Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01036 presentata da CAPRILI MILZIADE (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19931011
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: nella giornata di domenica 10 ottobre 1993 il Ministro dell'industria Paolo Savona si e' dimesso per contrasti con il presidente dell'IRI, Romano Prodi, relativi al metodo da adottare per le privatizzazioni, ed in particolare per la vendita del Credito italiano e della Banca commerciale italiana. Il ministro ha preso atto che il Presidente del Consiglio dei ministri confermava la fiducia a Prodi sconfessandolo; il contrasto sembra essere sorto intorno alle modalita' di cessione di aziende pubbliche: mentre il ministro sostiene l'esigenza di creare cosiddetti "noccioli duri" di gestione delle stesse societa' privatizzate, il presidente dell'IRI preferisce, tramite offerte pubbliche di azioni, andare alla costituzione di vere e proprie public companies con azionariato diffuso -: se oltre al ministro Savona, altri ministri, in particolare tra i titoli dei dicasteri economici, esprimono divergenze sulla politica delle privatizzazioni perseguita dal Governo, e con ampia delega dallo stesso professor Prodi; se non ritenga che, al di la' delle diverse formule tecniche proposte, questo contrasto sia sintomo di un conflitto piu' ampio fra settori del capitalismo privato e familiare del nostro paese e il capitalismo pubblico di Stato; se non esista il rischio che, affidando ad un sindacato di controllo, nel quale un ruolo fondamentale sarebbe detenuto dalle grandi imprese, la gestione di due banche di importanza nazionale, quali il Credito italiano e la Banca commerciale, si confondano i ruoli di creditore e di debitore; confusione che e' stata una delle cause fondamentali di gravi crisi economiche finanziarie del passato, mentre la nuova legge bancaria che recentemente e' stata approvata dal Parlamento, vieta alle imprese di acquistare azioni di controllo delle banche; se non ritenga che una decisione di tale importanza debba essere affrontata innanzitutto in sede parlamentare e comunque non rimessa alla volonta' di singoli sia pure importanti protagonisti della vita politica ed economica del nostro paese; se non ritenga, piu' in generale, che tale dissenso rinvii ad una questione di piu' largo respiro che nel dibattito politico sulle privatizzazioni e' stata del tutto assente (se non nelle posizioni espresse da una parte dell'opposizione): le scelte strategiche di politica industriale e di programmazione economica da compiere al fine di consentire una presenza qualificata e non residuale del nostro paese e sui mercati internazionali; ed infine se non ritenga di dover presentare in Parlamento un programma di politica industriale e di sviluppo a medio termine con una strategia di integrazione capace di rafforzare il posizionamento della nostra economia sul piano internazionale con scelta di settori, strategie di espansione e di leadership e controllo dei mercati, definizione dei mezzi finanziari, al fine di rimediare alla debolezza strutturale della nostra economia produttiva e di riconquistare spazi di competitivita': a) considerando strategici i settori che hanno effetti rilevanti e permanenti sull'apparato produttivo e dei servizi, sul sistema economico nazionale, sulla bilancia commerciale (energia, chimica, agro alimentare, tecnologia, reti, servizi finanziari), sulla capacita' di innovazione e l'acquisizione di quote di mercato; b) considerando centrale in tale piano la difesa e lo sviluppo dell'occupazione anche attraverso politiche di reindustrializzazione con particolare riguardo alle aree depresse del Mezzogiorno; c) destinando gli introiti delle privatizzazioni alle necessita' di ricapitalizzazione delle aziende sotto controllo pubblico nei settori considerati strategici e alla creazione di un "Fondo per il lavoro, la formazione e il risanamento ambientale". (2-01036)