Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA 6/00030 presentata da MAGRI LUCIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19930729
La Camera, esaminati il Documento di programmazione economico-finanziario (DPEF) relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 1994-1996, presentato dal Governo il 13 luglio 1993 e il documento del Ministro del tesoro sul riordino delle partecipazioni pubbliche e sullo stato delle privatizzazioni, A. in relazione alla situazione economico-sociale: verificato che il quadro macroeconomico tendenziale adottato e' costituito da un'ipotesi alquanto aleatoria e precaria sia sul versante delle prospettive di crescita del PIL che rispetto alla situazione tutt'altro che stabilizzata dei tassi di interesse internazionali e dei rapporti delle parita' monetarie; constatato che vengono significativamente mutati tempi e modi per il perseguimento degli obiettivi determinati col trattato di Maastricht e si ripropone quindi con forza la necessita' della totale ridiscussione di quell'accordo; constatato come si siano rivelate infondate (come d'altro conto gia' evidente all'epoca della formulazione) le previsioni tendenziali contenute nel DPEF 1992 relative alla crescita del PIL che tendevano a sminuire la recessione in atto e le previsioni e gli obiettivi di contenimento del fabbisogno e di stabilizzazione del rapporto debito/PIL; considerato che gli obiettivi di inflazione programmata risultano estremamente ambiziosi e appaiono costruiti in funzione di un'ulteriore diminuzione del reale potere d'acquisto di salari e pensioni dando questo contenuto per questa via all'accordo sindacale neo corporativo del 3 luglio; valutato che il Governo intende continuare una politica di gestione del deficit pubblico che agisca unicamente in funzione di sempre maggiori avanzi primari, senza intaccare la rendita finanziaria accumulatasi a causa di una politica di incremento del debito pubblico in alternativa ad una sana, organica ed equa riforma fiscale, e dunque non intende affrontare con efficacia il problema del servizio del debito; ricordato che questa scelta di politica economico-finanziaria colpisce i ceti popolari e ha, nel corso dell'ultimo ventennio, operato una drastica redistribuzione del reddito dal basso verso l'alto, dal lavoro dipendente alla rendita finanziaria; considerato come la pressione tributaria nel nostro Paese abbia ormai, e in pochi anni, raggiunto la media europea mentre le aliquote sono significativamente piu' elevate evidenziando cosi' una vasta area di evasione, elusione e nel contempo un onere fiscale insopportabile per i redditi effettivamente colpiti; valutato che, nonostante e contrariamente a quanto affermato dal Governo propagandisticamente, nel Documento di programmazione economico finanziaria non e' indicato alcun intervento in senso equitativo nel sistema fiscale, in particolare in ordine agli annunciati provvedimenti riguardanti il recupero del fiscal-drag e l'esorbitante imposizione nella prima casa; verificato come, nei fatti e nella pratica di Governo viene proseguita una linea di continua riduzione dei trasferimenti erariali agli enti locali, di blocco degli investimenti in settori fondamentali, imponendo contemporaneamente agli enti locali l'applicazione di tributi locali aggiuntivi e scaricando quindi sulle stesse amministrazioni comunali improponibili scelte tra il taglio di servizi essenziali o l'aumento di una gia' alta pressione fiscale con le conseguenti tensioni sociali; visto che il Governo, nel piano dell'economia di spesa, enuncia solo delle generiche intenzioni che lasciano pero' intravedere la sostanza del proseguimento della linea Amato di indiscriminato attacco a servizi sociali fondamentali a partire dai preannunciati ulteriori tagli in materia di sanita' e previdenza, una linea che non solo colpisce pesantemente i ceti piu' deboli ma ormai anche lo stesso ceto medio e nel contempo ha dimostrato (si veda l'aumento di spesa per i ricoveri ospedalieri a causa dell'inasprimento dei tickets), di produrre maggiori costi invece che economie; rilevata l'assoluta mancanza nel Documento di programmazione economico finanziaria di qualsiasi analisi e prospettazioni di interventi sul piano della politica economica con particolare riguardo alla questione drammatica della crisi occupazionale e dell'apparato industriale. B. in relazione all'ordine del giorno Tiraboschi ed altri approvato dalla Camera il 16 novembre 1992: verificato che il Governo nella predisposizione di tale Documento di programmazione economico finanziaria non ha ottemperato agli impegni determinati dalla Camerea con l'approvzione il 19 novembre 1992, dell'ordine del giorno 9/1650/30, Tiraboschi ed altri, ed in particolare agli impegni espressi dai punti seguenti: "2) ad avviare tempestivamente lungo gli stessi canali gia' tracciati dalla legge delega fin dai primi mesi del prossimo anno l'ulteriore intervento legislativo di tipo strutturale che gli obiettivi di rientro fissati per il triennio richiedano, presentando al piu' tardi contestualmente al documento di programmazione finanziaria i disegni di legge collegati di portata piu' strutturale che contengano nuovi istituti ovvero riformino la disciplina sostanziale di quelli esistenti; 5) a proseguire, sempre nell'ambito degli interventi strutturali, sulla strada della piena responsabilizzazione finanziaria delle regioni e degli enti locali affidando ad essi, con opportuni strumenti che tengano conto delle necessita' di riequilibrio tra le diverse parti del Paese anche il ripianamento del proprio debito pregresso; 6) a prevedere nell'ambito del prossimo documento di programmazione economico finanziaria la strategia complessiva di tipo economico e finanziario attraverso la quale la politica delle privatizzazioni di capitale pubblico restino rigorosamente ancorate ad obiettivi di risanamento strutturale del debito, di economicita' di gestione, di massimizzazione dei vantaggi per la parte pubblica in ciascuna cessione di partecipazione o di beni immobili, prevedendo se del caso apposite procedure che garantiscano la trasparenza di ogni azione amministrativa in questo campo; ad evitare forme di codecisione con il Parlamento al quale deve restare riservato il controllo ed il giudizio di responsabilita' sull'efficienza economica delle scelte compiute; 7) ad impostare il prossimo documento di programmazione finanziaria in modo da distinguere nettamente le politiche strutturali di cui ai punti precedenti che devono aver corso con organicita' e continuita' nel corso dell'anno e nell'intero triennio dalla politica congiunturale e residuale da operare in occasione della sessione con gli strumenti di bilancio che deve concernere esclusivamente la regolazione di istituti esistenti di entrata o di spesa per rientrare negli obiettivi; a fare dunque del documento un vero strumento per la programmazione della politica economica secondo linee che ne esaltino la continuita' e la organicita' in un quadro di aggiornamento annuale; 8) a prevedere la predisposizione da parte del Ministro del bilancio e della programmazione economica, d'intesa con il Ministro del tesoro di una apposita sezione o di un allegato del documento di programmazione economico finanziaria che esponga gli obiettivi di sviluppo economico, sociale e ambientale e i connessi interventi di investimento pubblico analizzandone la compatibilita' con le autorizzazioni di spesa iscritte in bilancio nonche' le iniziative legislative eventualmente necessarie per la riprogrammazione su base triennale della politica degli investimenti pubblici"; C. in relazione al piano di riordino delle partecipazioni statali: considerato che: a) tale piano non deve fondarsi sul concetto predominante della privatizzazione; b) la recente direttiva Ciampi sulle dismissioni ha impresso una svolta grave e preoccupante al processo avviato dal Governo, anche in aperta contraddizione col documento approvato dalla maggioranza il 16 dicembre scorso. In essa si dichiara che: "l'intera partecipazione riconducibile direttamente o indirettamente al Ministero del tesoro in ENEL, INA, Banca commerciale italiana, Credito italiano, IMI, STET, AGIP, deve essere dismessa". Cio' significa la caduta di ogni possibilita' di controllo a fini di programmazione da parte dello Stato nei settori strategici per antonomasia dell'economia italiana: banche, telecomunicazioni, energia. Se a questi si aggiungono le linee governative nei settori della siderurgia, delle miniere, dell'agroalimentare, si configurano scelte antitetiche alla difesa di prioritari interessi economici nazionali. Anzi ci sono seri pericoli di acquisti di settori decisivi del nostro sistema finanziario e produttivo da parte di acquirenti stranieri e di avvio di una considerevole colonizzazione dell'economia italiana. Questa logica di smembramento delle imprese, di completa diminuzione della parte strategica delle stesse e del patrimonio pubblico comportera' conseguenze negative sulle possibilita' di sviluppo di intere aree del nostro Paese, di pesante ulteriore degrado del tessuto produttivo e un drastico calo dell'occupazione nei termini di diverse centinaia di migliaia di occupati in meno nel settore e delle Partecipazioni statali con effetti devastanti anche nell'indotto; c) in questo contesto la stessa creazione di "nuclei stabili" per esercitare forme di controllo sulle decisioni strategiche e di veto su cessioni, fusioni e mutamenti dell'oggetto sociale, per assicurare la stabilita' dell'assetto societario e la tutela dell'interesse nazionale in settori ritenuti strategici non e' credibile, tanto piu' se preliminarmente non si individuano tali settori e se manca del tutto una politica industriale complessiva per la nostra economia. La stessa costituzione di public companies ad azionariato diffuso appare, stante le condizioni del nostro mercato dei capitali del tutto irrealizzabile; d) la definizione delle regole di valutazione delle imprese pubbliche (sia per quanto riguarda il capitale che il loro valore complessivo) che ha visto un momento negativo nella recente approvazione del decreto-legge n. 198 del 1993 puo' consentire la svendita di un immenso patrimonio pubblico favorendo valutazioni nell'interesse del futuro compratore. Cio' puo' verificarsi a maggior ragione se non si adottano strumenti quali valutazioni compiute da piu' societa' specializzate in contraddittorio. Le recenti discordanti valutazioni dell'ITALGEL sono, in proposito esempio eloquente come, nel passato lo fu quello della svendita dell'Alfa Romeo alla Fiat. Occorre impedire che sulle privatizzazioni si proceda ad una nuova gigantesca tangentopoli; rileva altresi' diverse inadempienze di questo documento rispetto al parere espresso il 16 dicembre 1992 dalla Camera dei deputati sul programma di riordino di IRI, ENI, ENEL, IMI, BNL ed INA, ed in particolare: 1) relativamente al principio di separatezza tra banca e impresa soprattutto in ordine alla nozione di controllo di una banca, e alla partecipazione del sistema bancario ai processi di ricapitalizzazione dell'intero sistema industriale nonche' al processo di privatizzazione, il documento del Ministro del tesoro non fa alcun riferimento; 2) non e' stata predisposta nessuna nuova normativa sul rapporto tra gruppi finanziari ed industriali e mezzi di informazione ne' sulla proprieta' pubblica dei mezzi di informazione, e nel documento esaminato non appaiono riferimenti di sorta a questo tema; 3) doveva essere favorita l'integrazione nei settori produttivi, riunificando le aziende pubbliche operanti nello stesso segmento indipendentemente dalla loro attuale collocazione nelle diverse holding, ma nel documento non si configura ancora un'ipotesi di integrazione e di accorpamento delle societa' operanti nello stesso comparto produttivo; 4) nessun passo del documento del Ministro del tesoro affronta le questioni dell'industria cantieristica e del trasporto marittimo, ne' il governo ha sinora presentato disegni di legge per il riassetto della normativa vigente nel settore per integrare "i servizi di cabotaggio con il sistema dei trasporti, alla cantieristica ed alla industria navalmeccanica per il ruolo importante che possono svolgere tali settori per lo sviluppo del Paese e per i traffici marittimi dell'intera Europa, in presenza di positive prospettive di mercato a medio lungo termine, e di possibili alleanze e partecipazioni internazionali"; 5) il documento non prevede nessun utilizzo dei proventi delle dismissioni a favore di politiche attive del lavoro e della reindustrializzazione; 6) nel documento non viene svolta nessuna valutazione dei costi sociali derivanti dalle dismissioni con una articolazione nelle aree piu' svantaggiate del Paese, e non si e' provveduto, con il concorso delle regioni piu' interessate, alla definizione di politiche attive del lavoro e di programmi per la reindustrializzazione anche utilizzando una parte dei proventi derivanti dal processo di privatizzazione; 7) nel documento del Ministro del tesoro non figura alcun riferimento alla possibile costituzione, al termine del processo di riordino e dismissione, di una finanziaria di partecipazioni pubbliche, quale configurata dal parere parlamentare; 8) il documento presentato non solo non prevede un vero e proprio piano di politica industriale ma, come traspare da una serie di elementi gia' evidenziati, concepisce la politica delle privatizzazioni come pura e semplice svendita delle partecipazioni pubbliche senza altro criterio che favorire i grandi gruppi finanziari e industriali nazionali ed esteri. Il vero problema per chi vuole dismettere le partecipazioni statali, e che viene sottaciuto nel documento, e' in realta' quello della collocazione sul mercato delle aziende pubbliche, ed in particolare quello di individuare gli acquirenti di aziende fortemente indebitate, tanto piu' che il governo sembra volersi fare carico degli stessi debiti di grandi gruppi privati come nel caso del gruppo Ferruzzi-Montedison. Esiste, anche per le scelte di privatizzazioni di molti Paesi, una situazione di eccesso di offerta a fronte della quale si registra una scarsa disponibilita' di liquidita' ed una carenza di risorse finanziarie ed industriali, impegna il Governo: a ritirare il documento di programmazione economico-finanziaria in quanto inattendibile nelle previsioni e privo di credibilita' nelle indicazioni d'intervento ed il documento presentato dal Ministro del tesoro anche perche' quest'ultimo non e' corrispondente alle determinazioni del parere parlamentare approvato dalle commissioni V, VI e X riunite della Camera il 16 dicembre 1992; considera essenziali al fine di un rilancio della nostra economia, dell'occupazione, della solidarieta' sociale e di un reale risanamento del bilancio statale: la rinegoziazione del trattato di Maastricht ed una sua profonda revisione con la definizione di una fase transitoria durante la quale il nostro Paese riacquisti un pieno controllo sulla circolazione dei capitali in entrata ed in uscita dal nostro territorio nazionale; la riduzione e la riqualificazione delle spese per beni e servizi delle amministrazioni centrali con l'esclusione di quelle della giustizia, della pubblica istruzione, della sicurezza pubblica; la difesa e la riqualificazione della sanita' e della previdenza pubblica in un'ottica solidaristica e di diritti universali; l'obbligo per il Governo a ritenere impegnati gli accantonamenti dei fondi speciali del disegno di legge finanziaria dopo il parere positivo delle Commissioni bilancio su proposte, disegni di legge od emendamenti e a considerare almeno una quota non inferiore al 30 per cento di tali accantonamenti comunque riservata a proposte, disegni di legge od emendamenti di iniziativa parlamentare; un radicale riequilibrio del prelievo fra le diverse classi e categorie sociali, e cio' attraverso: - la tassazione ad aliquote progressive dei patrimoni immobiliari e delle rendite finanziarie, con l'esonero della prima casa e del piccolo risparmio; - il ricondurre tutti i redditi all'IRPEF; - l'adozione di misure urgenti e radicali nella lotta all'evasione fiscale creando meccanismi di contrapposizione di interessi, promuovendo un ruolo attivo e paritario degli enti locali nell'accertamento del reddito, impegnando la maggior parte dei dipendenti dell'amministrazione finanziaria e della Guardia di finanza nelle verifiche di merito, abolendo ogni forma di condono e irrogando severe pene detentive per i grandi evasori; - il recupero integrale del fiscal drag con meccanismo automatico; - l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa di abitazione; - l'eliminazione dell'IRPEF sulla prima fascia di reddito fino a 7 milioni per i redditi da lavoro dipendente e da pensione; - l'eliminazione della minimum tax e l'introduzione di meccanismi a riscontro IVA-IRPEF, con possibilita' per i consumatori di detrarre parte dell'IVA dall'IRPEF su alcuni beni e servizi; - il mutamento della base imponibile per il computo dei contributi facendo riferimento anziche' al monte salari al valore aggiunto delle aziende; l'impegno a non istituire nuove imposte locali che non siano sostitutive di altri tributi erariali e la predeterminazione del trasferimento diretto agli enti locali di una quota consistente del gettito tributario definendo una vera e propria "riserva di gettito" dove non sia possibile per il governo centrale intervenire tra una sessione di bilancio e l'altra con tagli ai trasferimenti erariali o ai mutui della Cassa depositi e prestiti, per dare certezza senza la quale diventa impossibile per gli enti locali predisporre i propri bilanci; la disciplina rigorosa per l'emissione dei cosidetti "Buoni Ordinari Comunali" (BOC) per evitare che si avviino processi di ulteriore indebitamento incontrollato degli enti locali; l'impegno a non presentare all'approvazione del Parlamento decreti-legge in materia fiscale e a definire la politica fiscale per il 1994 in un apposito disegno di legge collegato alla legge finanziaria; la realizzazione di un fisco dal "volto umano" avviando un processo di semplificazione degli adempimenti fiscali, la riduzione graduale delle tasse dalle attuali 200 alle 15-20 veramente utili, lo scaglionamento nel tempo dei pagamenti, il trasferimento agli uffici delle imposte dell'onere dei calcoli sulle imposte da pagare e la conseguente compilazione della dichiarazione dei redditi; la promozione di una politica per lo sviluppo produttivo che punti ad una nuova qualita' della crescita economica basata sui consumi sociali e collettivi, sul risanamento ambientale, sulla realizzazione di reti di infrastrutture moderne quali le telecomunicazioni, le ferrovie, l'approvvigionamento idrico, sulla qualita' e l'innovazione dei prodotti con adeguati interventi atti a favorire la ricerca; la predisposizione di un programma di riordino delle PP.SS. collegandolo alla definizione di una politica industriale complessiva, dei settori strategici della nostra economia, di meccanismi di difesa degli interessi nazionali in tali settori, alla valutazione della situazione dei mercati finanziari e dei reali benefici ottenibili in termini occupazionali e di risanamento del bilancio dello Stato, evitando di attuare una svendita del nostro patrimonio di partecipazioni pubbliche nelle aziende sane e, viceversa, di sopperire con denaro pubblico ai debiti dei grandi gruppi privati, rifuggendo da ogni ideologismo neo-liberista che nasconde la volonta' di privatizzare l'incremento della ricchezza nazionale e di collettivizzare i debiti dei privati; l'individuazione di tutti gli strumenti possibili per il controllo pubblico dei settori strategici della nostra economia che riesca a fare valere gli interessi collettivi e nazionali nella gestione della nostra economia rispetto agli interessi privati particolari ed a quelli dei gruppi finanziari ed industriali stranieri; il collegamento del riordino delle PP.SS. ad un piano occupazionale e di reindustrializzazione ed a un piano ambientale in considerazione degli alti costi di risanamento ambientale che si accompagneranno necessariamente alla ristrutturazione di talune aziende, anche allo scopo di tutelare la sicurezza dei lavoratori; l'impegno a non garantire la presenza dell'azionariato diffuso nella proprieta' delle societa' poste in vendita con ulteriori facilitazioni fiscali a carico del bilancio dello Stato ma semmai ad operare per abbassare il rendimento dei titoli di Stato ottenendo cosi' una appetibilita' sul mercato di tali azioni per i piccoli risparmiatori; l'estensione e la riqualificazione del nostro sistema scolastico tramite il prolungamento graduale della scuola dell'obbligo fino ai 18 anni, la riforma della scuola media superiore, l'attivazione di politiche di formazione permanente per la popolazione adulta; l'istituzione di un adeguato fondo per l'occupazione e la promozione di un piano per lavori socialmente e ambientalmente utili per l'inserimento nella vita attiva dei giovani disoccupati e per la realizzazione di forme di partecipazione e di controllo popolare sui servizi erogati alla collettivita', mediante la valorizzazione del volontariato, ed anche con l'istituzione di un servizio civile nazionale e regionale che veda la partecipazione di disoccupati, di cassaintegrati, degli obiettori di coscienza al servizio militare, di volontari; una politica di sostegno alla riduzione dell'orario di lavoro ed a forme di redistribuzione del lavoro e di riorganizzazione degli orari dei servizi e degli uffici pubblici; la sostituzione dell'intervento straordinario per il Mezzogiorno con misure di reindustrializzazione delle aree meridionali ed in particolare a favore delle piccole e medie industrie locali, con l'individuazione di progetti mirati alla costituzioni di reti infrastrutturali (con l'esclusione di quella stradale), per la realizzazione di un "piano Legno", il rilancio dell'agricoltura mediterranea, il risanamento ambientale, la ricerca scientifica; impegna percio' il Governo: a presentare al piu' presto un nuovo documento di programmazione economico-finanziario sulla base delle indicazioni e delle priorita' sopra ennunciate, ed a ripresentare un documento sul riordino delle partecipazioni statali. Tale nuovo documento dovra' essere presentato congiuntamente dal Presidente del Consiglio e dal Comitato dei ministri competente in materia di privatizzazioni ai sensi del decreto-legge 333/1992. (6-00030)