Documenti ed Atti
XI Legislatura della repubblica italiana
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/21494 presentata da ROMANO DOMENICO (PARTITO SOCIALISTA ITALIANO) in data 19940112
Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che: come e' noto il consiglio comunale di Trebisacce con voto unanime in data 30 settembre 1993 ha surrogato 9 consiglieri comunali che si sono dimessi in data 28 settembre 1993; il CORECO di Cosenza, per motivi di comparaggio politico, ha annullato la delibera di surroga senza nulla eccepire sul piano della legittimita' e senza citare, come e' obbligatorio, l'eventuale norma violata, ma solo al fine di voler impedire che in consiglio entrino i nuovi consiglieri (del problema e' stata ovviamente investita la giustizia amministrativa e penale per l'evidente illegittimita' ed illiceita'). Il CORECO ha annullato la delibera di surroga ma non ha potuto annullare le dimissioni che, dal momento della presentazione, sono irretrattabili ed immediatamente efficaci ed esecutive (siamo in periodo antecedente all'entrata in vigore della legge 415/93 e Tempus regit aetum). La irretrattabilita' e l'immediata efficacia delle dimissioni, qualunque sia il motivo o la causa che le ha determinate e qualunque sia il prosieguo degli atti amministrativi successivi, sono un dato certo ed un punto fermo, che nessuna alchimia puo' modificare. Il Ministero dell'interno, infatti, ha sempre sostenuto che, con l'entrata in vigore della legge 142/90, le dimissioni dei consiglieri comunali sono, sin dal momento della presentazione, irretrattabili ed immediatamente efficaci ed esecutive, qualunque sia la causa o il motivo che le hanno determinate. Tale indirizzo dal 1990 e' stato sostenuto con costanza e con piu' circolari dirette ai prefetti ed ai comuni, cui e' stato anche partecipato l'apposito parere del Consiglio di Stato n. 1560/1991. Tale indirizzo e' stato altresi' autorevolmente ribadito dal Ministero dell'interno, dalla giurisdizione e dalla dottrina: 1) dalla decisione n. 10 adottata dall'adunanza plenaria del Consiglio di Stato nella seduta del 26 aprile 1993 e depositata il 5 agosto scorso, con la quale viene definitivamente risolta ogni disparita' interpretativa, nel senso che le dimissioni, per qualunque causa o motivo presentate, sono irrevocabili, irretrattabili e immediatamente efficaci ed esecutive senza alcuna presa d'atto, essendo stato tra l'altro abrogato l'articolo 158 del regio decreto 12 febbraio 1911, n. 297 e l'articolo 10 del regio decreto 3 marzo 1934, n. 383; 2) dalla circolare Ministero dell'interno n. 92078 del 2 settembre 1993 diretta ai prefetti e con la quale si chiede ai comuni la puntuale applicazione della sopra richiamata decisione n. 10 dell'adunanza plenaria del Consiglio di Stato; 3) dalla circolare prefettizia n. 4202/13.12 Div. Gab. del 16 settembre 1993 con la quale si dirama la circolare ministeriale n. 92078 e si chiede ai comuni il puntuale rispetto; 4) dalla risposta del ministro Mancino all'interrogazione parlamentare n. 4-06082 pubblicata sul resoconto degli atti parlamentari del 18 ottobre 1993 - pagina XXIII - con la quale, partendo dal caso di Scalea, viene riferito che ormai ogni problema interpretativo e' risolto dalla decisione n. 10/93 della adunanza plenaria del Consiglio di Stato nel senso "dell'efficacia immediata e incondizionata delle dimissioni dei consiglieri comunali"; 5) dal telegramma del 15 novembre 1993 del direttore generale dell'Ufficio per l'attuazione della riforma del Ministero dell'interno, diretto al prefetto di Cosenza in risposta alla nota n. 7563 del 7 novembre 1993 del comune di Trebisacce che non lascia dubbio alcuno; 6) dal telefax n.5563 del 1^ dicembre 1993 del prefetto di Cosenza che reitera orientamento medesimo ed invita il comune a comportarsi di conseguenza. In contrasto con tutto quanto sopra riportato, in violazione della legge, della giurisdizione, delle circolari ministeriali arriva un fulmine a ciel sereno: il messaggio datato 15 dicembre 1993 e firmato dalla direzione centrale amministrazione civile che, sia pure in forma contraddittoria e senza motivazione, fa conoscere di "ritenere" nel caso di specie "i consiglieri che habent rassegnato dimissioni poi annullate da CORECO at luce provvedimento organo controllo ... debbano essere considerati in carica. Tale messaggio, non avendo alcun fondamento giuridico ed essendo in contrasto con leggi, sentenze e circolari e specifici pareri gia' dati al comune di Trebisacce, e' frutto di una "chiamata" politica, a parere degli interroganti, distorcente, vessatoria e ricattatoria. E' un messaggio di favore fondato su dati non veri: a) il Ministro, nel momento in cui ha reso il parere del 15 novembre 1993, riportato al precedente punto n. 5, conosceva gia' il provvedimento del CORECO, inviatogli dal Prefetto con fax n. 5089 del 2 novembre 1993 e n. 5211 dell'8 novembre 1993, per cui non v'e' alcun fatto nuovo che possa giustificare il diverso messaggio del 15 dicembre. Il provvedimento del CORECO era stato gia' valutato prima di confermare l'indirizzo ministeriale con nota del 15 novembre; b) il messaggio contestato premette che le dimissioni sono state "annullate" dal CORECO. Non e' vero. Il CORECO ha annullato la surroga, ma non le dimissioni (come avrebbe potuto?) che sono agli atti del comune e, quindi, irrevocabili ed efficaci; c) nel caso di specie (se non fosse intervenuto il TAR che ha sospeso l'illegittimo e penalmente rilevante provvedimento tutorio) il Consiglio comunale avrebbe adottato una nuova delibera di surroga; d) il CORECO, senza averne la copia e, quindi, senza conoscerla, nella stessa seduta (e stesso relatore) ed a distanza di qualche minuto, prima ha deciso di non potere esaminare la delibera di presa d'atto delle dimissioni per difetto dei presupposti e poi l'ha presa in esame dichiarandone la illegittimita', pronuncia neppure prevista dalla relativa legge (legge regionale n. 12 del 1992); e) il CORECO sapeva comunque gia' che detta delibera di presa d'atto era stata dichiarata esecutiva dal segretario per decorrenza dei termini previsti dalla legge (era stata fatta comunicazione da parte del comune). Quella del CORECO e' una decisione per piu' versi illecita e non ha alcun valore (ha dichiarato illegittima una delibera mai avuta e mai conosciuta e per di piu' esecutiva); f) la delibera di presa d'atto non e' presupposto ne' formale ne' sostanziale della delibera di surroga che e' stata adottata non in conseguenza della prima, ma ai sensi della legge e delle disposizioni ministeriali che non richiedono la presa d'atto perche' tale istituto e' stato espressamento abrogato dalla legge n. 142 del 1990, per come piu' volte codesto Ministero ha ribadito; g) in verita' il contestato messaggio del 15 dicembre, consapevole di avere un contenuto assurdo, evidenzia l'illegittimita' del provvedimento del CORECO, che, anziche' limitarsi al controllo di legittimita' dell'atto deliberativo, valica i propri compiti arrivando illecitamente a sindacare ed indagare sulle dimissioni che sono atti di volonta' individuali non soggetti ad alcuna valutazione o controllo per disposto di legge, di giurisprudenza e di dottrina. Il messaggio del 15 dicembre e', pertanto, privo di fondamento ed e' stato stilato su misura per il richiedente. Si tratta di sapere perche' e' stato fatto, e da chi, nel giro di 24 ore. Sino al 13 dicembre il Ministero e' costante per 4 anni. Il 13 e' una data fatidica perche' il Ministero cambia strada, si mette sotto i piedi le proprie circolari, le leggi e la giurisprudenza. Ci si domanda chi possa essere l'uomo potente che fa la "chiamata" malandrina per cambiare le carte in tavola. Il 13 dicembre arriva al Ministero una lettera di tale Carlomagno, un cittadino che si dice, ma non e', consigliere comunale di Trebisacce: non motiva neppure, ma dice di voler fare il consigliere comunale di Trebisacce. Mette a soqquadro il Ministero che, con una tempestivita' sorprendente, mette per iscritto la desiderata risposta: in soli due giorni la lettera parte da Trebisacce, arriva al protocollo ministeriale, varca tutti i lunghi corridoi e le numerose stanze del Viminale e arriva sul tavolo giusto e sempre negli stessi due giorni parte la risposta che e' quella voluta, anche neppure richiesta nella lettera. Vuol dire che chi riceve sa gia' tutto e confeziona la risposta. Vero e' che trattasi di un grave episodio di malcostume: quasi seduta stante pur di fare un piacere ad un cliente, forse amico degli amici, si calpesta la legge. Ci si domanda chi siano gli uomini potenti che hanno fatto questo miracolo e se sia possibile che, dopo quanto successo negli ultimi tempi, c'e' ancora qualcuno che al Ministero dell'interno si fa scrivere, a tamburo battente, i pareri che vuole. A Trebisacce e nella zona ci sono personaggi che si vantano di avere facile udienza nella camera o nell'anticamera del Ministro dell'interno anche per cambiare le leggi della Repubblica -: se non ritiene per quanto accaduto, di trovare, attraverso indagini ispettive e amministrative ad hoc l'autore della "chiamata" e soprattutto ripristinare la legalita' democratica per esigenze di diritto, di serieta' e di moralita'. (4-21494)