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Portale storico della Camera dei deputati

Documenti ed Atti

XI Legislatura della repubblica italiana

INTERPELLANZA 2/01091 presentata da MAGRI LUCIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19931027

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri del bilancio e programmazione economica, delle finanze, e dell'industria, commercio e artigianato e incaricato per le funzioni connesse al riordinamento delle partecipazioni statali, per sapere - premesso che: il Presidente del Consiglio Ciampi ha dichiarato al Senato che entro il prossimo dicembre verranno venduti Credit e Nuovo Pignone, che entro il primo semestre 1994 verranno privatizzate IMI, Comit ed INA, che per STET, AGIP, ENEL le operazioni di dismissione saranno presuntivamente effettuate tra il secondo semestre 1994 ed il 1995; che queste Aziende occupano oltre 200.000 lavoratori; nella maggior parte dei casi vantano bilanci in attivo e rappresentano i settori considerati ovunque strategici: energia (AGIP, ENEL), credito e assicurazioni (Credit, Comit, Imi, Ina), telecomunicazioni (STET); la Direttiva Ciampi del 30 giugno 1993, i decreti-legge n. 350 e n. 389 del 1993, di accelerazione delle procedure di dismissione delle partecipazioni pubbliche, comportano l'integrale privatizzazione di dette Aziende, con la conseguente perdita di qualsiasi forma di controllo da parte pubblica, e offrono la possibilita' alle "grandi famiglie" italiane o al grande capitale estero, di ottenerne il controllo con una quota di capitale corrispondente a poco piu' del 5 per cento e dunque con un esborso insignificante; sono in corso processi di privatizzazione e di dismissione con rilevanti effetti sull'occupazione, la qualita' dei servizi, la perdita di settori strategici per l'economia nel trasporto ferroviario, marittimo, aereo, nel trasporto locale, nelle poste; il Governo tuttora non ha ritenuto di indicare le opzioni di fondo e le scelte di politica industriale cui dovrebbero conformarsi le dismissioni stesse, al fine di realizzare un rafforzamento della presenza delle imprese italiane, di dimensioni adeguate a reggere la concorrenza internazionale, nei settori strategici dell'economia; in mancanza di un piano di politica industriale, ogni dismissione, in considerazione anche dell'attuale eccesso di offerta sul mercato di imprese pubbliche e private, rischia di trasformarsi solo in una svendita in favore di gruppi finanziari e industriali nazionali e stranieri; rischi e carenze segnalate dalla stessa Corte dei conti nella redazione sul Rendiconto Generale dello Stato per l'esercizio 1992; l'attuale contesto internazionale e' caratterizzato da "una aggressiva politica economica per la conquista dei mercati volta anche a contrastare i tentativi di espansione all'estero delle aziende italiane", come ha affermato lo stesso Presidente del Consiglio agli inizi di agosto 1993; in tale contesto ogni ulteriore accelerazione delle dismissioni delle imprese pubbliche puo' determinare una ancora piu' rapida deindustrializzazione del nostro paese e comunque appare sempre piu' funzionale ad una scelta di privatizzare a qualsiasi prezzo e ad ogni costo, malgrado la Corte dei conti abbia espressamente raccomandato di evitare questa soluzione; nonostante la Camera abbia approvato una specifica risoluzione con la quale si impegnava il Governo a tenere costantemente informato il Parlamento dell'attivita' gestionale e delle procedure di dismissione, non risulta agli interpellanti che il Governo abbia ottemperato in modo sostanziale agli obblighi della necessaria informazione, tant'e' che risultano ancora privi di risposta, o comunque senza adeguata risposta, tutti gli atti di sindacato ispettivo finora presentati, concernenti le operazioni di dismissione, con particolare riferimento alla Sme, Nuovo Pignone, Credit, Comit, Imi, Ina; in particolare nessuna risposta e' stata data in ordine agli introiti effettivamente riscossi con le Aziende cedute, alle garanzie date in termini di occupazione e di sviluppo della produzione, in ordine allo stesso reimpiego dei proventi derivanti dalle cessioni, ne' in merito agli accorpamenti, scorpori e fusioni di Aziende fin qui realizzati; nessuna informazione inoltre e' stata data sulle consulenze sin qui richieste per le cessioni, malgrado siano stati spesi finora 11 miliardi, di cui al capitolo 4460 del Ministero del tesoro, stanziamento elevato a 20 miliardi per il 1993, ne' sui criteri di scelta ne' sui costi delle singole consulenze; appare trasparente l'intento del Governo di favorire l'acquisizione delle imprese pubbliche finanziando quelle private che intendono acquistarle, oltretutto a prezzi di favore, come si sta appunto verificando con il passaggio di migliaia di miliardi dall'INA alle assicurazioni private; forti e profondi dubbi sussistono per quanto concerne la definizione dei prezzi di offerta delle imprese, ampiamente inferiori rispetto alle stime di mercato, stante l'assoluta mancanza di valutazione in contraddittorio, nonche' delle procedure corrette di aggiudicazione, come e' appunto avvenuto nel caso dell'Italgel ed in misura ancora maggiore per CBD, e come sta ora avvenendo per il Credit, che verrebbe venduto per soli 2.000 miliardi; nessuna valutazione dei costi sociali conseguenti alle dismissioni e' stata fatta con particolare riferimento alle zone piu' svantaggiate e depresse del Paese, ma anche ad intere aree regionali a tradizione industriale (Liguria, Veneto, Toscana, Campania, Sardegna, Sicilia ecc.); le recenti vicende che hanno portato anche alla minaccia di dimissioni, successivamente rientrate, del Ministro dell'industria, nonche' le recentissime dichiarazioni dello stesso Ministro circa il pericolo di riciclaggio malavitoso nelle public companies rivelano una profonda diversita' di opinioni all'interno dell'esecutivo sui modi di cessione delle Aziende pubbliche; tali divergenze riflettono l'intento del Ministro dell'industria, di favorire l'acquisizione della Comit da parte della "grandi famiglie", attraverso l'intervento di Mediobanca (sostenuta dalla partecipazione di Credit e Comit alla sua ricapitalizzazione) e dei capitali ad essa collegati (Pesenti, Generali, Gemina, Fiat, ecc.); da parte di Prodi con l'intento di favorire l'ingresso nel capitale di controllo della Comit di grandi gruppi stranieri; le procedure finora seguite risultano in aperto contrasto con il parere approvato, nella seduta del 16 dicembre 1992, dalle Commissioni Riunite V-VI-X della Camera dei Deputati, circa il programma di riordino di IRI, ENI, IMI, ENEL, BNL ed INA, con particolare riguardo alla strumentazione atta ad assicurare la tutela degli interessi pubblici indipendentemente dall'assetto proprietario delle imprese, ai criteri di trasparenza economica e giuridica di dette operazioni, alle condizioni di difesa degli interessi nazionali nei settori strategici dell'economia; tale dispositivo risulta peraltro in contrasto anche con l'articolo 4 comma 2 del decreto-legge n. 389 del 26 settembre 1993 che prevede la possibilita' di dismissione della maggioranza azionaria pubblica del 51 per cento nelle aziende di credito, senza l'approvazione parlamentare gia' prevista dalla legge Amato; gli interpellanti ritengono che si debbano attivare, al fine di un maggiore controllo parlamentare sulla trasparenza dell'azione governativa, le procedure per la costituzione di una Commissione bicamerale sulle partecipazioni pubbliche -: se non intenda il Governo presentare, prima di ogni ulteriore atto di dismissione, un programma di politica industriale e di sviluppo a medio termine che indichi espressamente i settori ritenuti strategici e da potenziare per difendere l'industria italiana dalle mire aggressive di altri Paesi, che sono state espressamente denunciate dallo stesso Presidente del Consiglio; come intenda il Governo finalizzare il riordino delle Partecipazioni Statali al Piano di reindustrializzazione del Paese ai fini dello sviluppo dell'occupazione e della tutela dell'ambiente; se non reputi necessario sospendere ogni ulteriore atto di cessione delle Aziende ex-Sme-CBD, stante le perduranti incertezze in ordine alla qualita' degli acquirenti, alle pressoche' inesistenti garanzie da questi ultimi fornite, circa l'integrita' dell'Azienda, lo sviluppo della ricerca e della competitivita' nei mercati nazionali ed esteri; se non intenda sospendere ogni ulteriore iniziative relativa alle procedure di dismissione, in considerazione del fatto che gli atti prodotti dal Governo risultano in evidente e reiterato contrasto con il dispositivo parlamentare gia' precedentemente citato. (2-01091)

 
Cronologia
mercoledì 13 ottobre
  • Parlamento e istituzioni
    La Camera approva, con 525 voti a favore e 5 contrari, in seconda deliberazione la modifica dell'articolo 68 della Costituzione. Il provvedimento verrà approvato in seconda deliberazione e in via definitiva il 28 ottobre dal Senato (legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3).

lunedì 1° novembre
  • Politica estera ed eventi internazionali
    Entra in vigore il Trattato di Maastricht. Nasce l'Unione europea.