Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE 3/01213 presentata da BUONTEMPO TEODORO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19930713
Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che: il Messaggero di Roma del 13 giugno 1993 pone in evidenza in un articolo pubblicato a pag. 32 a firma di Danilo Maestosi la programmazione estiva della stagione lirica di Caracalla, Massenzio, Cinecitta', ecc., prevedendo finanziamenti a carico del comune di Roma e della regione Lazio; nel suddetto articolo Carmelo Rocca, commissario del comune di Roma, nonche' direttore generale al Ministero dello spettacolo, afferma: "Niente piu' compensi sotto banco o spese folli"; sulla Repubblica, Stefano Carli e Eugenio Occorsio, parlando di enti lirici, dichiarano: "Anche qui siano di fronte ad un tesoro che il nostro Paese ha ereditato, e ha fatto di tutto per distruggere e vanificare". Del resto i miliardi (pubblici) sprecati sono infinitamente di piu': nel solo 1992 i 13 enti lirici comunali hanno assorbito il 47 per cento dei 930 miliardi del Fondo Unico per lo spettacolo" ... "450 miliardi secchi, ai quali bisogna subito aggiungere altre decine di miliardi provenienti da enti locali, regioni, comuni, Casse di Risparmio". "L'Opera di Roma, poi, non ha neanche fornito il bilancio: si parla di un buco di una cinquantina di miliardi, il che darebbe al sovrintendente, Giampaolo Cresci il triste record della piu' clamorosa inversione di tendenza, visto che quando ha preso in mano l'istituzione Capitolina questa chiudeva in attivo, e sono passati appena due anni" -: ci si chiede se cosi' stanno le cose, si possa consentire alla attuale dirigenza di amministrare ancora un bilancio come quello di Roma Estate, che si aggirerebbe su una cifra di 11 miliardi, ovvero se non si ritenga necessaria un'azione di azzeramento di tutte le responsabilita' e la nomina di un commissario ad acta con piene responsabilita'; cio' si impone poiche' a quanto risulta il collegio dei revisori dei conti dell'Opera avrebbe fatto rilievi per vari lavori commissionati direttamente tra economato e ditte per un ammontare di oltre 4 miliardi e cio' - senza che le suddette ditte risultassero inserite nell'albo dei fornitori e senza che le stesse abbiano presentato preventivi di spesa; se consti e comunque si voglia accertare sotto il profilo della legittimita': 1) in che modo le ditte Aurelia - Tecno Roma - Ilme Mateco - GDC - Remit siano state destinatarie di forniture e chi abbia invitato le stesse a fornire i relativi servizi; 2) come l'ufficio economato del Teatro dell'Opera abbia noleggiato per il periodo dicembre 1991-maggio 1992, il materiale necessario con la ditta Cartocci per illuminare la facciata del Teatro Brancaccio, ad un costo mensile di lire 72.800.000 e solo quando tale cifra e' apparsa astronomica tra i lavoratori, si sia provveduto all'acquisto del necessario materiale che posto in opera da due soli lavoratori e' risultato pari a lire 8.250.000; 3) i motivi di uno strano favoritismo collegato al pagamento delle fatture. Sembra infatti che per le gravi difficolta' economiche in cui versa l'ente, siano pervenuti atti ingiuntivi e precetti con pignoramenti di beni, non sempre presi nella dovuta considerazione, mentre nel giro di pochi mesi sono state onorate ditte che non avevano esperito atti giudiziari per un ammontare di lire 1.780.000.000; 4) la esistenza anche di responsabilita' pregresse, poiche' il male dell'ente ha radici profonde: ad esempio l'ente ha considerato decadute dal 30 aprile 1982 le delibere n. 1463 del 15 febbraio 1980 e del 13 marzo 1980, relative al riconoscimento di anzianita' pregresse per lavoro prestato presso altre aziende dello spettacolo, creando disparita' di trattamento tra i lavoratori; il contenuto della lettera di risposta prot. 11454 del 7 marzo 1988 in riscontro ad una richiesta di un dipendente che invocava l'applicazione delle suddette delibere con quella relativa al riconoscimento dell'anzianita' pregressa richiesta da altro dipendente per attivita' svolta presso la CGIL-Spettacolo, confrontando il diverso trattamento riservato con la delibera n. 6391 del 19 giugno 1987; 5) che nesso puo' esserci tra il conferimento delle medaglie d'oro e d'argento per i dipendenti "fedeli" che hanno lasciato il lavoro per pensionamento e il trattamento riservato agli altri che non sono stati gratificati neanche da un saluto, paragonando tale comportamento con quello riservato ad un funzionario di Banca (sembra del Monte dei Paschi di Siena) al quale sarebbe stata conferita una medaglia d'oro del valore di lire 3 milioni; 6) la regolarita' della gara di appalto delle pulizie del Teatro dell'Opera fissata inizialmente per un importo annuo di lire 475.000.000, il quale con l'aggiunta di altre incombenze non meglio definite e' arrivato ad un fatturato di lire 1.460.000.000; 7) il costo per il riassetto del Teatro delle Terme di Caracalla, dopo ogni spettacolo salito vertiginosamente dalle lire 580.000 al giorno del 1990, alla cifra di lire 2.300.000 per il 1991 a lire 5.850.000 per il 1992 e lire 7.100.000 in giornata festiva; 8) se tra gli anni 1983 e 1989 l'economato del Teatro dell'Opera abbia indetto gare di appalto seguendo procedure singolari e anomale. Sembrerebbe, infatti, che non poche volte, le migliori offerte presentate in busta chiusa, a stretto giro di posta, siano poi scartate dall'amministrazione che ha chiesto e ottenuto sconti (anche nell'ordine del 35 per cento) dalla ditta che aveva presentato l'offerta piu' elevata. Tale metodo e tale scelta puo' facilmente individuarsi nella gara in busta chiusa per le scene della Cavalleria Rusticana e Salvatore Giuliano del 15 gennaio 1985, vinta dalla Bottega Veneziana, ma poi assegnata di fatto, con delibera del 5 novembre 1985, alla "Scena 80" perche' dopo richiesta dell'ente la stessa avrebbe ridotto di ben 125.000.000 la propria primitiva migliore offerta che risulterebbe, viceversa, la piu' alta tra quelle pervenute. Lo stesso sistema di gare in busta chiusa, lo si ritrova per il noleggio delle calzature per l'Opera Herodiade, indetta con lettera del 26 febbraio 1986, n. 2132, vinta dalla ditta Arditi, ma assegnata, di fatto, alla LCP, in quanto avrebbe successivamente ridotto il prezzo portandolo al di sotto di quello offerto dalla ditta Arditi, alla quale nessuno avrebbe mai chiesto una revisione o riduzione dell'offerta. Tale gara e relativa aggiudicazione risulterebbe iscritta nella delibera del 14 aprile 1986. Identica sorte per l'aggiudicazione della gara dei costumi di scena dell'Opera Ifigenia in Tauride, vinta dalla Costumi Sat, dopo una contattazione dell'economato sarebbe stata affidata alla sartoria Brancato di Milano, la quale avrebbe ridotto l'originaria offerta di pochissime lire al di sotto del prezzo della ditta vincitrice, cosi' come sarebbe stato suggerito dall'allestimento scenico, con lettera del 24 aprile 1984 e di conseguenza si e' vista assegnare con delibera del 30 aprile 1984 la relativa commessa); 9) il metodo adottato dall'economato del Teatro di invitare a partecipare alle gare di appalto ditte di sua fiducia con offerte in busta chiusa per scartare poi l'offerta piu' vantaggiosa adducendo il futile motivo della non idoneita' della ditta (basterebbe accertare i motivi per i quali la realizzazione di 219 costumi di scena per l'Opera Raimonda fu assegnata alla ditta Iacobelli perche' la Costumi Sat, che aveva fatto la miglior offerta, fu considerata non idonea come risulta agli atti, al protocollo 7061 e 7062 del 25 giugno 1984); 10) il fondamento del criterio dell'urgenza, ovvero commesse per lavori per centinaia di milioni assegnate a trattativa privata, dopo aver consultato una sola ditta (tale criterio sarebbe stato adottato, ad esempio, per le scene della "La Battaglia di Legnano", affidate alla Rubechini di Firenze con delibera del 24 ottobre 1983 per l'importo di lire 215.000.000 e cio' con il dichiarato proposito di non poter espletare la gara a causa del poco tempo disponibile. Sembrerebbe invece che cio' fu fatto per esplicita volonta' dello scenografo come risulterebbe dalla documentazione agli atti. Sempre agli atti dovrebbe esistere la realizzazione per l'Opera Ifigenia in Tauride, assegnata alla Ditta Rubechini di Firenze per lire 250.000.000 con delibera del 30 aprile 1984; cosi' dicasi per le scene dell'Opera Ernani appaltate alla Sormani di Milano, con delibera 8 febbraio 1989, senza alcuna gara di appalto. Da questo sistema non sarebbe sfuggita l'Aida, le cui scene sono state affidate alla Sormani di Milano, con delibera del consiglio di amministrazione del 19 giugno 1987 e per l'ammontare di lire 270.000.000. In questo caso il motivo sarebbe sempre stato quello del ristretto tempo disponibile e per le difficolta' sorte in ordine all'agibilita' di Caracalla, mentre un'ampia documentazione proverebbe che cio' fu dovuto solo per la mancata presentazione da parte dello scenografo nei relativi disegni, come da lettere del 17 aprile 1987, 12 maggio 1987 del direttore degli allestimenti scenici); 11) l'uso abusato di chiedere preventivi a piu' ditte delle quali l'amministratore unico e' sempre la stessa persona; (cio' sarebbe avvenuto per lavori di serigrafia su tessuto per il Macbeth, assegnati per lire 65.000.000 alla nuova serigrafica, con delibera del 16 dicembre 1986); 12) il caso di lavori assegnati a ditte prima ancora di esaminare le offerte, pervenute in busta chiusa da piu' ditte (ad esempio, sembra che i lavori in ferro commissionati alla ditta Borini siano riferiti al verbale di gara datato 25 ottobre 1984; le offerte risulterebbero attentamente esaminate il 18 ottobre 1984, ma risulterebbe anche da una nota del Capo ufficio ragioneria, in calce alla richiesta del reparto scenografia n. 4 del 3 ottobre 1984, che i lavori di fatto erano gia' stati autorizzati fin dal giorno 8 ottobre 1984); se consti infine che la procura della Repubblica di Roma dopo le preoccupanti notizie stampa relative a confutabili sperperi dell'Opera di Roma abbia aperto o intenda aprire indagini ed altrettanto abbia fatto o voglia fare la Corte dei conti; se, esaminata a fondo la gestione contabile e degli appalti dell'Opera e sentito anche il Collegio dei revisori dei conti, intenda commissariare l'ente ove quanto precede rispondesse in tutto o in parte a verita' e si evidenziassero criteri di gestione non ortodossi. (3-01213)