Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
MOZIONE 1/00235 presentata da SERVELLO FRANCESCO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19931111
La Camera, considerata l'entrata in vigore dal 1^ novembre scorso del Trattato di Maastricht; osservato che l'appartenenza dell'Italia alla Comunita' europea ed, ancor piu', all'Unione Europea prefigurata dal Trattato puo' essere giustificata solo se le istituzioni comunitarie sono organizzate su base democratica e se conseguentemente le forme di partecipazione dello Stato italiano all'Unione europea rispettano il principio delle pari sovranita' nazionali; preso atto che, con il Trattato, la cessione di sovranita' operata in favore delle istituzioni comunitarie si accompagna ad una notevole riduzione dei poteri di indirizzo e di controllo del Parlamento italiano; reputato che, quanto al merito, il Trattato, pur costituendo un innegabile passo avanti lungo la strada dell'integrazione europea, risente di un'impostazione troppo riduttiva, essendo fondato sostanzialmente sulla virtu' taumaturgica dell'Unione monetaria; riconosciuto, in particolare, che il sistema monetario europeo prospettato dal Trattato si giova di una disciplina assai scarna in tema di parita' nazionali nelle decisioni di politica monetaria: lo stesso infatti, prevedendo il conferimento ad un unico centro decisionale di tutti i poteri connessi con tale politica, priva i singoli Stati di uno strumento essenziale di intervento economico a fini sociali, e principalmente occupazionali; valutato inoltre che, nell'attuale crisi economica che attraversa l'Europa intera, l'Italia non puo' demandare ad altri la soluzione dei suoi problemi di carattere socio-economico, e che oggi piu' che mai occorre che gli Stati godano, per un certo periodo di tempo, di un'ampia liberta' di manovra nell'adozione di tutti gli strumenti di politica economica per arginare il dilagante problema della disoccupazione; osservato che - gia' a livello nazionale - si e' riconosciuta la necessita' di affidare alle singole istituzioni locali (le regioni) numerosi poteri per rilanciare le attivita' produttive, e che appare un controsenso ritenere che l'Unione Europea possa offrire una soluzione economicamente valida per il raggiungimento dell'obiettivo prefissato; considerato che, se non si vogliono favorire ulteriori fenomeni di scollamento tra istituzioni comunitarie e cittadini europei, e' giunto il momento di compiere una vigorosa "virata" sul tema della cooperazione politica e del rafforzamento democratico delle istituzioni comunitarie; osservato che ad un anno circa dalla firma del Trattato in questione, un dato e' emerso evidente, ovvero la scarsa considerazione dei negoziatori dell'accordo internazionale in parola in materia di politica agricola: e' innegabile infatti che la conferma degli strumenti finora adottati, cui comunemente si attribuisce la responsabilita' di una non trascurabile percentuale dell'attuale disoccupazione, portera' ad un progressivo aggravarsi della crisi economica, accentuando il divario tra le regioni caratterizzate da un sistema produttivo tecnologicamente avanzato e le regioni prive di sistemi produttivi moderni, e da qui ad una competizione che produrra' una nuova e piu' temibile disoccupazione; rilevato che, stante l'accrescersi del problema della disoccupazione e di sempre piu' numerosi atti di violenza e di intolleranza razziale, appare piu' che mai necessario accompagnare, alle misure previste dal Trattato in materia di cooperazione nel campo degli affari interni e della giustizia, altre specifiche severe iniziative, nel quadro dell'accordo di Schengen, in tema di immigrazione legittima e per fronteggiare quella clandestina, impegna il Governo: 1) a porre immediatamente allo studio ed a presentare alle Camere un provvedimento costituzionale che, oltre a "coprire" le cessioni di sovranita' in favore dell'Unione Europea operate dal Trattato di Maastricht, razionalizzi il modo di partecipazione delle Camere nella definizione delle politiche comunitarie, colmando l'attuale deficit democratico; 2) a porre, nel negoziato con gli altri partners comunitari ed in vista della Conferenza intergovernativa del 1996, al centro delle posizioni italiane il problema dell'aumento del tasso di democraticita' e di efficacia delle istituzioni comunitarie e della trasparenza del processo di normazione e di definizione delle decisioni comunitarie, in modo da recuperare un sano rapporto non solo con le realta' economiche ma con tutti i cittadini dell'Unione europea; 3) a creare le condizioni per una piu' incisiva partecipazione del Parlamento nazionale alle scelte operate dal Governo all'interno delle istituzioni comunitarie; 4) a chiedere, fin dal prossmio Consiglio Europeo di Bruxelles, il rafforzamento dell'Unione politica, attraverso l'immediata apertura di un "tavolo" di negoziati diretti a rivedere le attuali strutture di governo dell'Unione europea che appaiono fin d'ora inadeguate a garantire procedure decisionali efficaci ed a sostenere l'accresciuta attivita' ed i nuovi compiti derivanti dalle prossime adesioni della Norvegia, Svezia, Finlandia ed Austria; 5) a chiedere, nelle trattative con i partners comunitari, un accentuato impegno verso i principi della coesione economica e sociale, di una crescita ecologicamente sostenibile e di un piu' elevato tasso di occupazione; 6) a chiedere un'attenzione piu' vigile ed un regime specifico per cio' che riguarda la cultura europea in generale ed il suo patrimonio artistico in particolare, in modo da impedire colonizzazioni selvagge pianificate e dirette alla massificazione dei cervelli, la mercificazione dell'arte e da preservare cosi' l'originalita' del pensiero europeo nonche' da valorizzare l'immaterialita' dei beni artistici, pur nelle sue articolate e ricche componenti; 7) a riferire alla Camera sugli indirizzi che intende seguire in vista del prossimo Consiglio Europeo straordinario di Bruxelles; 8) a sollecitare obiettivi piu' precisi in materia di liberalizzazione degli scambi commerciali internazionali, in particolare in ambito degli accordi GATT, e a fornire una piu' puntuale determinazione dei limiti tariffari e di qualunque altra barriera agli scambi internazionali, garantendo parita' di condizioni ed una piu' concreta tutela degli interessi delle singole realta' nazionali per i riflessi che le scelte di politica commerciale hanno sull'occupazione; 9) a stimolare l'attivita' delle istituzioni comunitarie perche' le stesse si dotino, nel piu' breve tempo possibile, di idonei strumenti normativi che favoriscano un piu' incisivo controllo dell'immigrazione fino a far regredire tale fenomeno entro i limiti consentiti dalle effettive capacita' di assorbimento dei paesi membri; 10) a chiedere una interpretazione politica e non meramente giuridica dei termini prescritti per la partecipazione dell'Italia alla terza fase dell'Unione economica e monetaria, stante la difficolta' di provvedere ad una riduzione della spesa pubblica, la quale, da parte sua, va orientata al sostegno dell'occupazione; 11) a predisporre un progetto per una nuova politica agricola europea che, tenendo conto della crisi del settore in Italia, preveda tempi piu' lunghi per l'adeguamento del sistema produttivo nazionale agli standards europei; 12) a farsi promotore di una riforma del Trattato per favorire l'introduzione di adeguati strumenti normativi che diano sufficienti garanzie di indipendenza, ma allo stesso tempo di parita' degli Stati membri onde prevenire forme di partecipazione in cui alcuni paesi assumono posizioni egemoniche, e pertanto, contrarie al principio delle pari sovranita' nazionali. (1-00235)