Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/21379 presentata da PARLATO ANTONIO (MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO - DESTRA NAZIONALE) in data 19940112
Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri del tesoro, dell'interno e di grazia e giustizia. - Per conoscere - premesso che: il Giornale ha in corso una inchiesta sul cosiddetto "piano Marshall" per l'Irpinia sulla quale, come e' noto, si sono riversate migliaia e migliaia di miliardi per la ricostruzione post-sismica; durante tale inchiesta l'inviato dell'anzidetto quotidiano, Paolo Liguori, nella puntata pubblicata nella significativa data del 23 novembre 1988, otto anni esatti dopo il sisma, ha riferito di essersi imbattuto in un istituto di credito, la Banca popolare dell'Irpinia, del quale e' presidente Ernesto Valentino; la singolarita' dell'istituto bancario, secondo il Liguori, sarebbe costituita dalle seguenti "particolarita'": a) "la Banca ha quintuplicato i propri depositi negli ultimi 4 anni, amministrando la quasi totalita' dei fondi per la ricostruzione. Oggi il patrimonio supera i 100 miliardi, i mezzi amministrati i 1.200 miliardi e 550 miliardi per gli impieghi. Nel 1987 ha distribuito un dividendo di 1.300 lire per ogni azione del valore nominale di 1.000 lire"; b) "la Banca popolare dell'Irpinia anche una "banca dei bambini". Nel tabulato che elenca gli azionisti, ce ne sono un mucchio, basta aprire e leggere. Ne compaiono anche alcuni di 7 ed 8 anni: figli, nipoti e parenti dei democristiani legati a Ciriaco De Mita. A cominciare da Floriana e Simona, sue figlie minori e piccole azioniste, che assieme ai fratelli maggiori e piu' noti Giuseppe ed Antonia, ed alla mamma Anna Maria Scarinzi, possiedono 7200 azioni ciascuno. Nell'elenco degli azionisti compaiono piu' di 10 membri della famiglia De Mita. Poi ci sono i piu' stretti collaboratori del Presidente del Consiglio: il senatore Nicola Mancino e consorte, l'ex ministro Salverino De Vito, l'onorevole Giuseppe Gargani e signora, il senatore Ortensio Zecchino, quasi tutti i consiglieri comunali di Avellino (dove la DC detiene la maggioranza assoluta e la corrente di "Base" lo stretto controllo del gruppo)"; c) "la Popolare dell'Irpinia puo' essere definita a ragione una "banca di famiglia". Forse non proprio di quella De Mita, ma certamente della grande famiglia della Democrazia cristiana irpina (come ama definirla il senatore Nicola Mancino) e, soprattutto, della corrente di "Base". Per averlo scritto sul settimanale L'Espresso, il giornalista Goffredo Locatelli e' stato querelato dal presidente della banca. Assieme al ragioniere commercialista Antonio Telaro, ex segretario provinciale della DC, amico di De Mita (del quale ancora compila la dichiarazione dei redditi), oggi grande accusatore di Valentino, dopo avergli tirato in passato la volata per conquistare quella poltrona. I due imputati, pero', sono stati assolti dal tribunale di Roma, il 25 ottobre scorso, nonostante il grande impegno dell'avvocato del querelante, l'illustre professore Enzo Gaito. Anche per lui, c'e' stato poco da fare contro l'evidenza: la Banca popolare dell'Irpinia e' davvero un istituto di credito a conduzione semifamiliare. Alimentato da un flusso di denaro pubblico, senza paragoni e precedenti, grazie al terremoto ed alla ricostruzione"; d) "Nella banca si vedono piu' impiegati dietro i 16 sportelli che clienti davanti. Valentino, infatti, ha assunto tutti quelli che poteva, dalle sue figlie, ai parenti degli amici. E tutti hanno comprato a loro volta azioni della banca. Ha assunto Alfonso Scarinzi, nipote prediletto della signora De Mita e Domenico Fusco, cognato del Presidente del Consiglio. Poi il figlio del presidente del Tribunale, Giovanni Iannuzzi, quello del procuratore di Sant'Angelo dei Lombardi, Angelo Raimo, quello del questore di Napoli (e prima ancora di Avellino) Antonio Barrell e del vicedirettore della Banca d'Italia, Angelo D'Auria. Con l'istituto di emissione, si e' addirittura messo in concorrenza. Quando da Roma gli mandano gli ispettori, Valentino li assume a stipendio aumentato. Ha fatto cosi' con Saverio Antignani, 51 anni, nominato nel febbraio 1983 consulente esterno della Banca Popolare, con un compenso di 40 milioni annui (dell'epoca), aggiornabile ogni triennio"; e) "Sara' forse per paura di perdere altri funzionari che la Banca d'Italia ha smesso di mandare ad Avellino il suo servizio ispettivo. Si e' privata cosi' della possibilita' di verificare le accuse avanzate nel collegio dei Sindaci dal ragionier Antonio Telaro. Per esempio, quella di praticare una politica di tassi un po' discutibile. A fianco a crediti agevolatissimi, si registrano tassi di interesse superiori al 20 per cento ed episodi come quello dell'imprenditore edile Michelangelo Pancione, che dichiara di sborsare interessi del 26 per cento sui soldi concessigli dalla banca, pur vantando crediti di circa tre miliardi nei confronti di amministrazioni pubbliche della provincia. In compenso la Banca d'Italia ha autorizzato l'acquisizione da parte dell'istituto irpino di altre banche minori"; f) "La concezione solidaristica di tipo familiare e' profondamente radicata nelle strutture della Banca Popolare ed in gran parte delle istituzioni pubbliche irpine. Gli affari e gli improvvisi arricchimenti del dopo terremoto dipendono molto da questo modello di gestione della cosa pubblica. Attraverso il controllo totale della Banca Popolare, la corrente di "Base" del segretario nazionale della Dc ha raggiunto un doppio obbiettivo: canalizzare l'afflusso del finanziamento pubblico postsismico e controllare l'erogazione del credito. Una struttura come la banca, inoltre, consente anche operazioni edilizie collegate indirettamente alla ricostruzione. E' il caso della vicenda del nuovo quartiere Q9, ridisegnato per intero, dopo significative modifiche al Piano regolatore, per valorizzare i terreni di proprieta' della Banca Popolare. E per permettere ad Ernesto Valentino di offrire ai suoi soci "vip" un mega centro residenziale dell'istituto nel bel mezzo di un nuovo asse direzionale" -: avuto anche riguardo ai contenuti dell'atto ispettivo presentato nella IX legislatura dall'interrogante e ripresentato in mancanza di risposta nella X legislatura il 10 novembre 1987 al n. 4-02493 (e per altro privo ancora di riscontro) relativamente al cospicuo deposito di oltre un miliardo effettuato dalla signora Anna Maria De Mita presso detta Banca della quale e' azionista, per la cui giacenza si intendeva e si intende conoscere tutti i particolari della vicenda, ivi compreso l'ammontare dei tassi praticati, se risponde a verita' il contenuto di ciascuno - ripetesi ciascuno - dei brani sopra trascritti ed in particolare in relazione a tale verifica; da quanto tempo la Banca d'Italia - tramite il suo ufficio di vigilanza - non svolga le sue periodiche ispezioni e quale sia stato l'esito di quelle effettuate; poiche' detta banca sia stata privilegiata e in quale misura, per quanto riflette le ingentissime risorse relative alla ricostruzione; se siano legittime le operazioni edilizie collegate alla ricostruzione e se con esse la banca abbia goduto privilegi di sorta in ordine alla valorizzazione di terreni di sua proprieta'; se la magistratura abbia mai avviato indagini e con quale esito od intenda almeno avviare ora sugli aspetti sicuramente inquietanti emersi a carico del detto istituto bancario, anche avuto riguardo ad omissioni, favoritismi e tolleranze, che possono essere derivate dalla "autorevolezza" degli azionisti e degli stessi "importanti" dipendenti dell'istituto. Quanto precede anche in relazione al terzo atto ispettivo di uguale contenuto, restato anch'esso privo di riscontro nella decima legislatura, n. 4-10220 del 2 dicembre 1988, a prova di quanto poi emerso, per ora solo in parte, successivamente e che pur potrebbe ora emergere finalmente del tutto. (4-21379)