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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00029 presentata da REICHLIN ALFREDO (PARTITO DEMOCRATICO DELLA SINISTRA) in data 19930729

La Camera, esaminato il Documento di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 1994-1996, presentato dal Governo in data 13 luglio 1993; considerato che: l'economia italiana e' esposta a rischi non solo gravi ma inediti per il sommarsi degli effetti di una recessione internazionale che ha gettato l'insieme dell'economia mondiale nell'incertezza segnando essa la fine di un'epoca dello sviluppo, e al tempo stesso per il peso di una propria crisi strutturale cosi' profonda come da decenni non si registrava. Questa crisi e' stata aggravata dalle politiche economiche attuate nel corso dell'ultimo decennio. E' impossibile uscire dalla crisi senza avviare una svolta che parta dalla presa d'atto di quali guasti hanno provocato tali politiche: caratterizzate da un uso distorto e inefficiente delle risorse pubbliche, dall'assenza di una strategia industriale, da politiche redistributive perverse che hanno favorito le rendite e le posizioni parassitarie, da una intollerabile diffusione della corruzione. Tutto cio' ha penalizzato i settori esposti alla concorrenza internazionale, ha favorito i settori protetti senza promuoverne l'efficienza, ha deteriorato la qualita' dei servizi erogati dal settore pubblico, ha disarticolato il tessuto sociale e determinato una crisi del patto di solidarieta' su cui solo puo' reggersi uno Stato moderno, il tutto senza porre rimedio, anzi aggravandolo, al dissesto della finanza pubblica. La crisi valutaria del settembre '92 ha reso esplicita la contraddizione tra le politiche seguite dai passati governi e l'esigenza di rafforzare le basi produttive del Paese per renderlo protagonista della costruzione di una nuova Europa. Il rischio di un'Italia che si avvita nella deindustrializzazione e di un'Europa che nel suo insieme perde coesione e spirito di solidarieta' e' molto elevato; tanto piu' che la caratteristica della crisi internazionale - come e' risultato chiaro al vertice di Tokio - e' di non essere un fenomeno congiunturale ma l'espressione della rottura di vecchi equilibri nella divisione internazionale del lavoro con effetti drammatici sull'occupazione e sulla qualita' dell'ambiente e dello sviluppo; permangono altresi' rischi di crisi finanziaria che possono derivare anche da un possibile collasso finanziario delle grandi imprese pubbliche e private, reso incombente anche per il modo superficiale e perfino irresponsabile con cui il passato Governo ha affrontato le tematiche della privatizzazione; recessione economica, aumento della disoccupazione, difficolta' delle imprese, crisi della finanza pubblica, aumento intollerabile della pressione fiscale, hanno creato una miscela esplosiva provocando forti tensioni sociali, senso di precarieta', preoccupazioni e paure per le prospettive future in larghi strati della popolazione; tuttavia un recupero della situazione e' possibile, e il venir meno delle illusioni e il necessario risanamento cui l'economia italiana e' chiamata, costituiscono anche un'occasione per invertire la rotta e reimpostare la politica economica nella direzione di una efficiente allocazione delle risorse, di una equa distribuzione dei redditi, di una ripresa dello sviluppo economico e civile, che tenga adeguato conto della crisi dell'occupazione, in particolare femminile; considerato che il documento presentato dal Governo contiene alcune caratteristiche innovative nella misura in cui intende trasformare la svalutazione della moneta in un miglioramento duraturo di competitivita', riducendo le pressioni inflazionistiche e i tassi di interesse reali in modo da consentire un recupero degli investimenti e un rafforzamento strutturale della base produttiva; considerato che si dichiara di voler rendere coerente la politica di bilancio con una politica di tutti i redditi e con l'esigenza di un recupero di efficienza del settore pubblico e con la necessita' di determinare per gli operatori privati un nuovo quadro di convenienze orientato alla crescita e all'innovazione; considerato, altresi', che troppo vago risulta l'obiettivo essenziale di riallocare risorse in funzione di politiche per l'occupazione e per lo sviluppo del Mezzogiorno che, data la struttura dualistica del Paese e la concentrazione dell'industria al nord, non conseguono automaticamente da una ripresa della competitivita' per via svalutazione e dalla discesa dei tassi di interesse, considerato che si punta a consolidare il guadagno di competitivita' ottenuto con la svalutazione anche attraverso la definizione di un assetto generale delle relazioni industriali che, nonostante le ambiguita' e alcuni aspetti negativi e da correggere (anche in sede parlamentare, sopratutto per cio' che riguarda la democrazia sindacale) dell'accordo con le parti sociali puo' - se attuato correttamente - consentire una ripresa della dialettica contrattuale al fine di contenere la dinamica dei costi a parita' di obiettivi di difesa e di crescita dei redditi reali, considerato che, a differenza delle vecchie politiche incentrate su aggravi di imposizione fiscale e tagli di spesa indiscriminati questa volta la flessione del tassi di interesse viene utilizzata per proporsi obiettivi di attivo primario piu' realistici e meno in contrasto con l'esigenza di non aggravare la fase recessiva, e che anche per questa via l'obiettivo della stabilizzazione del rapporto debito/PIL e quello di un recupero di efficienza del settore pubblico viene mantenuto essendo questa condizione necessaria affinche' i mercati avvalorino la strategia di flessione dei tassi di interesse, considerato che nella situazione italiana la stabilizzazione debito/PIL non puo' essere realizzata facendo affidamento esclusivo nella creazione di surplus primari di dimensioni eccezionali, ma che essa richiede accanto a surplus primari tollerabili, anche una rapida e consistente discesa dei tassi di interesse, e che, quindi, tale approccio consente di individuare il livello di surplus primario necessario a stabilizzare il rapporto debito/PIL in 3,5 punti di prodotto, percentuale che, tuttavia, potrebbe ancora ridursi in un contesto di tassi di interesse reali in discesa sui mercati internazionali; considerato che sia pure come dichiarazione di intenti il documento di programmazione economica e finanziaria recepisce, sul piano della riallocazione delle risorse, la linea di concentrare le correzioni di spesa sulle amministrazioni centrali, selezionandole e introducendo meccanismi di controllo sulle spese gia' impegnate, ma che, al tempo stesso, risulta troppo generico l'impegno a prevedere la revisione dei contratti in essere rendendoli finalmente congrui in termini di prezzi e qualita' dei beni forniti, dando cosi' una risposta in positivo ai problemi posti da "tangentopoli" e dalla corruzione diffusa, considerato, che il Governo rinuncia a compensare il venir meno nel 1994 di molte entrate straordinarie predisposte dal governo Amato e lascia scendere la pressione fiscale di oltre un punto, come risultante di una riduzione delle imposte dirette, per le quali si prevede, coerentemente con l'accordo sul costo del lavoro, la restituzione del fiscal drag, e di un lieve aumento e razionalizzazione dell'imposizione indiretta; come pure appare qualificante l'intenzione dichiarata di utilizzare il recupero di base imponibile per ridurre e riequilibrare le aliquote; e che tutto cio' insieme alla flessione degli interessi, all'accordo che consente lo svolgimento regolare della stagione contrattuale, e alle dichiarate intenzioni di recuperare efficienza e produttivita' nel pubblico impiego, dovrebbe costituire l'inizio di una politica distributiva diversa da quella del governo Amato e dei governi precedenti, caratterizzata da forti aumenti delle imposte, riduzione dei salari netti, elevatissimi interessi, forti tagli alle spese sociali; rilevato tuttavia: che altri aspetti del documento suscitano perplessita' e riserve in particolare per quanto riguarda l'obiettivo di un aumento dei prezzi del 3,5 cento che appare piuttosto irrealistico all'interno dello stesso quadro macroeconomico del Governo; che il documento appare elusivo sugli orientamenti che si intendono seguire in materia di spesa per i servizi sociali e che questa reticenza, unita a voci e intenzioni di singoli Ministri, fa intravedere interventi inaccettabili per la sanita' e le pensioni ed alcuni aspetti rilevanti dello stato sociale; che mancano indicazioni circa le politiche strutturali da adottare per avviare un processo duraturo di sviluppo in un contesto di forte caduta degli investimenti e di eccezionale riduzione dell'occupazione (circa 300.000 posti di lavoro in meno nel 1993), di assenza di ogni visione organica di politica industriale, di crisi dei grandi gruppi pubblici e privati, e di aggravamento della situazione delle aree depresse, talche' l'Italia rischia di regredire a un modello di sviluppo tipico degli anni cinquanta, caratterizzato da una crescita basata esclusivamente sulle esportazioni, sui bassi livelli retributivi e salariali, sulla compressione della qualita' e quantita' di servizi pubblici e quindi, sull'aggravarsi del divario tra Nord e Sud; impegna il Governo: 1) a realizzare gli obiettivi contenuti nel documento di programmazione economico finanziaria per quanto riguarda i livelli complessivi e il riequillbrio della pressione fiscale, del surplus primario, della spesa per interessi e a ridurre le spese rivedendo i contratti in essere per appalti, forniture di beni e servizi, fitti, consulenze, ecc. in modo da colpire la corruzione e recuperare efficienza a parita' di prestazioni e risultati finali; 2) a perseguire con tenacia una politica di riduzione dei tassi di interesse con l'obiettivo di pervenire rapidamente a tassi reali di livello paragonabile a quelli applicati negli altri Paesi della Comunita'; e in ogni caso a garantire con tutti gli strumenti di mercato disponibili che il costo netto del debito pubblico per lo Stato si riduca nei prossimi anni almeno della misura indicata nel documento di programmazione economico finanziaria; 3) a concludere entro il 1993 i contratti del pubblico impiego secondo linee coerenti con l'accordo sul costo del lavoro del 3 luglio 1993; a tal fine e' opportuno: a) sincronizzare i rinnovi contrattuali dei diversi comparti; b) stabilire un vincolo di bilancio per il monte retribuzioni complessivo; c) prevedere, in caso di "sfondamenti" della spesa da parte di singoli comparti, che la questione sia sottoposta al Parlamento, e che questo sia vincolato, nel caso approvi l'aumento del monte retribuzioni, a ridurre in pari misura altri capitoli della spesa al netto degli interessi; 4) nel settore della sanita', a sopprimere le norme relative ai tickets, ai cosiddetti bollini, alle fasce di reddito, e al pagamento della quota fissa per il medico di famiglia, a realizzare cosi' risparmi nella spesa ospedaliera (fortemente cresciuta - secondo reiterate dichiarazioni del Governo - in risposta appunto alle norme indicate) che compenserebbero abbondantemente le minori entrate; a ridurre il prezzo dei farmaci; a modificare radicalmente il prontuario farmaceutico innovando regole e metodi per l'inserimento dei singoli farmaci; a promuovere un serio controllo delle prescrizioni, come gia' avviene in alcune regioni e della spesa per acquisto di beni e servizi; a rivedere le convenzioni con le cliniche, i laboratori, e gli istituti diagnostici privati; ad utilizzare su almeno due turni pieni le strutture diagnostiche e i laboratori del servizio sanitario nazionale concentrando in questi servizi le erogazioni per lavoro straordinario, a realizzare un risanamento non effimero attraverso il ripiano dei disavanzi sommersi dotando la sanita' di risorse certe e ponendo a base la spesa storica accertata del 1993; a responsabilizzare le regioni nella riscossione delle entrate e nell'erogazione delle spese; ad approvare i progetti-obiettivo materno-infantile secondo le indicazioni unanimi della Commissione affari sociali della Camera e a rinnovare la politica per l'infanzia, a promuovere concreti aiuti alle famiglie, come ad esempio i congedi parentali e l'assegno di cura; 5) A non intervenire con nuovi blocchi nelle pensioni, e con tagli ulteriori alle prestazioni pensionistiche; a salvaguardare il valore reale dei trattamenti pensionistici e ad attuare i relativi adeguamenti, perseguendo risparmi di spesa, anche immediati, attraverso misure equitative che correggano le molte disparita' esistenti tra diverse categorie di lavoratori (addirittura accresciute dal decreto Cristofori come nel caso dell'aumento a 20 anni dei minimi contributivi) in ispecie avvicinando la normativa per i dipendenti pubblici a quella in vigore per i privati; 6) nel settore della giustizia, a realizzare gli interventi organizzativi e amministrativi, anche di natura straordinaria, necessari alla effettuazione dei processi; 7) ad evitare in ogni modo l'eventuale collasso finanziario delle holding pubbliche, difendendo con piu' decisione gli interessi nazionali in sede comunitaria; 8) a proseguire la politica di riordino delle partecipazioni pubbliche, finalizzando dismissioni e privatizzazioni ad esplicite finalita' di politica industriale, di rilancio della crescita e della occupazione, di sviluppo dei mercati finanziari, di sostituzione di titoli azionari a titoli del debito pubblico nei portafogli delle famiglie. A portare a termine la riforma dei mercati finanziari e a vigilare sulla concreta attuazione delle nuove normative da parte degli organi di controllo (Consob, Isvap, Antitrust) apparsa particolarmente carente anche in relazione ad avvenimenti recenti che hanno interessato i mercati finanziari; 9) a dare rapida e compiuta attuazione al decreto legislativo n. 96 del 1993, ed agli impegni assunti dal Governo in materia di impiego dei fondi comunitari nel Mezzogiorno, di accelerazione e qualificazione della spesa stanziata, di completamento degli interventi straordinari, di rilancio degli incentivi industriali, di riclassificazione delle voci di spesa di bilancio, tali da evidenziare le risorse stanziate a favore delle aree depresse; 10) a dare piena attuazione all'accordo del 3 luglio e, in particolare: alle politiche del lavoro; agli interventi di gestione delle crisi occupazionali; alla riattivazione del mercato del lavoro; agli interventi per l'occupazione giovanile e di sostegno alla formazione; alle strategie per la effettiva realizzazione della legge sulle pari opportunita'; alle politiche industriali per le aree depresse e per il superamento del dualismo nord-sud; al rispetto degli impegni assunti dal governo di pieno utilizzo dei fondi strutturali della CEE per il sostegno e la reindustrializzazione delle aree a declino industriale e per lo sviluppo di nuove attivita' produttive; alla promozione della ricerca scientifica e alla sperimentazione di nuovi processi e prodotti che consentano di rafforzare e mantenere nel tempo la capacita' competitiva dinamica dell'industria italiana; 11) a promuovere una politica volta a canalizzare risorse private su investimenti a lungo termine in modo da risolvere problemi strutturali e occupazionali senza oneri per il bilancio pubblico. A tal fine, oltre a interventi legislativi e sulla politica tariffaria (soprattutto nel settore delle risorse idriche) puo' essere opportuno creare un apposito investitore istituzionale con il compito di valorizzare e dismettere il patrimonio degli enti previdenziali utilizzandolo come volano per la mobilizzazione di risorse interne ed estere per investimenti idonei a creare una consistente occupazione, privatamente gestiti, in settori vitali per la nostra economia (risorse idriche, sistemi metropolitani, risanamento urbano, alta velocita', ecc), per l'assunzione di partecipazioni, ecc; 12) a promuovere interventi a sostegno della ricerca scientifica anche ad opera delle fondazioni bancarie che singolarmente, o in collegamento tra loro, potrebbero utilizzare gli utili rinvenienti dalle attivita' bancarie per scopi di rilevante utilita' collettiva; 13) a rivedere e completare la riforma della finanza locale, accrescendo le prerogative e le responsabilita' degli enti locali, e modificando il regime dell'ICI in modo da consentire ai comuni di rettificare direttamente i valori catastali (in collaborazione con l'amministrazione centrale) ove essi risultino manifestatamente infondati, e di adeguare le detrazioni dell'imposta ai valori immobiliari correnti al fine di permettere una piu' estesa esclusione dall'imposta della prima casa. Ad impostare una piu' generale e incisiva politica di decentramento fiscale anche su base regionale; 14) ad attuare l'accordo del 3 luglio per quanto riguarda la restituzione del drenaggio fiscale, e ad assicurare una tregua legislativa in campo tributario nel 1994 rinunciando ad innovazioni di sistema non collegate al decentramento fiscale, e limitandosi ad interventi di correzione e razionalizzazione della normativa in vigore. In particolare, a modificare la tassazione dei redditi da capitale nella direzione della generale sottoposizione ad imposizione, del recupero a tassazione di tutte le plusvalenze su titoli e della uniformita' delle aliquote; ad evitare salvataggi industriali a carico della finanza pubblica; a recuperare base imponibile a tassazione sia nel campo delle imposte dirette che dell'IVA riducendo contestualmente le aliquote; a superare rapidamente la minimum tax introducendo strumenti di accertamento idonei a tener conto delle condizioni effettive dei singoli contribuenti, a promuovere accordi in sede comunitaria per la collaborazione tra Stati ai fini di uno scambio sistematico di informazioni in particolare per quanto riguarda i redditi da capitale. A procedere con decisione nella politica di semplificazione legislativa e amministrativa, accelerando i rimborsi di imposta, secondo criteri di parita' di trattamento tra imprese pubbliche e private, grandi e piccole. A riorganizzare integralmente l'amministrazione sulla base di uffici decentrati che assicurino il controllo del territorio, responsabilizzando i dirigenti, combattendo la corruzione, concentrando gli incentivi retributivi esclusivamente a favore dei dipendenti che svolgono effettivamente attivita' di accertamento. (6-00029)

 
Cronologia
martedì 27 luglio
  • Politica, cultura e società
    Si verifica una successione di attentati a Roma e a Milano. Nel capoluogo lombardo esplode un'autobomba nei giardini di via Palestro, causando sei morti. Nella capitale vengono colpite la chiesa di San Giorgio al Velabro e la basilica di San Giovanni.

giovedì 29 luglio
  • Politica, cultura e società
    Numerosi leader politici ricevono avvisi di garanzia nell'ambito dell'inchiesta Enimont: in particolare Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Paolo Cirino Pomicino, Claudio Martelli, Giorgio La Malfa, Renato Altissimo, Carlo Vizzini e Severino Citarristi.

lunedì 2 agosto
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Per fronteggiare la gravissima crisi che ha colpito lo SME, le bande di oscillazione delle monete nazionali vengono portate al 15 % rispetto alla parità centrale.