Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERPELLANZA 2/01113 presentata da MAGRI LUCIO (RIFONDAZIONE COMUNISTA) in data 19931104
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che: la manovra di bilancio per l'anno 1994 del Governo Ciampi conferma la linea perseguita dal suo predecessore: una politica economica recessiva sia pur diluita nel tempo malgrado la grave crisi economica. Le conseguenze sull'occupazione non si sono fatte attendere, il tasso di disoccupazione e' oramai prossimo a sfondare il 12 per cento ed in alcune aree del nostro Mezzogiorno esso naviga intorno al 30 per cento, le integrazioni al reddito dei lavoratori dipendenti licenziati o posti in cassaintegrazione hanno avuto un'impennata. La crisi riguarda le grandi come le piccole aziende, l'industria come il terziario, il Nord come il Sud; nell'attuale crisi si sommano piu' elementi critici. Non si tratta solo di una fase bassa del ciclo economico un po' in tutto l'Occidente, bassa congiuntura amplificata dalle debolezze strutturali della nostra economia e dalla politica recessiva dei governi Ciampi-Amato, ma anche delle crescenti difficolta' per gli stati nazionali a correggere il ciclo tramite una domanda pubblica tradizionale. Si estende una difficolta' occupazionale di tipo strutturale legata alla delocalizzazione delle produzioni verso aree a piu' basso costo del lavoro ed all'aumento della produttivita' dovuto alle nuove tecnologie microinformatiche; le innovazione tecnologiche informatiche non hanno determinato il classico andamento a fisarmonica sul terreno occupazionale: prima una perdita di posti di lavoro in aziende obsolete e poi, in una seconda fase un rilancio occupazionale in nuove attivita' tecnologicamente piu' avanzate; l'equazione piu' investimenti '0 piu' occupazione non e' da tempo piu' valida. Anzi l'innesco di una nuova fase dinamica del ciclo economico avverra' con ogni probabilita' senza il recupero dei quasi 900 mila posti di lavoro persi nell'ultimo biennio; e' altresi' in crisi il modello di consumi privatistico, dispersivo di energia e di preziose materie prime, un modello non esportabile e per pochi. La stessa apertura dei paesi dell'Est al libero mercato non ha prodotto nessun elemento propulsivo per le economie dell'Europa occidentale; piu' in generale il nostro modello di sviluppo impatta con i suoi limiti naturali, la finitezza delle risorse naturali, e le gigantesche disparita' territoriali, etniche, sociali che determina; in questo scenario il Governo italiano naviga a vista riscaldando vecchie pietanze, coniugando il taglio dei redditi popolari con la svalutazione della nostra moneta al fine di favorire le esportazioni di settori oramai tecnologicamente maturi, e con il rilancio delle grandi opere pubbliche che provocano un'ennesima ed ulteriore cementificazione del territorio, senza grandi benefici per l'occupazione; la manovra di bilancio per il 1994 prevede solo 500 miliardi a favore dell'occupazione; in seguito ai conflitti sorti in difesa dell'occupazione a Crotone, nel Sud, come nel Centro Nord, dell'occupazione del Duomo di Napoli da parte di centinaia di disoccupati sgomberati con inaudita violenza, le previsioni di tagli occupazionali pesanti negli stabilimenti del gruppo FIAT ed in particolare ad Arese, il Ministro del Lavoro ha elaborato un decreto-Legge sulla gestione del mercato del lavoro che prevede un maggior utilizzo della CIGS, della cosiddetta "mobilita' lunga", e lavori socialmente utili per i disoccupati di lunga durata ed i cassaintegrati con una spesa oggettiva prevista di 800 miliardi non solo insufficienti quanto del tutto fuori misura rispetto all'entita' del problema occupazionale; contemporaneamente il Ministro ha predisposto provvedimenti per la generalizzazione del lavoro interinale, ossia in affitto, con la conseguente ulteriore precarizzazione di ampie fasce di lavoratori; sono in corso processi di privatizzazione, di dismissione con rilevanti effetti sull'occupazione, la qualita' dei servizi, la perdita di settori strategici per l'economia nel trasporto ferroviario, marittimo, aereo, nel trasporto locale, nelle poste, nei settori del credito e delle assicurazioni, dell'energia, delle telecomunicazioni; il Governo tuttora non ha ritenuto di indicare le opzioni di fondo e le scelte di politica industriale cui dovrebbero conformarsi il riordino delle partecipazioni statali al fine di realizzare un rafforzamento della presenza italiana nei settori strategici dell'economia e per ottenere uno sviluppo dell'occupazione -: se il Governo non intenda: abbandonare la sua attuale politica economica recessiva espandendo il mercato interno tramite il sostegno ai redditi popolari (rinnovi contrattuali, adeguamento pensioni, restituzione fiscal-drag, ecc..); presentare prima di ogni ulteriore atto di dismissione, un programma di politica industriale e di sviluppo a medio termine che indichi i settori ritenuti strategici, e volto all'innovazione di prodotto, allo sviluppo della ricerca e della formazione, alla riconversione ecologica dell'economia che non deve coincidere con i processi di deindustrializzazione alimentati dalle politiche recessive, ma che richiede, viceversa, una qualificazione ambientale dell'industria stessa da attuarsi anche attraverso processi di reindustrializzazione; abbandonare la politica delle grandi opere pubbliche e della ulteriore cementificazione del territorio a favore della riqualificazione e riorganizzazione delle citta' e del risanamento ambientale del territorio finalizzando a tale scopi per lavori socialmente e ambientalmente utili un fondo con finanziamenti adeguati per dare lavoro ad almeno 500 mila persone nei prossimi tre anni, destinando ad esso le somme gia' stanziate per le grandi opere pubbliche, per i nuovi sistemi d'arma e nuove risorse da ottenere riequilibrando la pressione fiscale in particolare a carico delle rendite finanziarie e dei grandi patrimoni mobiliari; proporre una drastica riduzione dell'orario di lavoro a parita' di salario sollecitando analoghe misure da parte di altri governi della CEE e prevedendo un ruolo attivo nella riduzione dell'orario da parte delle Commissioni regionali per l'impiego tramite la modulazione della fiscalizzazione degli oneri sociali non piu' distribuiti "a pioggia", ma orientati per premiare le aziende che riducendo l'orario di lavoro ampliano il numero dei loro addetti e per consentire alle imprese di ammortizzare almeno parzialmente per un triennio i costi di una tale riduzione di orario. (2-01113)