Vai al sito parlamento.it Vai al sito camera.it

Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/00859 presentata da D'ALEMA MASSIMO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19930707

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per conoscere - premesso che: la situazione economico sociale della Sardegna e' stata al centro negli ultimi anni di imponenti battaglie sindacali, politiche e istituzionali; queste battaglie, per la drammaticita' dei problemi ed anche per le forme eclatanti adottate, hanno richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale, hanno coinvolto partiti, associazioni, le stesse autorita' ecclesiastiche; in seguito ad esse e' stato possibile firmare l'accordo Governo-regione-sindacato del 19 dicembre 1990 ad oggi in gran parte inattuato; la coerente iniziativa politica e sindacale per l'attuazione del suddetto accordo ha trovato fortissima resistenza nei vari governi succedutisi nel tempo, tanto da costringere la giunta regionale a sollevare un conflitto istituzionale nei confronti dello Stato; diventano sempre piu' evidenti i gravi danni provocati e i gravi errori commessi dal sistema dalle PPSS ai cui gruppi dirigenti vanno per gran parte attribuite le responsabilita' del "deserto" industriale della Sardegna prossima ventura; nel corso dell'ultimo anno le decisioni assunte prima dal Governo Amato e oggi dagli orientamenti piu' volte espressi dal Ministro dell'industria hanno nettamente aggravato la situazione tanto che nessun settore produttivo nelle singole aziende vengono risparmiati dai pericoli concreti di chiusura; interi comparti decisivi per il futuro dell'industria nazionale come la chimica, il minero-metallurgico, l'alluminio, la carta, l'edilizia ecc. sono ai limiti del tracollo; le decisioni unilaterali del Governo e delle aziende (chiusura del PVC di Assemini e della Fibre di Villacidro, e della grave situazione della Keller, annuncio di chiusura della Carbosulcis, pericolo di dismissione per l'intero comparto dell'alluminio a Portovesme, chiusura Sardamag di Sant'Antioco e della SICMI, ritardi inaccettabili nell'affrontare i problemi dell'ENICHEM Porto Torres e quelli relativi alla costruzione delle centrali termoelettriche di Fiumesanto, condizionamenti ripetuti per l'attuazione dell'accordo di programma della Sardegna centrale, mancata riconversione della SARDIT di Oristano, chiusura della Jason di Olbia) hanno determinato nei 15.000 lavoratori interessati una comprensibile esasperazione e un diffusissimo clima di crescente sfiducia neile istituzioni; tale clima di sfiducia e' stato ulteriormente alimentato dalle ripetute dichiarazioni del Ministro cosiddetto tecnico dell'industria professor Savona il quale, senza farsi sufficientemente carico, ad avviso degli interpellanti, del suo ruolo, il giorno 26 giugno 1993 incontrando i lavoratori della cartiera di Arbatax da 15 mesi in CIG con l'azienda chiusa, affermava in sintesi: 1) di non riconoscere alcuna continuita' tra i provvedimenti adottati dai Governi precedenti definiti politici e l'attuale Governo definito tecnico; 2) che i politici, dovendo raccogliere voti, diffondevano lusinghe, speranze e promesse ma il Ministro tecnico non avrebbe illuso nessuno e si sarebbe attenuto ai dati contabili di deficit di bilancio dell'azienda; 3) che la responsabilita' dell'attuale situazione era in gran parte da addebitarsi al ruolo, in difesa dei lavoratori, avuto dal PCI; 4) che poiche' i lavoratori protestavano, era opportuno che si rivolgessero al Ministro del lavoro e/o al Ministro dell'interno per le rispettive competenze. Tali dichiarazioni, offensive, e prima ancora non rispettose della verita' nei confronti dei lavoratori, dei sindaci e dei parlamentari presenti, trovavano organica sistemazione in 2 articoli pubblicati nei maggiori quotidiani dell'isola, nei quali il Ministro Savona affermava in sostanza che: 1) non esiste alcuna possibilita' di sviluppo economico sociale basato sulla grande industria; 2) il modello economico costruito in Sardegna e' ormai fallito; 3) occorre voltar pagina garantendo un nuovo modello di sviluppo fondato sulla piccola industria manifatturiera, sull'agroindustria, sui servizi e sul turismo; 4) a tal fine, utilizzando i passivi delle grandi aziende cosi' recuperati, si puo' attivare un apposito fondo per lo sviluppo; se tali dichiarazioni del Ministro dell'industria dovessero corrispondere alla linea politica del Governo: la Sardegna sarebbe definitivamente condannata al sottosviluppo; verrebbero vanificati ingenti investimenti dello Stato proprio nel momento in cui e' necessaria la concentrazione delle risorse per assicurare al sistema produttivo del Paese il massimo di innovazione e il salto di qualita' che la congiuntura internazionale rende urgente; molti dei settori in discussione sono da considerarsi ancora oggi strategici per un moderno paese industriale; i costi sociali di tale operazione di smantellamento e cancellazione dell'industria esistente, gia' oggi molto alti, diverrebbero insopportabili e incontrollabili; l'Italia si priverebbe dell'utilizzo e della valorizzazione della cultura industriale cresciuta in questi anni e che ha largamente permeato i lavoratori e le popolazioni della Sardegna costituendo ormai un vero e proprio patrimonio di conoscenza e di professionalita', una grande risorsa sulla quale costruire uno sviluppo integrato; la discutibile alternativa secca tra grande e piccola industria si scontra con i dati di fatto e con la storia economica dei paesi industrializzati almeno che non si pensi a una reintroduzione delle "gabbie salariali"; risulta assente o non conosciuta l'azione del Ministro dell'industria volta ad attivare il settore di propria competenza mentre risulta certo, secondo fonti imprenditoriali, che 2400 miliardi di investimenti sono ancora bloccati presso l'ex - Agensud; tutta l'impostazione della regione, del sindacato e delle forze produttive sarde e' volta all'integrazione tra grande e piccola-media industria manifatturiera attraverso opportune azioni di promozione, di potenziamento dei servizi, di definizione degli accordi di programma, di elaborazione di programmi di reindustrializzazione basati proprio sulla piccola e media industria manifatturiera -: quali iniziative di competenza intenda assumere per riavviare il confronto con la regione sarda e le OOSS sull'intera vertenza Sardegna a cominciare dalla emanazione di misura d'urgenza sul Piano di rinascita, cosi' come da impegni solenni assunti dal Governo Amato; se non ritenga necessario precisare la linea di politica industriale dell'intero Governo evitando che iniziative improvvide di singoli componenti pregiudichino gravemente il rapporto di fiducia tra i cittadini-lavoratori e le istituzioni; se a tal fine non ritenga necessario attivare rapidamente un coordinamento tra i Ministri del tesoro, del lavoro e dell'industria affinche' affrontino in tempi brevi e certi i problemi posti dalla crisi dell'apparato industriale della Sardegna, a partire dall'emergenza Carbosulcis, e dagli atti proditori e unilaterali posti in essere da ENI ed ENI-risorse, e dalla cartiera di Arbatax; se infine non ritenga di impegnarsi solennemente al rispetto degli accordi di programma sottoscritti e alla firma di quelli gia' predisposti dalla giunta regionale, comprendendo in essi anche il contratto di programma sulla metanizzazione. (2-00859)

 
Cronologia
martedì 6 luglio
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 311 voti a favore e 113 contro, l'articolo unico del disegno di legge A.C. 2695 di conversione del decreto-legge 22 maggio 1993, n. 155, recante misure urgenti per la finanza pubblica, su cui il Governo aveva posto la questione di fiducia.

giovedì 15 luglio
  • Politica, cultura e società
    L'ex presidente dell'ENI, Gabriele Cagliari, si toglie la vita a Milano nel carcere di San Vittore, dove è detenuto per corruzione e violazione della legge sul finanziamento dei partiti.