Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/18235 presentata da ALTERIO GIOVANNI (DEMOCRATICO CRISTIANO) in data 19930930
Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dei lavori pubblici. - Per sapere - premesso che: la Camera dei deputati ha approvato il 10 giugno 1993 la legge quadro in materia di lavori pubblici, dal cui contenuto si rivelano alcuni princi'pi ed alcune omissioni che gli interroganti registrano assai pericolose: a) la permanenza del concetto di concessione di pubblici servizi per la progettazione e la realizzazione delle opere; b) l'assoluta mancanza di coordinamento con le categorie professionali interessate e coinvolte nel processo edilizio, pur implicandole per contro nella responsabilita' di iscrivere nei propri albi professionali dipendenti responsabili di progetto; c) la contraddizione nel fissare da un lato il tetto del 10 per cento (articolo 14.7) per tutte le prestazioni professionali afferenti alla realizzazione di un'opera pubblica nel dispregio piu' assoluto di ogni forma di tariffa professionale, dall'altro nel richiamare le stesse tariffe per i compensi relativi (articolo 16.5); d) il dispregio delle normative CEE, che identificano la necessita' di un "responsabile unico del processo dalla sua ideazione al collaudo", lo individuano nel professionista Architetto, frammentando compiti e responsabilita' anche in maniera sospetta (articoli 16.26); e) la sperequazione che si determina fra progettisti interni ed esterni per quanto attiene alla responsabilita' ed agli oneri assicurativi relativi (articoli 24.2; 29.5); f) il sostenere l'ipotesi fantascientifica che le Amministrazioni pubbliche possano realizzare oltre all'insostituibile e gia' insufficiente compito di gestione e di controllo, anche la progettazione, direzione e collaudo delle opere (articolo 16.1); cio' risulta in contraddizione con quanto affermato come deroga successivamente (articolo 16.4) e per la cui attuazione vengono definite all'inverosimile regole e responsabilita', che sembrano pero' essere esclusivamente dirette alle fantomatiche societa' di ingegneria (frutto spurio di una legislazione fiscale allucinante); tali societa' vengono poi legittimate surrettiziamente con un vero e proprio blitz istituzionale, sottraendo tale materia ad una piu' ampia e complessiva riforma degli ordinamenti professionali; g) l'assenza di qualunque doveroso riferimento all'istituto del concorso di progettazione sia come strumento di trasparenza, sia come strumento di formazione e di crescita delle categorie professionali coinvolte, sia come strumento per l'ottenimento del migliore risultato possibile per l'interesse pubblico; tale legge, afflitta da un moralismo formale e di maniera, non trova i modi e la forza per innovare radicalmente le procedure e le prassi bizantine ed inutili che ormai strangolano il settore, se non attraverso la abdicazione della pubblica amministrazione agli imprenditori privati, ai quali la legittimazione dell'istituto della concessione in maniera generalizzata appare come un traguardo assai ghiotto. Tutto questo nonostante la cronaca di questi giorni indichi come, proprio attraverso tali meccanismi, si siano innescati quei processi di degrado sociale e civile che, oggi, tanto angosciano il paese e nonostante che gli esponenti dei sindacati di categoria e degli ordini professionali si siano espressi favorevolmente contro tali provvedimenti - quali urgenti iniziative intenda porre allo studio per porre rimedio agli inconvenienti sopra denunciati. (4-18235)