormai quasi soltanto ordinata a reperire comunque nuove e crescenti risorse per contenere l'equilibrio della finanza pubblica: un vero e proprio "pagamento a pie' di lista" che sfugge ad ogni controllo ed a qualsiasi criterio di equita' fiscale e che incide in modo non solo irrazionale, ma in misura spesso paralizzante sugli stessi meccanismi di base della formazione del reddito e del processo di sviluppo economico, con effetti devastanti sul piano sociale e politico, soprattutto nelle zone e nei settori nei quali piu' diffusa e' la presenza del "lavoro autonomo" e della piccola e media struttura produttiva; negli ultimi dieci/quindici anni, mentre si conclamavano ripetutamente riforma e semplificazione fiscale, si "inventavano" in realta' un numero spropositato di nuovi balzelli e di nuovi tributi (ora quasi 200) di difficile comprensione per gli stessi "addetti ai lavori", "spesso piu' costosi in termini di gestione che utili in termini di entrate" e sempre comunque aggiuntivi, macchinosi e vessatori per il reddito dipendente e quello dei ceti medi produttivi; la pressione fiscale, che si era gia' elevata dal 25,5 per cento del 1965 al 39,1 per cento del 1990, senza venire a capo, peraltro, ne' delle ampie sacche di evasione ne' delle ancor piu' ampie aree di "elusione", e' cosi' passata - secondo un primo consuntivo del 1992 - al 45 per cento del reddito prodotto, con un peso, quindi, ed un'accelerazione che non hanno riscontro in nessun altro paese occidentale, ma anche con una distorsione, fra imposizione diretta (Italia '0 15,7 per cento del PIL, Francia soltanto il 9 per cento!) ed imposizione indiretta, che e' ugualmente senza paragoni in Europa; sull'entita' del carico fiscale delle piccole imprese, ma anche dei semplici cittadini e delle famiglie (ben 10 tasse scolastiche, per esempio), hanno, poi, un peso ormai decisivo un insieme di tributi - le cosiddette imposte capitarie - che sono dovuti indipendentemente dal risultato dell'attivita' economica e/o del reddito percepito, il che determina un effetto regressivo (dal 50 per cento su di un reddito di 10 milioni, al 38 per cento su 20 milioni fino al 7 per cento su di un reddito d'impresa di 100 milioni) ed obiettivamente insostenibile per i redditi piu' bassi per i quali, fino a 40 milioni, le imposte capitarie hanno una consistenza addirittura superiore alla stessa IRPEF; in queste condizioni, di disagio e di sperequazione obiettivi, non puo' certo sorprendere l'incontenibile e diffusa indignazione, la rabbia piu' che giustificata che e' esplosa fra i contribuenti dinanzi al nuovo modulo 740 che ha aggiunto esasperazione ad esasperazione a causa delle sue esagerate, anzi esasperanti quanto inutili "prescrizioni" che hanno richiamato alla mente dei contribuenti i metodi d'indagine polizieschi del "socialismo reale" -: cosa intenda fare il ministro delle finanze per recuperare un rapporto di pari dignita' e di fiducia coi contribuenti e quali misure organizzative e disciplinari intenda subito assumere nei confronti dei dirigenti e dei funzionari ministeriali che hanno dimostrato una cosi' scarsa sensibilita' nel predisporre una modulistica dal carattere tanto scopertamente ed inutilmente inquisitorio, in un momento cosi' difficile e delicato nei rapporti fra lo Stato ed i cittadini. E questo, ovviamente, al di la' delle gravissime responsabilita' politiche dei Governi, del Segretario generale e dei Direttori generali del Ministero che si sono succeduti negli ultimi anni. (4-15503)

 
Cronologia
lunedì 14 giugno
  • Politica, cultura e società
    Valerio Zanone lascia la presidenza del PLI.

giovedì 24 giugno
  • Politica, cultura e società
    Viene approvata la riforma della RAI, che prevede un nuovo consiglio d'amministrazione composto da 5 membri scelti dai Presidenti delle due Camere.