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Documenti ed Atti

XII Legislatura della repubblica italiana

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/00155 presentata da PARLATO ANTONIO (ALLENZA NAZIONALE - MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO) in data 19940421

Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri del tesoro, dell'industria, commercio ed artigianato e per le funzioni connesse al riordinamento delle partecipazioni statali. - Per conoscere - premesso che con la interrogazione 4-21963 del 9 febbraio 1994, restata senza risposta si affermava: anche la imminente dismissione della quota azionaria della Banca Commerciale Italiana, in possesso dell'IRI, sta sollevando inquietanti interrogativi; una prima rilevante questione riguarda i criteri di valutazione e quanti sono investiti del mandato di formularla: la stessa COMIT, la LEHMAN BROTHERS e la JP MORGAN; non risulta in base a quali titoli di preferenza siano state scelte le suddette due banche di affari multinazionali, gia' privilegiate per la preferenza loro inspiegabilmente riconosciuta dal Governo, in danno di altri istituti italiani, sia per le dismissioni che per la collocazione estera di prestiti dello Stato, mentre la LEHMAN BROTHERS e' nota anche per aver rilasciato subito dopo le recenti elezioni amministrative, una sconcertante dichiarazione secondo la quale i mercati finanziari avevano espresso "fiducia" nel futuro economico-finanziario dell'Italia proprio a fronte dei risultati conseguiti in quella tornata elettorale dal PDS!...; comunque e' davvero inquietante la ipotesi che, con altre migliaia di miliardi di perdite per lo Stato dopo la svendita del CREDIT, anche per la COMIT avra' luogo una sottovalutazione del titolo, ben oltre quanto lecito e opportuno; le dismissioni delle azioni IRI avrebbero luogo con le seguenti modalita': l'OPV, la offerta pubblica di vendita, si rivolgera' per il 40 per cento (200 milioni di azioni) ai risparmiatori italiani, ciascuno dei quali non potra' sottoscrivere piu' dell'1 per cento del capitale (pari a 10,5 milioni di azioni) ed agli investitori istituzionali italiani ed esteri che non potranno comprare piu' del 2 per cento di azioni (21 milioni di azioni). Per entrambe le categorie vale il limite del possesso di non piu' del 3 per cento delle azioni, mentre altre quote verrebbero riservate ai dipendenti; quanto a questi ultimi e' bene chiarire pero' che ad essi non sara' riconosciuto alcun particolare diritto a collaborare alla gestione della azienda, con la partecipazione - ad esempio - nel consiglio di amministrazione, sicche' si tratterebbe di un "azionariato popolare" del tutto irrilevante al fine di una effettiva partecipazione dei dipendenti alla gestione della azienda; appaiono infine ormai rilevanti i dubbi espressi da osservatori specializzati sulle dismissioni in parola, quanto al "nocciolo duro" ed alle possibilita' effettive di MEDIOBANCA di impadronirsi della COMIT privatizzata secondo antichi disegni di Enrico Cuccia e per finalita' che sono del tutto estranee agli interessi nazionali e meridionali anche perche' il Governo non ha ritenuto di smentire il fondamento delle vivissime preoccupazioni espresse; infatti ha scritto Marco Panara su Repubblica del 25 gennaio scorso: "Persa la battaglia teorica i sostentori del nocciolo duro, Mediobanca in testa, sono passati all'elaborazione della strategia che potrebbe consentire loro di ottenere nei fatti e, ovviamente, nel pieno rispetto delle regole poste dal governo e dall'Iri, quello che loro interessa, ovvero una quota del capitale della Comit sufficiente a fare di coloro che la possiedono gli azionisti di riferimento dell'istituto. Nella griglia delle regole un passaggio possibile in effetti c'e'. Ed e' nella parte che riguarda gli investimenti istituzionali. A loro e' riservata una quota rilevante (poco meno del 60 per cento) delle azioni in vendita, che sara' a sua volta divisa in tre parti, una riservata al mercato italiano, una a quello statunitense e la terza al resto del mondo. Nelle due settimane che precederanno l'annuncio del prezzo e l'offerta pubblica di vendita i due global coordinator dell'operazione, che sono la stessa Banca Commerciale Italiana e la Lehman Brothers, raccoglieranno gli ordini degli investimenti istituzionali. Una volta che questi ordini, con l'annuncio del prezzo, diventeranno definitivi, e nel caso che l'ammontare complessivo superi quello delle azioni offerte, i due coordinator valuteranno gli ordini degli investitori istituzionali, stenderanno una lista con i loro suggerimenti e la sottoporranno all'Iri che prendera' le decisoni finali in piena discrezionalita'. Nell'esercitare la loro discrezionalita' tuttavia Comit, Lehman e Iri dovranno attenersi ad alcuni parametri, il principale dei quali e' quella che in gergo viene chiamata la "qualita' dell'ordine". Cio' che contera' alla fine saranno la solidita' dell'investitore e la relativa tranquillita' che non andra' a vendersi le azioni il giorno dopo averle acquistate o al primo rialzo dei prezzi. Posto che questi requisiti sono vaghi e che sono considerati investitori istituzionali i fondi comuni, i fondi pensione, le compagnie di assicurazione, le banche e le societa' finanziarie con oltre 30 miliardi di capitale, ci sono certamente tra i tradizionali alleati italiani ed esteri di Mediobanca numerosi soggetti che li hanno. Dalla Gemina alla Pirelli & C, dalle Generali alla Lazard, dalla Gim alla Deutsche Bank, tutte sono candidate potenziali a partecipare all'operazione. Si mormora che Enrico Cuccia, nel suo studio di via Filodrammatici, abbia gia' preparato la sua lista, e si dice anche che abbia gia' ottenuto informalmente la disponibilita' di tutti coloro che sono iscritti nell'elenco. Si dice inoltre che benche' ciascuno abbia dato la sua informale disponibilita' nessuno, salvo Cuccia ed i suoi piu' stretti collaboratori, conosce l'intero elenco. Il motivo di tanta riservatezza e' che il problema e' stato risolto tecnicamente, nel senso che e' stato individuato il meccanismo da usare, ma non e' stato risolto per cosi' dire "politicamente", nel senso che la cosa puo' funzionare solo se c'e' un accordo di massima del venditore e con il vertice della Comit. Cuccia in sostanza non vuole esporre i suoi alleati al rischio di essere depennati dalla lista degli investitori istituzionali i cui ordini saranno accettati. E' a questo punto che la questione si fa delicatissima perche' al vertice della Comit tra le posizioni di ciascuno dei due amministratori delegati e quella del presidente ci sono se non fratture quantomeno consistenti differenze di sfumatura. Come e' emerso nelle interviste che l'amministratore delegato Luigi Fausti ha rilasciato la settimana scorso al Sole 24 Ore e contemporaneamente il suo collega Pietro Grandjaquet alla Repubblica, il primo non ha alcun pregiudizio nei confronti dell'ipotesi che si formi un nocciolo duro intorno a Mediobanca mentre il secondo e' decisamente piu' favorevole ad un azionariato diffuso senza gruppi di riferimento. La posizione del presidente Sergio Siglienti sembrerebbe intermedia, piu' favorevole concettualmente all'azionariato diffuso ma certamente contrario all'ipotesi di un contrasto con Mediobanca e con i suoi alleati, che sono peraltro i principali clienti dell'istituto. In questi giorni la diplomazia intreccia i suoi fili tra via Filodrammatici, piazza della Scala e via Veneto a Roma, dove ha sede l'Iri, nel tentativo di raggiungere un accordo nel quale Iri e Comit, negli auspici di Mediobanca, dovrebbe assicurare nient'altro che una non preclusione. Se e appena questo accordo sara' raggiunto Cuccia potra' mettere finalmente dei numeri accanto alla sua lista di nomi, numeri che indicheranno quante azioni ciascuno dovra' offrirsi di acquistare, quale somma dovra' mettere a disposizione e probabilmente come Mediobanca si dichiarera' disponibile a finanziare l'investimento. Se poi a fine febbraio il tutto dovesse andare in porto allora Cuccia potra' dedicarsi alla sua specialita': la stesura di un bel patto di sindacato che blocchi il 15 per cento del capitale della Comit, poiche' tanto - e' stato calcolato - bastera' a controllare l'istituto."; gli ha fatto eco su Repubblica-Affari Finanza del 28 gennaio scorso, Salvatore Bragantini il quale ha affermato: "A quanto pare Mediobanca sta tessendo, con pazienza, la tela del "nocciolo duro", tesa com'e', da anni, alla creazione di una grande concentrazione bancaria-finanziaria-assicurativa-industriale. Non c'e' niente di male in questo disegno, a parte il fatto che si tratta di una visione da "jurassic finance", ormai superata. Qui pero' bisogna vedere cosa e' meglio che diventi la Comit: il centro di questa "galassia del Nord", e cioe' una costellazione adatta al cielo di jurassic finance, ovvero una grande banca universale, in grado di sostenere, soprattutto, lo sviluppo delle aziende italiane all'estero, una vocazione che pare connaturata alle tradizioni e alla realta' attuale della banca? Poi c'e' anche la, non tanto secondaria, questione del prezzo, che s'intreccia strettamente con quella della vocazione di questa banca. E' comprensibile che "un nocciolo duro" di imprenditori e finanzieri voglia papparsi la Comit. Sarebbe pero' giusto, e rispondente alle necessita' di cassa dell'Iri, che i "nocciolisti" pagassero un prezzo equo per le azioni della Banca Commerciale. Se il mercato finanziario italiano fosse una cosa seria, e non un bicchierino in cui e' facile far nascere o morire le tempeste, coloro che sono interessati alla Comit avrebbero gia' lanciato un'offerta pubblica di acquisto (Opa) sulla Comit. In tal modo, gli azionisti terzi della Comit, sarebbero stati premiati, e l'Iri avrebbe potuto conferire parte delle proprie azioni ad un prezzo assai superiore a quello che realizzera', invece, cedendo sul mercato le stesse azioni "stile Credito Italiano" e cioe' con lo sconto. Ma tale procedura non era conveniente per i "nocciolisti" i quali si sarebbero trovati, facendo un'offerta pubblica di acquisto, a pagare un prezzo piu' alto di quello che pagheranno aderendo, bonta' loro, ad un'offerta pubblica di vendita allo stesso prezzo della "casalinga di Voghera". La verita' e' che c'e' in Italia una sola istituzione finanziaria in grado di coordinare e lanciare una simile operazione. Si tratta, naturalmente, di Mediobanca, che e' giustamente convinta che, in un mercato inesistente come il nostro, per i "nocciolisti" sia piu' conveniente starsene nel loro buco ad aspettare che qualcuno li preghi di acquistare le azioni Comit. Tanto, si e' sicuri che non ci sara' un'offerta concorrente di un altro "nocciolo italiano", e la Comit non puo' certo finire in mani straniere. Cosi' andra', ormai: "Vuolsi cosi' cola' dove si puote cio' che si vuole, e piu' non dimandare", diceva il divino poeta. Eppure qualche domanda ce la si puo' fare, anzi si deve, tornando alla questione centrale: la Comit dev'essere il nebuloso centro della galassia del Nord, oppure l'unica grande banca universale italiana, con respiro internazionale? Insomma, non c'erano proprio alternative a una fine cosi' banale? L'ingegneria finanziaria e la grande esperienza della Comit non potevano consentire soluzioni piu' brillanti per le aziende clienti e, insieme, maggiori incassi per l'azionista pubblico?... Ma ora apprendiamo da un'intervista dell'amministratore delegato della Comit, Luigi Fausti, che Mediobanca potrebbe "diventare uno degli azionisti di riferimento, anche se... non potrebbe sottoscrivere direttamente piu' del 2 per cento del nostro capitale"; un altro passo di quest'intervista, poi, apre spiragli sui possibili sviluppi futuri, laddove si parla degli "sforzi per diventare banca universale". Proviamo ad incamminarci sulle tracce di Fausti, e ad immaginare una Mediobanca "azionista di riferimento" di una Comit che vuol diventare davvero banca universale. Cosa potrebbe avvenire? Elementare, Watson, proprio il progetto di cui abbiamo parlato prima, solo che a realizzarlo sarebbero i nostri "nocciolisti", una volta conquistato, possibilmente a prezzo vile, il controllo della Banca Commerciale Italiana. Anziche' fondere Mediobanca in Comit, si fonderebbe, ovviamente, la Comit in Mediobanca, perche' sia chiaro dove sta il bastone del comando. Si sente parlare tanto, di questi tempi, e in certi ambienti, di liberaldemocrazia. Lor signori saran pure democratici, ma certo non sono liberali: basta vedere come concepiscono lo Stato e il mercato. A loro lo Stato piace alla mozzarella, cosi' soffice che non serve neanche il coltello; quanto al mercato, lasciamo perdere, da noi i contrasti, anche fortissimi, vengono sempre discussi e composti "en petit comite'". Il mercato deve solo restare fuori al freddo, aspettando che qualcuno, dal salotto buono, gli dica, con un cenno imperioso, che deve cominciare a lavorare, e in gran fretta."; infine Massimo Riva su L'Espresso del 4 febbraio ha asserito: "Nessun privato potra' sottoscrivere piu' dell'uno per cento del capitale della banca, mentre gli investitori istituzionali potranno ottenere non piu' del due per cento. Ma non basta: a questi ultimi sara' riservata una quota globalmente non superiore al 60 per cento delle azioni messe in vendita dall'Iri, che sara' ulteriormente frazionata in tre parti: una a favore del mercato interno, un'altra per quello statunitense, la terza per il resto del mondo. Ad avviso degli ideatori di questa griglia di marchingegni, l'avvenire della Comit come "public company" non potrebbe essere piu' blindato di cosi'. Il che sara' anche vero, ma non toglie che questa blindatura non potra' resistere a lungo agli assalti del grande vecchio di Mediobanca. L'Iri potra' frazionare la vendita dei titoli Comit quanto gli pare, potra' nell'assegnazione delle quote cercare di individuare i cavalli di Troia che Cuccia sta predisponendo sui vari scacchieri del mercato, ma alla fine Prodi perdera' il controllo delle azioni e queste - come e' logico che accada se di privatizzazione si tratta - saranno sul mercato a disposizione del migliore offerente. A quel punto, per un uomo della caratura di Enrico Cuccia sara' un autentico gioco da ragazzi mettere insieme un'allegra brigata di otto-dieci amici coi quali, nel rigoroso ossequio del tetto del due per cento, realizzare il nocciolo duro di controllo della Comit. E a quanto si sa, infatti, il padre-padrone di Mediobanca sta gia' predisponendo le pedine per questa mossa vincente. Alla fine, dunque, tutta questa rissosa crociata a favore dell'azionariato diffuso avra' partorito un curioso risultato: quello di offrire l'opportunita' di qualche redditizia "mosconata" borsistica a chi, dopo aver comprato col vil denaro dall'Iri, potra' poi rivendere a piu' alto prezzo a Cuccia e ai suoi amici. Da tutto questo l'Iri non trarra' vantaggio alcuno, ne' in via pratica ne' sul piano dei princi'pi. Da un lato, perche' sara' forzato a offrire le azioni Comit a basso prezzo, com'e' ovvio che avvenga nella logica di chi vuol favorire l'azionariato popolare. Dall'altro lato, perche' comunque non riuscira' ad impedire che l'odiato Cuccia porti a compimento il sogno di potere della sua vita. Poiche' le casse dell'Iri piangono, a questo punto, sorge spontaneo un interrogativo: non sarebbe stato meglio far incassare all'Iri il sovrapprezzo che Cuccia e i suoi amici pagheranno a chissa chi?" -: come il Governo, e con tutta la urgenza del caso, intenda rispondere agli inquientanti interrogativi che precedono ed impedire che vada in porto, in danno degli interessi nazionali e meridionali e del pubblico erario e dello stesso indebitatissimo IRI, nel modo censurabile che se e' detto, una dismissione come quella programmata per la COMIT, senza alcuna reale barriera che faccia salvi gli autentici interessi nazionali; se risulti che la Corte dei conti, reinvestita del diritto-dovere di controllo sulle societa' a partecipazione pubblica, abbia aperto una istruttoria od intenso fermare la disinvolta operazione prima che si concretasse un sicuro danno per l'erario. Quanto precede anche in relazione all'atto ispettivo di uguale contenuto sopracitato. (4-00155)

 
Cronologia
sabato 16 aprile
  • Politica, cultura e società
    Al termine del processo sulle attività della loggia massonica P2, la Corte d'assise di Roma assolve tutti gli imputati dall'accusa di cospirazione politica. Licio Gelli è condannato a 17 anni per i reati di calunnia, millantato credito e procacciamento di notizie riservate.

giovedì 28 aprile
  • Parlamento e istituzioni
    Il Presidente della Repubblica conferisce a Silvio Berlusconi (FI) l'incarico di formare il nuovo Governo.